Erezed

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Ho dovuto sforzarmi non poco per andare oltre alle (terribili) foto session dell’informativa arrivatami da (R)esisto Promozione. Foto fastidiosamente vintage, in cui lo sguardo e la postura dei protagonisti ha tentato di deprivare un disco piacevole e curato. Curato anche per merito di una buona cover art ed un digipack ad apertura, che perde stile solo per la scelta della sua lucida veste. Ma, se dovessimo parlare solo di musica, beh, allora, posso dirvi che non ho dovuto sostenere nessun sforzo per apprezzare il sentiero iniziale di Ventre, concept album in cui il protagonista narrato vive dall’attimo della nascita giungendo al proprio confine terminale mediante emozionali riti di passaggio. Una climatica crescita emotiva in cui paure, indecisioni e forze inattese definiscono un’intercalazione tra unione e separazione, mostrando i lati di una medesima medaglia.

A dare alito creativo all’interessante disco sono gli Erezed, rock band che, dall’ombra della torre pendente, giunge ad un prodotto in linea con il mercato contemporaneo. Un album fondamentalmente rock in cui l’alternative non sembra affatto una forzatura prettamente concettuale.

Per definire il mondo degli Erezed, probabilmente sarebbe bastato recensire la traccia introduttiva (Ventre). La motivazione risiede semplicemente nel fatto che la composizione iniziale sembra voler racchiudere in sé l’essenza reale del trio, band in cui l’arroganza rock, le idee ben definite e i refoli passati convivono in una composizione divergente. Infatti, proprio la titletrack palesa le diversificate rappresentazioni di una band a tratti spinta dall’audacia di contaminare la cupezza new wave con istinti elettronici, striature in levare e reminiscenze Timoria (Cerco te).

Il disco, iniettato del “coraggio” di addizionare il rock tipicamente anni 80 con l’alternative anni 90, si erge sulle note di Saltare giù per poi veleggiare verso le aurore lievi di Mezze verità, ballad in cui le profondità della bass line offrono un pattern ideale per la timbrica talentuosa di Gianluca Giusto.

Se poi, con la “perseveranza” di Un’altra volta emergono sentori Tarm, con il nereggiante ossimoro Un bel sole la band gioca con figure retoriche e note scarne, pronte a definire il bridge ideale per l’implosione espressiva, qui portata ai confini inattesi di rimandi post (ahimè)solo intuibili, immersi in un pop-rock convincente e oggettivamente emozionale. La fine è pertanto vicina e il sole scompare per lasciare spazio a Fede endemica, il cui riff si mostra come uno tra gli spazi sonori più interessanti al servizio di un disco che potrebbe avere davanti a sé un fiorente orizzonte.

Tracklist
01-Ventre
02-Cerco te
03-Saltare giu
04-Mezze Verità
05-Un altra volta
06-Ti ucciderei
07-Come cade un cuore
08-Un bel Sole
09-Pioggia ciclica
10-Fede endemica
11-Numeri
12-Confine