Franz Joseph Haydn “Le ultime sette parole di Cristo sulla croce”, recensione

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Nel 1786 un sacerdote di Cadice commissionò a Haydn alcuni brani musicali strumentali da utilizzare per la funzione del venerdì santo. Secondo la descrizione dello stesso autore, egli compose “Musica instrumentale sopra le sette ultime parole del nostro Redentore in croce ovvero Sette Sonate con una introduzione ed alla fine un Terremoto”. Il celebrante avrebbe letto i brani dei Vangeli che raccontano proprio le ultime parole di Cristo sulla croce; ogni lettura doveva essere seguita da una sonata.
La raccolta è costituita quindi da sette adagi, tutti in forma sonata, della durata di poco meno di 10 minuti l’uno, preceduti da un’introduzione (anch’essa in forma sonata) e seguiti dal “terremoto” finale.
L’organico orchestrale prevede archi, 2 flauti, 2 oboi, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, timpani.

Savall e l’orchestra Les Concert Des Nations ci hanno abituato ad esecuzioni molto espressive e questa non è da meno. Ogni brano è caratterizzato da un profondo senso di spiritualità e da un ampio respiro drammatico. Il direttore spagnolo tende a tenere tempi piuttosto spediti che aumentano l’espressività della musica, senza però generare quel senso di urgenza che in una composizione di questo tipo sarebbe fuori luogo.
Spiritualità e drammaticità vengono poste in primo piano assieme al mirabile equilibrio formale che caratterizza tutte le composizioni del grande Haydn, generando un senso di trascendenza all’ascolto.
Il suono dell’orchestra è piuttosto scuro, in linea con il carattere della composizione, ma molto diverso dal tipico “suono haydniano” dal colore più chiaro e trasparente.

Ritengo particolarmente apprezzabile il fatto che ognuna delle sette sonate sia preceduta dalla lettura (in latino) dei brani del Vangelo a cui fa riferimento. Questo rende l’ascolto ancora più suggestivo, facendoci immergere nella situazione per cui questa musica è stata composta.
Grazie a queste letture ci rendiamo conto di quanto Haydn abbia considerato il rapporto fra musica e parole: nonostante questa raccolta di brani sia stata pensata in modo esclusivamente strumentale, i temi di apertura delle sette sonate richiamano proprio le parole lette. Per esempio le due note del tema del Si-tio o le cinque del Con-sum-ma-tum-Est.
Qualche anno dopo la prima rappresentazione Haydn trasse un oratorio da questa composizione, includendovi delle parti vocali.

Tecnicamente la qualità dell’incisione è ai massimi livelli. Sono disponibili sia la “semplice” versione CD (oggetto di questa recensione) che quella SACD ibrido. Come gli altri dischi della Alia Vox che ho avuto occasione di ascoltare, anche questo è registrato allo stato dell’arte: dettaglio, dinamica ed equilibrio timbrico sono resi in modo estremamente convincente.
Da notare che la registrazione è stata effettuata nella cattedrale di Cadice, proprio il luogo dove questa musica è stata suonata per la prima volta. Il riverbero molto accentuato tipico delle grandi cattedrali rende molto più suggestivo l’ascolto di questa musica meravigliosa.

Per chi fosse interessato, chiudo la recensione citando la descrizione che fece lo stesso Haydn delle circostanze che lo portarono a scrivere questa partitura.
“Circa quindici anni fa mi fu chiesto da un canonico di Cadice di comporre della musica per Le ultime sette Parole del Nostro Salvatore sulla croce. Nella cattedrale di Cadice era tradizione produrre ogni anno un oratorio per la Quaresima, in cui la musica doveva tener conto delle seguenti circostanze. I muri, le finestre, i pilastri della chiesa erano ricoperti di drappi neri e solo una grande lampada che pendeva dal centro del soffitto rompeva quella solenne oscurità. A mezzogiorno tutte le porte venivano chiuse e la musica prendeva inizio. Dopo una breve funzione il vescovo saliva sull’ambone e pronunciava la prima delle sette parole, commentandola. Al termine del sermone scendeva dal pulpito e si prosternava davanti all’altare. Questo intervallo di tempo era riempito dalla musica. Allo stesso modo il vescovo pronunciava poi la seconda parola, poi la terza e così via, e la musica seguiva al termine ogni discorso. La musica da me composta si innesta conformemente a questa pratica […]
Queste sonate sono adattate alle parole pronunciate dal Salvatore sulla Croce. Ogni sonata, o ogni testo, è espresso dai soli mezzi della musica strumentale in maniera tale che solleciterà necessariamente l’impressione più profonda nell’animo dell’ascoltatore più distratto”.