Gravehill

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Bracciali borchiati a 12 file, sangue sui visi e sguardi metal, eccoci nuovamente alle prese con i Gravehill, death/black/thrash band californiana, attiva ormai da quasi tre lustri e dedita a chiare sonorità anni’80, prime forse di originalità, ma talmente godibili e apprezzabili da riportare l’attento ascoltatore in quel mondo dorato che fu.

Il quintetto, proprio in questi giorni, arriva a licenziare il terzo full lenght sotto le ali della Dark Descents Records, mostrando un interessante stato di grazia, parzialmente già esibito con When all roads lead to hell.

Dietro alla decadentista cover art di Christopher Moyen (magnifica nel suo approccio grafico), si nascondono trentacinque minuti di polverizzante violenza death, impreziosita dalla compartecipazione di Chris Reifert, Eric Cutler e Kam Lee, anime marce di un mondo in growling, che viene dato a battesimo dall’introduttiva Gates of Hell. L’opener dal growl intelligibile, ma non esasperato, arriva, sin da subito, a seguire in maniera lineare l’andamento della sezione ritmica, in cui l’ottimo blasting definisce una struttura alquanto classicheggiante, portando alle menti episodi Cannibal.

Gli interessanti giochi balance, arrivano poi ad impreziosire l’andamento di una traccia che evolve verso lo spazio più claustrofobico di Death Course, opprimente sviluppo sonoro vicino alla golden age del death metal.

L’angoscia espressiva, raccontata dalla band, arriva ad alternare perfettibili passaggi (Open their throats) a funzionali clichè sui generis (Fear the reaper), per poi giungere ad effluvi creativi intensi ed espressivi (At Hell’s Command), in grado di preparare l’ascoltatore ad un crescente pathos musicale che, dalla visionaria Black Blood Rising, giunge allo splendore death di Crucified.

La traccia viene modulata seguendo un atteso climax sonoro alquanto inquieto e disorientante, in cui i piatti si applicano ad una matrice chitarristica oscura e nebbiosa, che, in maniera graduale e pensata, arriva a definire una sorta di ambientazione, in cui il tracciato strumentale porge il suo fine a The Ascending fire, sette minuti di poliedrica espressione, diluita da strutture claustrofobiche, atte ad un’inevitabile l’implosione finale.

Tracklist

1.Gates of Hell 01:15
2.Death Curse 03:23
3.At Hell’s Command 04:28
4.Open Their Throats 04:38
5.Fear the Reaper 04:21
6.Unending Lust for Evil 04:29
7.Black Blood Rising 04:15
8.Crucified 03:45
9.The Ascending Fire 05:09