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Artista/Gruppo: | Francesco Guccini |
| Titolo: | Ritratti | |
| Etichetta: | EMI | |
| Web site: | www.gndesign.it/guccini/ | |
| Codice: | --------- | |
| Recensore: | Loris Gualdi | |
| Pubb. il: | 26/07/2004 | |
| Copyright: | Loris Gualdi per www.music-on-tnt.com |
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Sono ormai passati quattro anni, dall’ultima apparizione discografica di Francesco Guccini, e probabilmente questo tempo di assennatezza e riflessione ha giovato al cantautore modenese. Senza dubbio quest’ultima opera, ci riporta ad un Guccini antico, capace di proporre poesia in musica e sonorità meno aride e passive del suo recente passato. Appare certamente difficile rinnovarsi nel tempo, come molti critici e giornalisti chiedono agli artisti, ma forse questo non è il caso di Francesco, il quale dopo 37 anni di onorata carriera, rimane ancorato e fedele alla linea del successo. Come non di rado è accaduto negli ultimi tempi, il disco racconta di epiche vicende senza tempo; se prima ignari protagonisti delle liriche erano stati Cirano e Don Chisciotte, questa volta, dalla accorta stilo del cantautore, rivivono Ulisse e Cristoforo Colombo. Legati al mare e alla tematica del viaggio, vengono raccontati in "Od?sseus “ prima e “Cristoforo Colombo” poi, attraverso suoni mediterranei che accompagnano il tortuoso viaggio dei due grandi navigatori. La prima canzone, ci racconta di un Ulisse “dall’anima contadina”, che in ben 73 versi ripercorre ancora una volta le sua storia. Il brano di apertura è di certo una composizione lirica di ottima fattura ma l’impressione è quella che, nonostante un arrangiamento compiuto, manchi di sussulti armonici che la musicalità di Guccini ci ha abituato in passato. Di miglior fattura melodica risulta essere “Cristoforo Colombo”,
il quale intraprende la sua spedizione, tra le note andaluse, che conducono
al destino un uomo capace di sfidare l’assurdo e l’ignoto.
Accanto a questi brani storici, si colloca il delizioso divertissement
di “La ziatta”, melodia malinconica che musica un brano scritto
dal catalano Manuel Serran, rivisitato in dialetto modenese. Il brano
di miglior impatto però risulta essere la bellissima “Piazza
Alimonda” che forse solo un genovese può vivere realmente
nel suo profondo. Un brano capace di far rivivere dolori ed emozioni di
una città chiusa tra mare e monti, ferita da un illogico folle
destino. Pochi e semplici accordi, mescolati a deja-vu locomotiviani,
si snodano su di una incantevole narrazione di una Superba imprigionata
dietro alle grate volute dalla politica di oggi. |