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Artista/Gruppo: | Redshift |
| Titolo: | Halo | |
| Etichetta: | --------- | |
| Web site: | http://www.users.dircon.co.uk | |
| Codice: | ---------------- | |
| Recensore: | Nemo | |
| Pubb. il: | 06/06/2004 | |
| Copyright: | Nemo per www.music-on-tnt.com |
| Siete in: Home > Recensioni > Jazz / Fusion / New Age / Elettronica |
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-The Darker Side of the Moog- "Halo", quinto e lungamente atteso nuovo lavoro dei Redshift,
un gruppo di riferimento assoluto nel campo della musica elettronica mondiale.
Mark e Julian Shreeve, Rob Jenkins e James Goddard sono dei musicisti
di eccellenza assoluta e di una non comune intelligenza musicale, la quale
si estrinseca nella loro capacità di abbattere le barriere stilistiche
e temporali del genere elettronico. La loro abilità di andare oltre,
di apportare elementi nuovi ai vecchi stili è pari alla loro capacità
di superare sè stessi. Il loro curriculum artistico non lascia
adito a dubbi, ad essi spetta un posto d'onore ai vertici dei massimi
geni della musica elettronica mondiale e le loro opere sono destinate
a diventare delle pietre miliari di valore assoluto. Ebbene sì,
essi hanno superato i loro vecchi maestri. -Nove passi nelle Tenebre- Già dalle prime note d'apertura di "Leviathan" (10.00) s'intuisce subito quanto Halo sia profondamente diverso dai precendenti capolavori redshiftiani. Il senso del mistero, di viaggio nell'oscurità permea questo brano: echi e riverberi lontani, un'incedere lento in cui le pulsazioni ritmiche del Modular Moog (davvero splendide) si succedono in una litania, sulla quale si sviluppa una trama melodica triste, carica di tensione. Un succedersi di fioche luci ed ombre quasi come un Viaggio nel Mondo Infero; i flauti e gli effetti ambientali concorrono non poco a generare una simile sensazione. Al termine, (non c'è un termine vero e proprio, ma uno shift sonoro di fondo tra un brano e l'altro, quasi come se Halo dovesse essere considerato come un unica suite, senza soluzione di continuità). Queste stesse atmosfere introducono a "Rhode Kill"(2.47), breve
e melanconico brano in cui il piano Rhodes di James Goddard suona sotto
le sue esperte mani un assolo molto affascinante, accompagnato da note
d'organo e mellotron. Una eterea atmosfera che si dissolve in "Panzer"
(4.03) brano dall'impatto di un vero mezzo corazzato, estremamente dinamico,
poliritmico, sincopato in chiave redshiftiana "classica". Una sequenza di segnali assai simili alle Echoing bells emergono dall'oscurità,
ripetendosi ossessivamente con sempre più forza, generando un climax
di aspettativa e tensione. A contraltare si sovrappone un pattern melodico
ripetitivo che si sovrappone al ritmo iniziale e così via in una
stratificazione continua il poderoso basso del Modular Moog tiene la melodia
sino alla fine (ed è proprio lui l'attore principale di tutto il
gioco). Il tutto in un crescendo continuo quasi senza fine senza mai raggiungere
il vero apice che ogni ci sembra di aver raggiunto, e che invece viene
solo sfiorato poco prima di essere travolti da ulteriori treni di sequenze,
ancor più tese ed acute, per troncarsi improvvisamente e precipitare
in una fuga in chiave di basso per Moog straordinaria per bellezza e perfezione. "Perchè la Bellezza non è che l'inizio R.M.Rilke E la musica dei Redshift è Tremenda. |