Hide Vincent “The house marring”, recensione

housemarring.jpg

Il figlio (il)legittimo dell’indie d’oltreoceano è tornato con un extended played inappuntabile. Un’opera avvolgente, delicata e riuscita, in grado di trainare l’ascoltatore in un mondo lontano e quieto, dove ritrovare strutture Sufjan Stevens e (per certi versi) The White Buffalo, piacevolmente citato indirettamente dalla buona opera di cover art, in cui Simona Fredella sembra perdere coerenza solo all’interno del booklet. Il disco, promosso da Fleisch Agency, si presenta vestito con un elegante e snello digipack lucido, da cui emergono note alternative, pronte a perseguire il discorso interrotto con il disco d’esordio, anch’esso licenziato per I Make Records.

Il sentiero dell’indie, dunque, ritorna sin dalle prime note di Barely Naked, un morbido risveglio d’attesa, in cui la delicatezza cullata dagli archi risveglia i nostri sentori osservativi, per poi condurci alle ottave bianconere di Come up, che probabilmente appare come la traccia più interessante di questa nuova opera di Mario Perna. Infatti, l’autore sembra voler raccontare la propria anima attraverso una modulata delicatezza, carezzevole e avvoltolante, pronta ad aprirci gli occhi su di un mondo pulito e naturale, piacevolmente rallentato ed in contrapposizione alla velocità fagocitante in cui siamo costretti a vivere la nostra realtà.

I suoni vanno poi ad aprirsi attraverso le note solari di Drop the glass, nella quale è il classico andamento cadenzato a regolare il narrato, mediante una strutturazione forse più diretta è facile, ma sempre e comunque ammaliante quanto un dolce abbraccio musicale. L’ottima fattura strutturale delle composizioni mette in evidenza una buona produzione, proprio come dimostra Home Alone, nella quale l’aurea musicale appare frutto di una sincrasi tra il violoncello e le delicate dita che si spostano attraverso i tasti della chitarra, accostati alla voce portante di una impalcatura musicale, che va confermare quanto di buono era stato fatto in precedenza.

Un lavoro, pertanto, che meriterebbe maggiore visibilità di quanto spesso purtroppo l’underground ha all’interno di un mondo fagocitato da un mainstream talvolta invasivo e povero di idee.

Tracklist

1. Barely Naked
2. Come Up
3. Drop the Glass
4. Home Alone