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Artista: | Jovanotti |
| Titolo: | Buon sangue | |
| Etichetta: | Soleluna | |
| Web site: | http://www.soleluna.com/buonsangue/indexopen.html | |
| Codice: | ---- | |
| Recensore: | Loris Gualdi | |
| Pubb. il: | 13/11/2005 | |
| Copyright: | Loris Gualdi per www.music-on-tnt.com |
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Il ragazzo fortunato è tornato dopo un salutare momento di tregua, durante il quale Lorenzo Cherubini è riuscito a scostarsi dalle cervellotiche e intellettualoidi liriche di “Quinto Mondo” e del tedioso “Capo Horn”. Pur lasciando una durata troppo diluita del disco, Jovanotti riesce a contenere il numero di tracks, evitando di “scagliare” arzigogolati bombardamenti lessicali, che negli ultimi tempi erano divenuti sin troppo artificiosi. L’ultima opera dell’ormai quarantenne, dedicata al ricordo dell’amico Tiziano Terzani, porta con se i germi del recente passato e i semi dell’atavico periodo iniziale del cantante. Infatti “Buon sangue”, non è tanto da considerarsi un capolinea, come alcuni danno ad intendere, ma forse più l’ennesimo crocevia del viaggio musicale, scelleratamente iniziato con “Jovanotti for president”. L’album sciorina alti e bassi, noia e brividi, mostrando sprazzi di stanchezza compositiva da un lato, e vitalità rinnovatrice dall’altro. Il lato buono della medaglia è di certo rappresentata da canzoni come “Un buco nella tasca” e “Penelope”. La prima track mostra un arrangiamento ideale, con i suoi suoni ed i suoi cambiamenti di direzione, voluti da un Lorenzo sdoppiato su due linee di canto dalle diverse tonalità. “Penelope” è invece il classico pezzo di Jovanotti, ben cadenzato dal giro di basso dell’onnipresente Saturnino, partecipe assieme a nuovi membri della band, che hanno mostrato di complementarsi discretamente alla voglia e alla necessità di rinnovamento. Tra i brani ben riusciti annoveriamo anche “Per me”, capace di ricreare un suono felliniano mescolato ad un anima rap, sampler, archi (diretti da Celso Valli) e una riuscita sinteticità drum’n’bass, che per la sua aria, sembra strizzare l’occhio ai francesismi di Yann Thirsen. Al lato buono delle cose si aggiunge la bella “La valigia”, che propone uno spensierato ritmo caraibico ( e diciamoci la verità…è proprio in questi brani che Lorenzo riesce al meglio..) che narra una storia semplice ed efficace, di una vita che ancora lo riesce a sorprendere, tra le gioie e i dolori della quotidianità. Arrivando ahimè al lato “bacato” del disco, è innagabile e sarebbe altrimenti ipocrita e buonista, il non considerare quei brani che tirano al ribasso “Buon sangue”, per la loro scarsa verve compositiva e per la banalità propinata. Tra le pietre di questo scandalo, oltre al singolo già citato, ritroviamo “Falla girare” e “Mani in alto”. Le motivazioni sono distinte e ben ponderate, ma non per questo verità assolute; il caso di “Falla girare” appare come un passo indietro , con il suo sapore di deja-vu, sia dal punto di vista musicale, sia a livello lirico, poichè non riesce né ad essere zappamente bizzarre, né tanto meno contenutistica. “Mani in alto” ha invece, da un lato il merito di scratchare sulla modalità di quei Public Enemy, più volte citati da Jovanotti, sfiorando un sound noise prima e funky dopo, ma perdendosi in una straziante banalità canora, ma d’altra parte la perfezione non fa parte di questo nostro mondo. |