:: Prima parte ::
Il libretto.
Questa seconda parte nasce da un’esigenza sperimentata in prima
persona da chi scrive. Sebbene non nella forma in cui è qui riportato,
il testo che segue è nato per mio uso personale: l’ho scritto
quando mi sono accorto che nessun riassunto dell’azione scenica
riusciva a darmi il livello di comprensione di cui sentivo di avere
bisogno.
L’azione è complessa e il testo, pur essendo in italiano,
è difficile da capire. In mancanza di una guida dettagliata che
mettesse in evidenza, scena per scena, i vari momenti dell’azione,
mi perdevo facilmente. Dato che non amo aggirarmi smarrito per i boschi
musicali, ho cercato di costruirmi una bussola. Ovviamente si tratta
di un tentativo imperfetto e largamente integrabile, ma intanto è
un inizio e io l’ho trovato utile, per questo lo propongo.
Il libretto è di Giovanni Faustini ed è in lingua italiana,
ma in un italiano barocco, pieno di circonlocuzioni, di simbolismi e
di gustosi doppi sensi dove si mescolano il mito di Calisto e quello
di Selene (la Luna). Dal punto di vista qualitativo si tratta di un
libretto di ottima fattura che, per la vivacità dei personaggi
e delle situazioni, ricorda quelli che Lorenzo Da Ponte scrisse per
Mozart.
In effetti, la coppia Cavalli - Faustini ricorda un po’ quella
più celebre, ma dobbiamo stare ben attenti: Cavalli non è
Mozart e Faustini non è Da Ponte.
Dal compositore dobbiamo aspettarci una partitura vicina ai gusti del
suo secolo, con recitativi secchi e arie che incentrano, secondo lo
stile madrigalistico, l’attenzione sul testo poetico più
che sull’azione. Al primo impatto questo lascerà probabilmente,
al nostro palato di moderni ascoltatori, un iniziale senso di “incompletezza”
che dobbiamo superare.
Dal librettista dobbiamo aspettarci un libretto da poeta barocco che,
pur nella sua brillantezza, risente della cifra stilistica della sua
epoca e che quindi non disdegna versi come “l’ambrosia
beverai, resa infinita,/ e del mio sempiterno eterna vita.”
Che lo rendono abbastanza difficile da comprendere al primo colpo.
LA STORIA
Il filone principale della storia narra della ninfa Calisto che:
· Rifiuta le profferte amorose di Giove,
· Viene sedotta da Giove tramutatosi in Diana
· Dopo la seduzione, viene presa da passione erotica per Diana
alla quale fa più volte avances esplicite,
· È mutata in orsa da Giunone giunta appositamente dall’Olimpo
per vendicarsi delle amanti, consapevoli o inconsapevoli, del marito,
· Viene trasformata nella costellazione dell’Orsa Maggiore.
Ma tutto il libretto è percorso da altre storie che s’intrecciano,
tra queste possiamo individuare:
· la passione corrisposta di Endimione per Diana,
· l’amore non corrisposto di Pan per Diana,
· i primi turbamenti erotici di Satirino,
· il desiderio di Linfea essere posseduta da un uomo.
Insomma questo è un libretto di passioni amorose, erotico, ricco
di situazioni equivoche, di doppi sensi, d’amori leciti e “illeciti”.
Qualcosa di suo lo aggiunge anche il compositore che, nella non banale
situazione di ambiguità sessuale individuata dal libretto, assegna
alcuni ruoli a cantanti del sesso o dalla voce “sbagliati”
aumentando così la confusione e il divertimento generali.
I PERSONAGGI
I personaggi principali sono:
CALISTO ninfa dei boschi, figlia del re Licaone, vive al seguito della
dea Diana cui ha giurato di dedicare la propria vita e la castità.
Calisto, o Callisto, è un nome proprio formato dall’aggettivo
calliste, “la più bella”, epiteto
attribuito spesso anche a Diana.
GIOVE signore degli dei dell’Olimpo, s’invaghisce spesso
di fanciulle mortali e imbastisce con loro improbabili avventure.
GIUNONE sua gelosa e vendicativa consorte.
MERCURIO messaggero degli dei. Qui, più che altro scaltro mezzano
di Giove.
DIANA la Artemide dei greci (detta anche Cinzia o Cintia), dea della
caccia, vive nei boschi insieme alle sue ninfe. Di notte, tramutata
nella Luna, s’incontra con il segretamente amato Endimione, che
bacia con la sua luce.
ENDIMIONE mortale, innamorato di Diana.
LINFEA una vecchia ninfa, che non ha trovato la pace dei sensi …
proprio no … Ninfa è sinonimo di gioventù: “vecchia
ninfa” è un ossimoro.
PAN dio caprino dei boschi. Ama, non riamato, Diana.
SATIRINO un giovane satiro servitore di Pan.
SILVANO un uomo dei boschi, seguace di Pan.
(NINFE) divinità dei boschi, in questa storia sono le compagne
della dea Diana che, armate di arco e frecce, la seguono nelle sue cacce.
La Ninfa è la fanciulla in attesa di marito, le fanciulle dell’antica
Grecia venivano dedicate alla dea Diana dall’età di nove
anni fino al matrimonio.
(SATIRI) i satiri sono creature dei boschi, seguaci di Pan, hanno corpo
caprino. Trovandosi in uno stato di permanente eccitazione sessuale
attentano in permanenza alla virtù delle ninfe.
LA TRAMA
ANTEFATTO (non musicato)
Fetonte ruba il carro solare ad Apollo (suo genitore) e lo conduce troppo
vicino alla Terra bruciando tutto e disseccando ogni sorgente, causando
tali danni da costringere Giove ad abbatterlo con un fulmine. Questo
antefatto non è musicato ma solo riportato nel frontespizio del
libretto. Si tratta comunque dell’elemento generatore dell’intera
storia.
PROLOGO
Antro dell’Eternità: la Natura, l’Eternità,
il Destino.
Il Destino sale all’antro dell’Eternità per pregare
Eternità e Natura di rendere eterna Calisto, e di permettere
che in forma di nuova costellazione venga ad adornare il firmamento.
Temporalmente il Prologo si situa alla fine della storia narrata nel
libretto, al momento della morte di Calisto.
ATTO 1
SCENE I-VI
Si torna al tempo narrato nell’antefatto. L’ambiente è
una selva arida dove Giove e Mercurio sono scesi per valutare i danni
causati da Fetonte.
I due trovano Calisto in lacrime per il disseccamento delle sorgenti.
Colpito dalla bellezza della ninfa, Giove fa scaturire l’acqua
dal suolo poi, approfittando della meraviglia suscitata, le si rivela
e, con l’aiuto di Mercurio, s’affretta a dichiararle la
sua passione.
La bella si offende: “… verginella io morir vo’
/ stanza e nido / per Cupido / del mio petto mai farò / …”
Mercurio sa bene che non otterranno nulla “… Donna pregata
/ più si rende ostinata.” e consiglia a Giove di trasformarsi
in Diana: in quel modo la fanciulla non si opporrà.
Il successo dell’impresa gli dà ragione. Giove si trasforma
in Diana; incantata dalle premure di quella che crede essere la sua
dea, Calisto la segue in un ricovero ombroso ove potranno scambiasi
dei casti (?) baci: “a baciarsi le bocche portiam …”.
Mercurio, che la sa lunga, canta: “Va’ pur, va’
pur, va’ seco / ch’altro che suon de’casti baci e
puri / publicherà per la foresta l’eco ..” ;
e ne approfitta per dare anche qualche consiglio agli spettatori: “…ricorrete
a la frode, / ch’ingannatore amante è quel che gode.”.
SCENE VII - IX
Il bel pastore Endimione, lamenta l’impossibilità del suo
amore per Diana.
Entrano Diana e Linfea. Diana, che ama segretamente Endimione, indaga
sull’origine delle sue pene, e farebbe qualcosa per consolarlo
se non fosse per l’intervento della vecchia ninfa di Linfea, che
scaccia il ragazzo. Diana confessa il proprio amore per Endimione e
piange la dura disciplina che la condanna alla castità.
SCENE X - XI
Esce Endimione e arriva Calisto tutta eccitata e, tanto per non lasciare
dubbi, canta: “Piacere maggiore avere non può, …
, di quel che l’alma mia gustò …”.
La risposta di Diana è un capolavoro: “..Ardita ne
la selva / in aspra e fiera belva / insanguinasti il dardo …”
ogni riferimento alla perdita della verginità è puramente
casuale ... o no ?
Calisto ringrazia Diana per i bei momenti che le ha donato, questa chiaramente
non capisce, e sentendo le arditezze che la bella ninfa le rivolge,
si adira e la scaccia in malo modo.
Esce Diana, Calisto si dispera con Linfea per l’atteggiamento
della dea. Linfea, che la crede impazzita, cerca di consolarla.
SCENE XII - XIII
Esce Calisto, Linfea rimane sola a rimpiangere di non aver mai provato
l’amore a causa del voto di castità: “voglio,
voglio il marito, / che m’abbracci a mio pro …/”
Satirino, che ha sentito il lamento di Linfea si candida come consolatore
ma questa lo rifiuta per via del suo aspetto caprino. Satirino però
ha un’altra idea del motivo per cui viene scacciato: “…
/ ancor crescente e picciola / porto la coda tenera.”
SCENA XIV
Sono in scena Pan, Silvano e Satirino. Scopriamo che anche Pan è
innamorato di Diana ma che questa non corrisponde al suo amore. Pan
sospetta che la dea si consoli con “gote più piacevoli,
/ più vaghe e morbide”. Satirino e Silvano si offrono
di ricercare il rivale di Pan e di ucciderlo.
ATTO 2
SCENE I - III
Il secondo atto inizia sulla cima del monte Linceo, dove Endimione s’è
portato per stare più vicino all’amata Luna/Diana. Il giovane
s’addormenta e Diana, come Luna, gli si avvicina e lo colma di
baci finché si sveglia. I due si scambiano promesse d’amore.
Diana fugge.
Satirino ha assistito alla scena e decide di avvertire Pan, poi fa delle
considerazioni sulla castità di Diana e trae le sue conclusioni:
“chi crede a femina / ne l’acque semina .. “.
SCENE IV - VIII
Pianura dell’Erimanto, la gelosa Giunone a caccia di Giove, ma
non si fa illusioni: “Stupri novelli a susurrare intesi …”.
Incontra Calisto che in lacrime le racconta la sua storia fatta di baci
e di antri dilettosi (anche qui ogni doppio senso non è casuale
!).
Giunone capisce subito tutto: “Le forme de la figlia, uso
a la frode, / prese il mio buon consorte / per appagar il perfido appetito”.
Arriva Giove, ancora mutato in Diana, con al seguito lo scaltro Mercurio.
Giunone, non vista, manda Calisto da Giove ed assiste, piena di gelosia,
alla scena d’amore che ne segue. Calisto se ne va; segue un dialogo
pieno d’equivoci tra Giove ancora nelle forme di Diana (che nega)
e Giunone (che ha capito tutto).
SCENE IX - XI
Endimione, Giove (come Diana) e Mercurio. Endimione nel vedere Giove-Diana,
dopo la notte trascorsa con la dea, profferisce ardenti frasi d’amore,
al punto che Mercurio dice a Giove che, se non smette in fretta di portare
quel travestimento, finirà per trovar marito.
Qui le cose si complicano, arrivano Satirino e Silvano che conducono
Pan da Endimione e lo trovano con Diana (sempre Giove). Pan reso furioso
dalla gelosia si getta sul rivale e l’incatena minacciando di
ucciderlo. Giove s’eclissa abbandonando i suoi amorosi ai loro
problemi.
SCENA XII
Linfea alle prese con le sue ossessioni erotiche (“D’aver
un consorte / io son risoluta / voglio esser goduta / “…).
Viene vista da Satirino che chiama i suoi amici perché prendano
e la immobilizzino. Segue un combattimento di ninfe e satiri che chiude
l’atto.
ATTO 3
SCENE I - IV
Calisto, che non ha ancora capito niente, è in attesa dell’arrivo
della sua “divina”. Arriva invece Giunone, scortata dalle
Furie, che per vendetta trasforma la poverina in orsa, condannandola
ad aggirarsi per la foresta e a farsi compagna d’orsi.
Giunone se ne va soddisfatta; la vendetta è compiuta. Entrano
Mercurio e Giove, questi permette a Calisto di riacquistare provvisoriamente
sembianze umane per rivelarle che, dopo aver trascorso in forma d’orsa
gli ultimi anni della sua vita ella, mutata in costellazione, avrà
destino immortale.
SCENE V – VII
Pan vuole uccidere Endimione. Arriva Diana che smentisce le calunnie
di Pan dichiarando che del pastore lei ama castamente “l’indole
acuta e la virtude di nobile pastor”.
Silvano, salace, commenta che lui e Pan stanno perdendo tempo a voler
trarre il miele dai serpenti. Se ne vanno lasciando Diana ed Endimione
a dichiararsi eterno e casto amore.
SCENA ULTIMA
Si torna al tempo del Prologo: nell’Empireo le Menti Celesti,
Giove e Mercurio salutano Calisto che sale in cielo.
CONCLUSIONE
Poiché non vorrei trovare qualcuno che mi aspetta sotto casa
munito di nodoso randello:-)), ricordo ancora che si tratta di un ascolto
non facile. Chi decide di cimentarsi deve farlo con la consapevolezza
di avvicinarsi ad una composizione che non coincide pienamente con quanto
usualmente si concepisce come opera lirica e che ha a che vedere soprattutto
con lo stile dei compositori dell’ottocento. Prima di ascoltare
bisogna liberarsi dei preconcetti ed essere disposti a faticare un po’.
Chi non è disposto si astenga.
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