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Fiumi d'inchiostro sono stati
versati per descrivere la voce e l'arte di Maria Callas, soprano di origini
greche, nata a New York nel dicembre del 1923.
Nonostante la sua carriera sia durata poco piu' di una dozzina d'anni,
ella rappresento' un vero e proprio fenomeno storico, un modello vocale
ed interpretativo da cui nessuna cantante pote' piu' discostarsi.
Il suo dono, innato, risiedeva nella interpretazione: era attrice ancor
prima di essere cantante.
Questa caratteristica unita alla sua voce, che disoriento' non poco sia
il pubblico che gli esperti del settore, fece si che si rinnovasse quel
teatro che, sino ad allora, era apparso sin troppo statico e legato alle
tradizioni, alla regolarita'.
Il lavoro che voglio proporre alla vostra attenzione e' una edizione della
EMI che, seppur nata come operazione pubblicitaria, visto che le varie
arie interpretate dall'artista sono state oggetto d'attenzione in varie
colonne sonore di film, da 'Philadelphia' a 'Camera con vista', da 'Trainspotting'
a 'Basquiat', resta, comunque, una validissima raccolta di pezzi tratti
dalle opere in cui la cantante si e' cimentata.
Lo splendido cofanetto, munito di libretto ricco di note relative alla
sua vita ed alla sua arte- nonche' di un bellissimo archivio fotografico
e dei testi dei vari pezzi contenuti -e' costituito da un doppio cd con
arie tratte dal repertorio settecentesco, romantico e verista.
Il primo cd si apre con Casta Diva, splendida cavatina belliniana, aria
e ruolo, quello di Norma, a cui nessuna cantante dopo di lei e' piu' riuscita
a donare potenza espressiva, intensita', incisivita'.
Prosegue con la dolcezza e l'espressione del fraseggio in Ebben, ne andro
lontana (La Wally-Catalani), con l'intensita' di O mio babbino caro (Gianni
Schicchi-Puccini) , anche se con voce forzata in un timbro cristallino
a lei estraneo, e con La mamma morta (Andrea Chénier-Giordano),
lì dove l'impeto della musica e' sorretto e sospinto dalla voce
sino all'esplosione finale.
Sublime e' l'interpretazione di Vissi d'arte (Tosca-Puccini), dove dolore
e dolcezza si congiungono mirabilmente nella voce della donna lacerata
dal ricatto, così come quella di Un bel dì vedremo (Madama
Butterfly- Puccini), con un fraseggio nobile e di meravigliosa fattura,
con una interpretazione in perfetta armonia con il personaggio, ed un
finale vibrante ed appassionato.
Fa seguito Caro nome (Rigoletto-Verdi) con una Callas palpitante e sensuale,
D'amor sull'ali rosee (Trovatore-Verdi), perfetta per la sua voce, espressione
e dolcezza allo stato puro, stessa dolcezza unita alla passionalita' che
si ritrova nell'aria successiva, In quelle trine morbide (Manon Lescaut-Puccini).
In Sì, mi chiamano Mimì (La Bohème-Puccini), la voce
appare troppo chiara, cristallina, con un effetto poco naturale mentre
in Donde lieta uscì, sempre della stessa opera, l'interpretazione
diventa molto piu' spontanea ed incisiva.
L'intenzione e la vocalita' espressiva permea Io son l'umile ancella (Adriana
Lecouvreur-Cilea), per poi esplodere nelle due arie successive, Ah, fors'e'
lui e Addio, del passato (La Traviata-Verdi), che vedono la Callas cimentarsi
in un ruolo difficilissimo con consistenti difficolta' tecniche, dalla
cantante mirabilmente risolte, mentre in Signore ascolta ed in Tu che
di gel sei cinta (Turandot-Puccini), la stessa, con voce calda ed avvolgente,
da' espressione alla suadente melodia delle due arie, dipingendo il carattere
del personaggio.
Toccante e' l'interpretazione di Al dolce guidami castel natio (Anna Bolena-Donizetti),
seguita dall'ultima aria del cd, Spargi d'amaro pianto (Lucia di Lammermoor-Donizetti),
in cui la cantante da' lustro all'opera donizettina, definendo brillantemente
azione drammatica e caratterizzazione psicologica.
Il secondo cd, invece, si apre con J'ai perdu mon Eurydice (Orphée
et Eurydice-Gluck) con quella linea disadorna del canto e con la Callas
che, con naturalezza e semplicita', da' voce alla misurata passione insita
nell'aria.
Seguono l'Habanera, la Séguedille e la Canzone zingaresca, tutte
tratte dalla Carmen di Bizet: splendida la musica, variamente scolpita
dalla voce sensuale e suadente della cantante, che da' calore e colore
all'incalzante ritmo dal sapore spagnoleggiante, e vigore all'azione drammatica.
Una voce poco fa (Il barbiere di Siviglia-Rossini), splendido canto di
agilita', che vede la Callas realizzare una delle sue interpretazioni
piu' belle, e' seguito da Ombra leggera (Dinorah-Meyerbeer) dalla musica
lieve ed elegante, in cui l'interpretazione tecnica e' magistralmente
condotta, e dalla bellissima, leggiadra ed elegante Ah!Je veux vivre (Roméo
et Juliette-Gounod), brillantemente eseguita.
Printemps qui commence e Mon coeur s'ouvre à ta voix (Samson et
Dalila- C. Saint-Saens), con la loro melodia di tipica impronta francese,
rivelano una interpretazione da brivido (in particolar modo la seconda),
Pleurez, mes yeux! (Le Cid-Massenet) regala un canto che si piega morbidamente
aderendo al verso, e Adieu, notre petite table (Manon-Massenet), invece,
una vocalita' lineare, naturale, splendidamente declamata.
La Callas giganteggia anche nel Depuis le jour (Louise-Charpentier), con
quella calda effusione melodica perfettamente tratteggiata nei suoi contenuti,
continua col perfetto connubio tra melodia italiana e sinfonia tedesca
di O nume tutelar (La vestale-Spontini), di cui la cantante dona una splendida
interpretazione, e ancora con l'aristocratica, malinconica e purissima
melodia di Ah! non credea mirarti ( La sonnambula-Bellini) che ella delinea
con estrema semplicita'.
Intensa e' Porgi amor (Le nozze di Figaro), aria mozartiana poco adatta
alla sua voce che, a tratti, pare uscirne quasi soffocata.
Permeata di forza drammatica e lirica e', infine, l'ultima aria del cd,
l' Ave Maria tratta dall'Otello di Verdi, la cui spoglia melodia e' raffinatamente
curata da cima a fondo, con una tensione drammatica che non puo' che suscitare
meraviglia ed ammirazione.
Considerazioni
tecniche
La Callas possedeva una voce di soprano drammatico, dal timbro scuro e
dall'estensione vastissima.
Grazie all'insegnamento della de Hidalgo, soprano spagnolo che, tra gli
anni venti e trenta, si era imposta come interprete del repertorio belcantistico,
la Callas studio' la tecnica di coloratura, in genere riservata alle voci
di soprano leggero.
Ella divento' un caso unico, in quanto riporto' in vita una vocalita'
che, oramai, si credeva estinta, vale a dire quella di soprano drammatico
di agilita'.
La cantante affronto' ruoli difficilissimi, dando loro notevole spessore
drammatico, ma riuscì anche a riportare in auge opere che, per
mancanza di voci idonee ad eseguirle, erano state del tutto dimenticate
come, ad esempio, la Medea di Cherubini, l'Anna Bolena ed il Poliuto di
Donizetti, Il Pirata di Bellini, l'Armida di Rossini.
Ella unì al talento la voce e, a quest'ultima, l'intensita' della
recitazione e dell'interpretazione.
Il suo talento era intimamente legato alla sua cultura, alla sua intelligenza
ed alla sua preparazione, e fu proprio il talento a donarle la capacita'
di modificare il colore della voce a seconda dell'espressione.
Seppe anche scegliere il giusto accento in relazione alla situazione drammatica
vissuta dal personaggio, ed ebbe la capacita'di far brillare ruoli che,
apparentemente non congeniali alle sue caratteristiche vocali, venivano
esaltati dall'intenzione, dall'espressione e dall'eccezionale presenza
scenica.
La Callas, con la voce, era in grado di dar vita al testo.
Quella voce che, per quanto tubata, per quanto non proprio impeccabile
nei passi di agilita', per quanto afflitta da intonazione non sempre perfetta,
era, nonostante tutto, di una grandezza e di una intensita' inesauribili.
Lei era il gesto scenico, il miracolo dell'interpretazione teatrale.
Ricordo ancora quando, per la prima volta, ho avuto occasione di vedere
il filmato del secondo atto della Tosca di Puccini, andata in scena al
Covent Garden di Londra.
E' il momento in cui Scarpia si accinge a scrivere il salvacondotto, che
portera' Tosca e Cavaradossi al di fuori dai confini dello Stato della
Chiesa.
Tosca e' vicina alla tavola imbandita: sulla stessa e' poggiato un coltello.
La Callas, in quel preciso istante, e' Tosca.
Fissa lungamente il coltello: il respiro le diventa affannoso, lo sguardo
e' freddo, glaciale, pieno di orrore ma anche di furente determinazione.
Dal momento in cui ella fissa il coltello, a quello in cui fa scendere
la sua mano sullo stesso per afferrarlo con decisione, passa
..l'eternita'.
La mano scende lentissimamente, l'espressione del volto si fa sempre piu'
stravolta ed assente, quasi fosse in trance, fino al momento in cui, posata
la mano sullo stesso, si volta, quasi in preda ad una follia cieca, ed
accoltella Scarpia sconvolta da un odio incontenibile.
Questa e' profondita', e' espressione, e' interpretazione, e' immedesimazione.
E' fare teatro, donandogli una fierezza quasi aristocratica, grazie alla
musica, al canto e a quella voce che, da sempre, ha infiammato i cuori
di una miriade di spettatori.
Conclusioni
"Maria Callas" e' un doppio cd imperdibile sia per gli amanti
del genere, che per i neofiti.
Con soli 40 Euro J, la sintesi del meglio della 'Divina'.
Per quanto non esaustiva, consente un approccio al canto lirico da una
posizione, senza dubbio, privilegiata.
Registrazione ottima, se messa in relazione con l'epoca delle registrazioni
e la loro rimasterizzazione.
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