Etichettato frettolosamente come il cuginetto
italiano dei fratellini Gallagher (Oasis) Daniele Groff, piano piano,
si sta scrollando di dosso la parentela che gli è stata affibbiata
e tenta di esprimersi in maniere diverse.
Inutile negare che la sua formazione musicale sia stata fortemente influenzata
dal brit-pop e dagli Oasis in particolare ma, in fondo, non ci vedo
niente di male a confessarlo, visto che proprio i fratelli Gallagher
non hanno mai nascosto di ispirarsi (e tanto, tanto) ai Beatles.
Questa mania delle etichette, come se fossero marchi indelebili o macchie
incancellabili, è tutta italiana. La "clonazione" musicale, da
sempre, è un fatto che non scandalizza nessuno all'estero. Senza
la clonazione non esisterebbe il rock come lo conosciamo oggi! Infatti,
fior di artisti hanno costruito le loro fortune basandosi sul lavoro
di altri, o come dicono gli Oasis stessi, "Standing on the shoulders
of giants" cioè ...salendo sulle spalle dei giganti per poter
guardare più lontano.
Pensate che Hall & Oates suonavano ai loro concerti la "Part time
lover" di Steve Wonder e quest'ultimo faceva lo stesso con "Maneater"
di Hall & Oates. Le due canzoni, se le conoscete, sono perfettamente
interscambiabili. Chi ha clonato chi, non è dato sapere. Certo
è che, anzichè ricorrere ai tribunali per farsi riconoscere
risibili diritti d'autore, i grandi artisti (quali sono Wonder
e Hall & Oates) se la sono presa a ridere, scherzandoci su. Fine
della doverosa premessa.
Mi accordo è già il terzo lavoro di Daniele Groff,
un lavoro ambizioso, dove il 40% (4+1 su 10, in effetti) delle tracce
è cantato in inglese. Che significa? Beh, semplice, è
il segnale che Groff sia davvero salito sulle spalle dei giganti e cominci
a guardare più lontano degli altri, fino Oltre Manica, pur non
dimenticandosi il suo pubblico.
A SanRemo 2004 ha infatti portato "Sei un miracolo" (a parere di chi
scrive la canzone più bella del Festival), singolo iper-programmato
in FM nazionale e nonostante questo ben capace di resistere all'azione
corrosiva dell'effetto tormentone.
Personalmente, nonostante l'abbia ascoltata, in un modo o nell'altro,
chissà quante volte, continua sempre ad emozionarmi, c'è
qualcosa nella sua melodia semplice ed immediata che si nasconde sotto
pelle e respira, vive di vita propria, diventa parte di te. Il testo
(di Groff e Patrignani) è un effluvio sottile che entra nell'anima,
così sottile che non lo senti arrivare, ma ti accorgi solo dopo
di non poterne fare più a meno.
Sappiamo che non basta un singolo azzeccato a far bello un disco...
Infatti "Mi accordo" (carino gioco di parole tra "io mi accordo" e "accordo
di mi") ci regala tante belle sorprese. Cito in ordine sparso: tra i
brani in italiano, spiccano "Buon compleanno" (una ballad dolce-amara
in puro stile Groff), "Pensa a te" (testo in collaborazione con Renato
Zero, reprise in inglese come ghost-track) ed il piccolo capolavoro
di "Ingiustissima realtà", brano migliore dell'intero album.
In "London's calling" Daniele imbraccia con decisione la chitarra elettrica
(in realtà lo fanno per lui Marco Bosco e Costantino Paganelli)
e dà vita ad un brano tiratissimo, che si sviluppa di corsa tra
echi di U2 e Stereophonics, per chiudersi in un feedback finale alla
Jesus and Mary Chain. Il titolo è una garbata citazione per il
"London Calling" dei Clash e l'aggiunta di quella 's è
un doveroso atto di rispetto per uno dei gruppi più importanti
della storia del rock.
Il disco ci saluta ufficialmente (ghost-track a parte) con "Ho cambiato
città", malinconica e profonda: ...ho cambiato città
e ho capito a metà di esser solo tra la gente che cammina con
me, quando tu sei distante.
In realtà tutto il disco è intriso di una sorta di malinconia
di fondo, con timidi sprazzi di luce che lacerano ed illuminano vedute
grigie annebbiate da occhi umidi di lacrime e pioggia.
Musicalmente, sebbene l'echo Gallagher si senta nel cantato di Groff, si intravedono aperture verso un universo musicale ricco e prezioso che segna il passaggio alla raggiunta maturità artistica, ormai innegabile. Il sapiente uso di samples e di chitarre conferisce freschezza e vivacità ai brani mentre gli arrangiamenti (di Groff, Bosco, Patrignani e la collaborazione sonora di Benedetti) si mostrano sempre di eccellente livello. Curatissimo anche il libretto e l'elegante digipack. Peccato che i suoni, pur curati come scelta, non lo siano altrettanto dal punto di vista tecnico. Il disco suona un po' compresso dinamicamente (guarda caso, un po' come i dischi degli Oasis :-)) e con qualche attenzione in più in fase di ripresa e missaggio il prezioso tessuto musicale confezionato da Daniele Groff avrebbe brillato al meglio.
In conclusione, Mi accordo lascia il segno, con garbo e discrezione, e ci lascia nell'anima un buon aroma intenso, come quello delle cose fatte prima col cuore che con la testa.
|