Un affettuoso saluto a tutti
i lettori della rivista Music on Tnt.
Questa volta ci occupiamo di “MINOR ELEGANCE”, un’opera
che vede la collaborazione di due importanti chitarristi attivi sulla
scena del jazz, Joe Diorio e Robben Ford.
Joe Diorio, musicista di chiara e formale impostazione jazz, è
maggiormente attivo come insegnante che come interprete. Nei suoi seminari
professa l’utilizzo dell’intera estensione della scala cromatica,
comprendendo quindi nel contesto modale gli intervalli solitamente non
utilizzati nella usuale tessitura melodica in quanto dissonanti. Con
l’applicazione di quest’idea le situazioni di tensione e
di risoluzione possono acquisire un diverso tenore, sicuramente più
creativo.
Robben Ford, è più famoso per le sue incisioni che per
la sua attività di insegnante ed autore di più video didattici.
Durante la sua ormai trentennale esperienza, cominciata come sassofonista,
ha suonato con innumerevoli artisti, soffermandosi con Joni Mitchell
e gli Yellowjackets. La sua impostazione è sostanzialmente diversa
da quella di Diorio: questi prova ad estendere l’insieme dei suoni
utilizzabili, mentre Ford è solito suonare meno note, utilizzando
spesso e volentieri scale pentatoniche, stante il suo sanguigno approccio
blues.
Conoscendo bene il sound
di Ford per l’analisi che ho dovuto compiere su alcuni dei suoi
assolo che tempo fa erano in scaletta (bei tempi…), mi ha colpito
la sua particolare intelligenza nel riproporre il blues con frasi ed
accenti completamente nuovi. Inoltre, come se non bastasse, è
in grado di jazzare molto pesantemente il suo stile, proponendo delle
affascinanti melodie, alternando tratti semplici ad altri complessi.
Se si potesse riassumere il suo stile in poche parole, si potrebbe dire
che è il chitarrista in grado di far “suonare le pause”,
per la coerenza dei suoi fraseggi.
Veniamo a Minor Elegance. Dal punto di vista tecnico - sonoro l’opera
è, a mio modesto parere, ben realizzata, presentando un buon
sound, forse poco “live” a causa di una leggera esaltazione
degli estremi del registro udibile. Dopo averlo ascoltato a lungo, e
nonostante il calibro dei musicisti, anche di quelli formanti la sezione
ritmica, quali Peter Erskine e Gary Willis, non mi sembra che nell’opera
in narrativa ci siano idee degne di nota.
È impresa difficile quella di esporre “oggettivamente”
gli argomenti di giudizio di un’opera, ancora più difficile
se la stessa piace poco. MINOR ELEGANCE è un disco che non mi
ha particolarmente impressionato: a parte rari episodi di musicalità,
presente soprattutto nei brani di maggiore atmosfera, l’opera
è rigidamente bipartita: allo stile blues “lato sensu”
di Ford si contrappone quello più formale di Diorio, mancando
però la necessaria coesione tra i due artisti.
A mio parere manca lo spirito
di collaborazione, manca la reciproca influenza durante l’esecuzione:
sembra quasi che le parti dei due musicisti siano state “messe
assieme”, “incollate”. Non che sia contrario a collaborazioni
che vedono fianco a fianco tipologie di musicalità sostanzialmente
diverse, anzi, tutt’altro. Rimango però dell’idea
che il risultato finale debba comunque essere costantemente permeato
da elementi comuni, da un feeling che diventa personalità dell’opera,
che in MINOR ELEGANCE mi pare che manchi.
È anche stranamente piatta la sezione ritmica, con un Willis
che rimane anonimo, quando, con altre formazioni, una per tutte “Tribal
Tech”, fa letteralmente cantare il suo basso.
Provate ad ascoltarlo, se vi capita, e traete le vostre conclusioni.