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Due pugni chiusi, l’uno contro l’altro, un vecchio color seppia ed una scritta “ through these years of defiance united we can win”. Si presenta così il bell’album dei Receipt, prodotti dalla romana Equalily Records. Una confezione curata, (anche l’occhio vuole la sua parte), non solo nella sua veste estetica, ma anche nei contenuti rabbiosi e positivamente nichilisti che emergono dalle parole scritte per le tracks del disco. La voce calma e decisa di John Lightow che interpreta il pastore perbenista di Footloose, film di Herbert Ross, ci introduce nel mondo hardcore della band. Il brano in questione si riferisce alla predica domenicale contro il nefasto mondo del rock 'n' roll, di cui i Receipt fanno parte. Il sampler
utilizzato presenta in modo catartico la roca voce di Daniele che sgomitola
una sorta di inventario introspettivo, nella ricerca di valutare questi
anni di pazzia, passati troppo in fretta.” Through these years of..”
viene dominata da un preciso basso, i cui accordi, ricordano la talentuosità
di Steve Harris, anima storica dei Maiden. Un parallelismo, che può
apparire alquanto insolito per una band di Hardcore Old school, ma che
in realtà viene a rafforzarsi all’ascolto di sonorità
Powerslaviane di “Definition” il cui sound è spezzato
dalla citazione tratta dal “Galileo” di Berthold Brecht. Ascoltando quest’album, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, sembra normale pensare che se l’hardcore uscisse dal razzistico ghetto, dove le major lo hanno rintanato, i Receipt assieme ai Summer league ( citati nei thanx), otterrebbero senza dubbio quel successo che meriterebbero, grazie a quella voce potente ed impeccabile e a quelle sonorità mai confuse e azzardate.
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