Un saluto a tutti gli appassionati di musica.
… (stile Art Attak) … procuratevi una poltrona comoda, illuminazione
soffusa indiretta, un buon impianto hifi, un calice di Cardinal Mendoza…
fatto? Bene, ora estraete il cd Robben Ford & the Blue Line dalla
sua custodia, se necessario spolveratelo e quindi inseritelo nel cassetto
del lettore cd… fatto? Ora, quando siete pronti, alzate il volume,
premete play sul lettore, buttate via il telecomando e rilassatevi sulla
poltrona…
Il genere della musica che andrete così ad ascoltare potrebbe
essere definito “rock-blues”, anche se, personalmente, essendo
poco incline a generalizzazioni di sorta, mi piace ascoltare e godere
della musica senza arzigogolare in merito al genere che sto ascoltando.
A maggior ragione nel caso di Robben Ford, ci troviamo di fronte ad
un musicista che sfugge alle classificazioni, stante il suo approccio
complesso e variegato: blues classico, rock-blues, rock, jazz. Pertanto,
relativamente alle note stilistiche e biografiche di Robben Ford ed
alle mie considerazioni in merito, vi rimando alla recensione del cd
inciso in collaborazione con Joe Diorio, Minor
Elegance, edito su queste virtuose pagine virtuali.
Solo due considerazioni ulteriori e non superflue sul cantante - chitarrista.
È dotato di una grande personalità musicale, combinazione
di più elementi, tra i quali ha sicuramente predominanza, sulla
sua ottima tecnica chitarristica, la sua grande intelligenza nel fraseggiare.
Per intenderci, non è il chitarrista che “si suona addosso”,
non è mai eccessivo, anzi, avendo ben appreso la scuola di Larry
Carlton, altro grande musicista, predilige la ricerca melodica, la scelta
delle note, la raffinatezza del linguaggio, lascia suonare le pause.
Ha così contribuito a rinnovare il blues che, seppur fondamentale
forma di linguaggio musicale, se non avesse avuto come interpreti personaggi
del suo calibro, come Steve Ray Vaughan, Gary Moore, Eric Johnson ed
altri, sicuramente oggi avrebbe un peso minore nel panorama musicale.
Il disco si compone di 9 brani, dal genere, manco a dirlo, rock-blues.
Tecnicamente mi sembra molto ben registrato, strumenti e voci hanno
la giusta dimensione e la giusta collocazione nel palco virtuale: non
potrebbe essere diversamente, attesa l’importanza degli artisti
che hanno partecipato alla sua realizzazione, tra gli altri Chick Corea
ed il bellone della soap di Beautiful, Ron Moss, valente collaboratore
come produttore in numerose registrazioni di pregevole qualità
artistica in mio possesso.
Le sessions che formano il disco sono piacevolmente movimentate, con
una buona dinamica, ma la vera peculiarità del disco è
la raffinatezza che pervade tutti i brani, caratteristica non comune,
tanto più rara considerato il genere al quale il disco di Robben
Ford appartiene.
Numerose possono essere le considerazioni che stanno alla base di una
siffatta impressione, tra le quali sicuramente ha la prevalenza la duttilità
dei componenti del trio (al quale partecipa il bravissimo tastierista
Russel Ferrante), che ben si presta a caratterizzare le sfumature della
dell’esecuzione, con, in primo luogo, la grande personalità
di Robben Ford, il suo fraseggio, allo stesso tempo acuto e sanguigno.
Nel novero dei brani compresi nell’opera c’è da sottolineare
You cut me to the bone, dalla chitarra con un wha-wha molto
incisivo, la classica i’m a real man, tell me i’m
your man in puro “Ford style”, e per ultima la dolcissima
life song.
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