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Quando
circa un anno fa i tre Ben Folds Five comunicarono lo scioglimento, dopo
sei anni di onorata carriera, qualcuno si domandò chi altri avrebbe
occupato il posto di quella band ironica, frizzante e così brava
(qualità che nel music business non è proprio comune). Già
sentivamo la mancanza di quella manciata di lavori (Ben Folds Five, Whatever
And Ever Amen, The Unauthorized Biography of Reinhold Messner) che li
aveva imposti all’attenzione anche per il non trascurabile particolare
di suonare e comporre senza l’aiuto della chitarra elettrica, ma
del solo basso, della batteria e del pianoforte.
Già sentivamo la mancanza di quell’alchimia di bontà
che univa la forza barocca dei migliori Queen, l’intellettualismo
pop di Joe Jackson, il romanticismo di Billy Joel, la verve melodica di
Paul McCartney. Sembrava finita, ma non proprio.
E così, quando meno ce lo aspettavamo, Ben Folds pubblica un disco
in cui suona tutti gli strumenti, con il contributo di qualche amico (tra
cui John McCrea dei Cake), e riavvolge quel nastro che si era inceppato
tra le righe di uno stringato comunicato: “Abbiamo deciso di
separarci amichevolmente”, recitava.
Brio, senso della forma canzone, intuito melodico, divertimento, tristezza,
gioia, si mischiano in quello che si presenta come uno dei migliori dischi
degli ultimi aridi anni.
Tutti i brani che compongono quest’album di debutto (da Annie Watts,
Zack And Sara, Still Fighting It a The Ascent Of Stan, Carrying Cathy,
Not The Same) sono ottime ragioni per dare al proprio cuore un’altra
possibilità di battere all’impazzata, incurante dei limiti
di velocità.
Questo è un altro miracolo di Ben Folds, non più Five.
I Brani:
1. Annie Waits
2. Zak And Sara
3. Still Fighting It
4. Gone
5. Fred Jones Part 2
6. The Ascent Of Stan
7. Losing Lisa
8. Carrying Cathy
9. Not The Same
10. Rockin’ The Suburbs
11. Fired
12. The Luckiest
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