Proprio ieri mi sono recato
nel negozio di dischi più vicino a dove lavoro, e come sempre
quasi senza dubbi sono andato a confrontare i prezzi dei CD che mi interessavano
di più, per vedere se qualche cosa era cambiato, e c'èra
qualche offerta, e così mi sono trovato alla cassa con "Sketches
for My Sweetheart the drunk" cd publicato postumo di Jeff Buckey,
dalla madre: 2 Cd con 21 canzoni. Devo dire che inizialmente non mi
sono mai piaciuti questi remake di artisti che anche se geniali sono
deceduti troppo presto, e così il loro business viene continuato
dagli eredi.... Così come Jeff, mi viene ora in mente, Freddy,
Elvis, che a distanza di quanti 30, anni dalla sua morte riesce ancora
a pubblicare dischi....e sarà di prossima pubblicazione 2'to
noone... e così Bob Marley.... Credo siano speculazioni che non
vale la pena di acquistare per partito preso, anche se poi come in qualche
caso si possono tramutare in veri pezzi da custodire gelosamente nella
propria discografia casalinga, ritrovandone comunque sia la loro validità
e la loro arte.
Il business discografico, ora messo anche in ginocchio dalle stesse
case discografiche, ha visto con gli anni quanto la morte paghi bene,
e così non si fa mai aspettare a propinarci l'ultimo, e poi ancora
l'ultimissimo... e poi l'anno dopo ancora l'uno che si era perso o era
stato dimenticato.... insomma.... non si finisce mai...
E quando magari si ha veramente finito allora si procede come i Beatles,
che dopo trenta e più anni faranno uscire l'ultimo Let it be,
con una RE - rimasterizzazione nuova, un remixaggio e un nuovo sound,
che lascia un po' di curiosità ma anche un po di inutile ricerca
ossessiva degli anni che furono d'oro.
Nel caso di questo disco che ho scelto di recensirvi invece sembra essere
più una chiusura di un capitolo Vita.
La copertina innanzi tutto fa molto anni 90, colorata di rosso e arancio,
è relativamente molto scarna, e anche il back, ripropone la scaletta
dei dischi in modo atomatico.
Ma è all'interno che iniziano ad arrivare le sorprese. innanzi
tutto la poesia dei pensieri di Jeff appuntati e scritti di proprio
pugno sul suo tacquino, lo riportano per un momento in vita, e la foto
di lui che suona il pianoforte è molto significativa.
All'interno del booklet, concludendo, oltre ad una breve biografia e
storia del disco, scritta da Bill Flanagan, nel 98, c'è un messaggio
della madre ai fans, per spiegare un po il perchè di questa iniziativa,
e poi iniziano le lyrics che si susseguono senza pause dalla prima all'ultima.
Parlando della cosa che reputo infine più importante, che è
la musica, il primo disco è un po diverso dal secondo, quindi
ve lo recensirò a parte.
Primo disco: Per quanto riguarda la prima parte di
questo lavoro, e cioè le prime 10 canzoni, bellissimo è
l'apertura, con The sky is a landfill, dopo Jeff dona già all'ascoltatore
una chiara linea di quelo che sarà il cd. Un susseguiri di canzoni
potenti e meno, come Yardas of blonde girls piuttosto che Everybody
here wants you, calme, tranquille che sembrano essere li per confortarti,
per renderti la pace che cerfchi, un tocco davvero speciale di chitarra
direi intimistica e gioiosa.
Poi si riapre con la traccia quattro, Nightnmare by the sea. che sembra
essere figlia dei nirvana, il basso ricorda molto Come as you are, ma
è bello in questo sentire come Jeff non ne faccia un remake di
una cover, o di qualche copiatura già sentita, ma proceda nella
stesura e usi i Nirvana solo come punto di partenza per evolversi in
un secondo momento verso qualcosa di sconosciuto al publico.
Per la track 5 passa ad
una sensualità che mai avevo sentito prima da nessuno, chitarre
relativamente pesanti, con un ritmo lento, che si trascina come una
passeggiata alticcia di chi ha cancellato dalla propria mente tutti
i pensieri rivolti alla mancanza di amore, proprio come in un film della
propria vita.
La cupezza della precedenza cambia e si risolve nella num. 6, un urlo
al cielo, che si tramuta in un ritmo incalzante da vero ballo, tra il
tribale e il live rock. Un coro di voci fa da intro per un circolo di
"feel no shame for what you are...". Recita abbandonati all'amore,
profetica preghiera forse dal testo un po retorico ma sicuramente di
forte impatto... come di quelle canzoni che ruotano sempre su pochi
accordi e battute, si evolvono lentamente e non vorresti che finissero
mai....
Morningh theft e Vancouver riprendono un po le sonorità già
sentite, e continuano il percorso, una per l'armonia e le sonorità
molto particolari, l'altra per il ritmo e l'uso della voce angelica.
Il primo disco si chiude con un inno nel vero senso della parola, quasi
come si stesse entrando in una chiesa, o meglio, in un tempio. Un leggero
sottofondo che pende tra il gregoriano e l'ohm, in cui si staglia la
voce di Jeff quasi a cappella, sempre intonata e sicura su ogni nota.
una gran bella canzone che da i brividi in alcuni punti, un giusto compromesso
per terminare in primo disco.
Secondo disco: Il secondo disco si riapre con il solito
riff che ricorda i Nirvana, ma poi si vede è lo stesso pezzo,
e cioè Nightmare by the sea... trattato solamente dal vivo, e
ripulito... ma anche in questa versione, molto curata e molto pulita...
come nell'altro caso pecedentemente visto, è solamente più
ritmata è giustamente più Live.... Anche alla prox canzone
live, è molto più ritmata e carica della precedente del
primo cd...
Havent't you heard... potrebbe fare bene da opening second act... una
carica da vera bomba ad orologeria.... I vari demo contenuti in questo
secondo Cd, saranno trattati forse con un po meno cura discografica
ufficiale, ma risultano con gli anni essere stati fonte di ispirazione
e aver preso inspirazione inconsciamente dal sentito... così
la quattro e la cinque sporcate volontariamente, riprendono e ripescano
nel sociale, dagli U2, con il riff di chitarra di acthung baby, a Neil
Young, per il testo, e nonostante ciò sono vere ballate splendide
e originali. Tra le prove e i demo che concludono il secondo cd, rilevanti
sono la fortissima e quasi punk Your flesh is so nice, e la romanticissima
che ricorda un po le armonie di Grace... Jewel box.
Il disco si conclude con la cover Satisfied Mind, tre il blues e il
coro gospel, canzone del più consumato Eric Clapton, ma con una
finezza e una voce da brivido. Come se l'album non potesse finire meglio.