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SuperShock sono una giovane band rock nata all'ombra della Mole Antonelliana
di Torino nel 2001. Alla fine del 2002 hanno realizzato questo disco d'esordio,
intitolato "Les Fleurs du Mal" (I Fiori del Male di Baudelaire). E' un
disco piuttosto elaborato, che attinge a piene mani dalle infuenze di
band come Smashing Pumpikins ed Afterhours, con un sottofondo, sempre
presente, di suoni della new wave "oscura" dei primissimi anni '80. Mi
riferisco in particolare alle ritmiche di basso e batteria, che a tratti
ricordano molto i grandi Joy Division. A dire il vero anche le atmosfere,
un po' "noir", riportano alla mente le avventure di Curtis & Co. ma anche
la prima produzione di Nick Cave. Ancora, mi hanno ricordato molto da
vicino i suoni dei Death in Venice, semi-sconosciuto gruppo "wave" dei
primi anni '80.
La loro è una Musica a tratti in tonalità seppia, che richiama
il grigiore di tante vite che si limitano ad esistere e poco più,
come diceva il grande Oscar Wilde. La Musica dei SuperShock nasce in effetti
per raccontare (e superare) il disagio giovanile, l'assenza di "sostanza"
e di valori "veri" nei giovani contemporanei, persi nella ricerca dell'effimero
e del piacere ad ogni costo (ma non è sempre stato così?
:-)).
I tre SuperShock
fanno tutto da sè, persino la produzione e la promozione, avendo
fondato la propria etichetta discografica, la SuperShock Records. Cantano
in inglese ed i compiti compositivi sono affidati a Paulmtv, voce, chitarre
e tastiere del gruppo.
I 7 brani che compongono questo loro sintetico lavoro d'esordio possiedono
spunti interessanti, sia dal punto di vista degli arrangiamenti che della
composizione. Si intuisce abbastanza facilmente che non si tratta del
solito gruppetto di teen-agers con scarse o nulle conoscenze musicali
(ed infatti sono hanno studi di Conservatorio alle spalle) ed il disco
scorre in maniera piacevole, regalando momenti piuttosto intensi, come
ad esempio l'intro della prima traccia ("For Years"), a tratti epico-sinfonica,
con chiare influenze classiche.
Quel che lascia piuttosto perplessi è la scelta dei suoni, invero
molto particolare. Hanno optato per sonorità sporche (o apparentemente
tali) e suoni compressi che a mio parere penalizzano moltissimo le capacità
compositive del gruppo, tanto da avermi indotto a credere che il master
fosse stato realizzato in casa su piastra a cassette.
Dopo uno scambio di opinioni coi SuperShock ho invece avuto la conferma
che il loro sound, così particolare e lo-fi aggiungo io, è
assolutamente voluto e cercato con pignoleria.
Da tenere d'occhio,
per essere il loro disco d'esordio, questo "Les Fleurs du Mal" dei SuperShock,
pur con qualche inevitabile ingenuità, è piuttosto interessante.
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