The crazy crazy world of mr Rubik”Urna elettorale”, recensione

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Mi sarebbe bastato soffermarmi sul titolo del disco (Urna elettorale (The crazy crazy crisi)), sul monicker o ancor più semplicemente sulla foto che capeggia sul loro profilo Facebook per attivare I sensori della curiosità.
Poi il servizio postale mi ha consegnato il loro digipack e la curiosità ha trovato una porta aperta.

Tre musicisti matti oppure matti matti? Questo lo deciderete voi una volta entrati nel loro mondo targato Locomotiv Records, indipendent label bolognese con la quale Music on tnt ha avuto il piacere di iniziare una collaborazione vitale, grazie anche al canale della Unomundo.

Urna elettorale (The crazy crazy crisi), seconda opera dei folli felsinei, ci racconta otto tracce figlie di un on the road intenso, sostenuto per il tour d’appoggio al debut album. Tracce vigorose e talvolta stordenti nella loro amalgama efficace di rock ed etnic vibration, voce sonora di una crisi che appare tematica fondante del disco.

Come ci dimostra la cover art, l’intenzione di Mr Rubik è quello di dar voce ad un epoca sconfortante attraverso un song writing spigoloso e metaforico, in perfetto sodalizio con partiture mai banali.
Il punto di partenza è segnato da Sebele, brano che, oltre a ospitare Marco Bernacchia (Above the tree) e Matteo Sideri (E-Side), offre un ottimo riff piacevolmente distorto, capace di accompagnarci lungo la folle filastrocca i cui tempi di esposizione si rifanno al un carattere quasi tribale del drum set. All’interno della canzone, i tutt’altro che docili movimenti differenziati ci invitano ad inoltrarci in piccole sottotracce che rendono la composizione magicamente caleidoscopica.

Se poi con la cupezza post grunge di Pabababè ci ritroviamo in un doorsiano viaggio lisergico, con la convincente La nona rivoluzione silenziosa (del lighi gighi gi) la band ci riporta alla mente i primi Black Sabbath, complice il riff stoner introduttivo, qui affiancato da un african use della batteria. La traccia, annoverabile tra le migliori performance del disco, ci regala un ossessivo andamento ben calibrato nel suo bridge coinvolgente e trainante, volto verso un falso finale che anticipa la scheletrica Cambiamo forma e la ciclotimica Fantasamba

A completare il quadro deliziosamente lo-fi sono l’ermetico sussurio di È tempo di … e la Bologna Punx degli anni ’80, qui riportata in vita grazie alla rivisitazione di Live in Punkow, atto di chiusura di un disco curioso ed innovativo.