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L’uscita
del secondo volume del ‘the best’ degli U2 ci porta a fare
il punto sulla ventennale carriera del gruppo irlandese.
La prima raccolta copre i primi dieci anni di vita e narra di una band
che passa dalle prime ingenue esperienze ‘garage’ e proto-
‘new wave’ al successo mondiale sotto l’egida di Brian
Eno.
In realtà proprio i primissimi passi sono trattati in maniera molto
sommaria, visto che non c’è traccia dei singoli d’esordio
(sarebbe stato necessario almeno l’inserimento della significativa
“11 o’clock tick tock”), mentre, dai primi due album
[“Boy” (80) e “October” (81)], viene recuperata
solo l’energica e lampeggiante “I will follow” (la tristissima
e splendida “October” appare alla fine solo come ‘ghost-track’).
Il successo comincia ad arridere agli U2 a partire dal ‘combat-rock’
dell’album “War” (83) e, infatti, dalle ‘sessions’
per questo disco vengono tratti due brani storici come “New year’s
day” e “Sunday bloody sunday” [nella parte relativa
alle b-sides c’è il dispensabile strumentale “Endless
deep” e “Trash, trampoline & the party girl”, prima
brutta incarnazione della “Party girl” acustica in bella mostra
sull’album live “Under a blood red sky” (83)].
Passati al rock ambientale di Eno, gli U2 sfornano “The unforgettable
fire” (84), album magnificamente evocativo, per suoni e testi, da
cui viene estratta una triade fulminante: “Pride”, “Bad”
e il brano omonimo [dal versante b-sides abbiamo le delicate “The
three sunrises” e “Love comes tumbling” (che avrebbero
fatto la loro figura anche sull’album) e lo strumentale ‘eno-logico’
“Bass trap”].
Ancora prodotti da Eno, ma anche in pieno ‘flirt’con le radici
del rock americano, gli U2 incidono “The Joshua tree” (87),
il loro capolavoro: nella raccolta compaiono i tre singoli estratti a
suo tempo dall’album (“With or without you”, “I
still haven’t found what I’m looking for” e “Where
the streets have no name” – è un peccato, però,
che manchi uno dei brani in assoluto più belli e coinvolgenti del
gruppo irlandese, “Bullet the blue sky”) più una straordinaria
serie di b-sides ingiustamente escluse dal disco ufficiale [“Sweetest
thing” (dolcissima, utilizzata, con diverso mixaggio, come ‘trailer’
dell’album), “Spanish eyes”, “Walk to the water”,
“Luminous times” e “Silver and gold” (in versione
diversa, più dura, rispetto a quella incisa da Bono nell’85
per “Sun City”, un album contro l’apartheid in Sudafrica)].
Gli U2 celebrano se stessi e il rock ‘pionieristico’ con l’album
successivo, “Rattle and hum” (88): nel ‘best’
sono presenti i quattro singoli estratti (“Desire”, “When
love comes to town”, “Angel of Harlem” e la suadente
“All I want is you”) con alcune b-sides in linea con il contenuto
‘americano’ del disco [le autografe “Hallelujah here
she comes” e “A room at the Heartbreak Hotel” più
le cover “Dancing barefoot” (brano molto suggestivo di Patti
Smith), “Everlasting love” e “Unchained melody”
(queste ultime francamente evitabili)].
Nel ’91
(e siamo così passati al secondo ‘best’) gli U2 si
ripresentano sulle scene completamente rinnovati: “Achtung baby”
ha un ‘mood’ elettronico e lirico prettamente europeo, evidente
nei brani selezionati (“Even better than the real thing”,
“Mysterious ways”, la stupenda ballata “One” e
“Until the end of the world” – manca, purtroppo, “The
fly”, il coraggiosissimo primo singolo estratto da quell’album
– più le due b-sides “Lady with the spinning head”
e “Salomé” – qui, però, proposte in penalizzanti
versioni ‘dance’).
A integrazione del precedente dal punto di vista sia lirico che musicale,
esce nel ’93 “Zooropa”: nella raccolta sono compresi
“Stay (faraway, so close!)”, la robotica e affascinante “Numb”
(sia pure con un mixaggio diverso) e l’evocativa “The first
time”. Nel ‘best’ compare anche “Hold me, thrill
me, kiss me, kill me”, scarto di “Zooropa”, ripescato
dagli U2 per la colonna sonora del film “Batman forever” (95).
Sempre in questo stesso anno i quattro irlandesi più Brian Eno
(con la sigla Passengers) elaborano un curioso quanto interessante progetto
di brani di colonne sonore virtuali, “Original soundtracks 1”,
da cui vengono estratte la poco efficace “Miss Sarajevo” (con
la stucchevole quanto insopportabile voce di Luciano Pavarotti) e l’affascinante
e misteriosa “Your blue room”.
Le suggestioni del nuovo rock, sempre più manipolato elettronicamente,
sono alla base di “Pop” (97): nell’antologia sono presenti
(con nuovi mixaggi) “Gone”, “Discotheque” e “Staring
at the sun”, mentre, come b-sides, abbiamo la dolcissima “North
and south of the river” e la poco riuscita cover di un brano dei
Beatles, “Happiness is a warm gun”.
Dalle ‘sessions’ dell’ultimo album “All that you
can’t leave behind” (2000), un monotono e, tutto sommato,
poco riuscito tentativo di riappropriarsi della genuinità dell’originario
suono ‘U2’, sono, infine, tratte “Beautiful day”
e “Stuck in a moment you can’t get out of” più
la b-side “Summer rain”.
In questa seconda raccolta sono presenti anche due brani inediti: “Electrical
storm”, ‘song’ dalla bella linea melodica, e la malinconica
“The hands that built America” (tratta dalla colonna sonora
del film “Gangs of New York”).
Due parole, per concludere, sul secondo disco (quello delle b-sides, per
intenderci) dell’antologia 1990-2000: deludente e incomprensibile
appare la scelta di pubblicare remixaggi (inutili, oltre che brutti) di
brani già noti, rinunciando a mettere su disco le cover di “Satellite
of love” (Lou Reed), “Paint it black” (Rolling Stones),
“Fortunate son” (Creedence Clearwater Revival) o “Can’t
help falling in love” (Elvis Presley) (tutte tratte dalle ‘sessions’
di “Achtung baby”) oppure “Slowdancing” (ancora
figlio di quelle magiche ‘sessions’) oppure, ancora, la struggente
“Two shots of happy one shot of sad”, apparsa sul cd-singolo
di “If God will send his angels”, brano dell’album”Pop”.
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