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Fiondarsi
a comprare un cd lo stesso giorno in cui ne viene iniziata la distribuzione
e tornare con impazienza a casa per ascoltarlo mi fa tornare un po’
adolescente…
Peccato poi che il “magic moment” svanisca alla constatazione
di avere tra le mani le reliquie di quello che fu uno dei miei gruppi
preferiti, purtroppo ormai defunto da quasi vent’anni.
Fatto sta che dopo le due ore abbondanti di ascolto di questo Live &
Unreleased dei Weather Report l’espressione che si dipinge sul mio
viso è simile a quella di un emoticon.
Come il titolo del lavoro fa intuire, non si tratta di una clamorosa quanto
improbabile riunione: Wayne Shorter e Joe Zawinul, continuano la loro
brillante carriera solistica che, tra l’altro, li ha portati ad
animare i festival jazz anche italiani della scorsa stagione estiva, Jaco
Pastorius continua a deliziare con il suo fretless gli angioletti e buona
parte dei musicisti che si sono alternati al cospetto dei Chief Meteorologists
li ritroviamo in gruppi di primo piano del panorama jazzistico mondiale.
Molto più realisticamente si può intuire che le major discografiche
fanno di necessità virtù: più che dilapidare le scarse
risorse in nuovi contratti miliardari, si sono messe di buona lena a rastrellare
i loro archivi e, dal momento che il pubblico (anche giovane) del jazz
non ama generalmente “l’usa e getta” ne consegue che
queste operazioni, se ben condotte, sono alla fine paganti per le major
ed appaganti per gli appassionati.
I fan dei Weather Report hanno particolarmente beneficiato di questa tendenza:
da qualche anno è disponibile quasi tutta la loro discografia rimasterizzata,
impreziosita da interessanti booklets contenenti notizie, interviste e
fotografie e su questo scia ci ritroviamo il primo cd doppio (pare ne
seguiranno altri due nei prossimi mesi) di materiale live inedito registrato
tra il 1975 ed il 1983.
I Nostri sono stati un gruppo di gran resa dal vivo: l’energia,
le esecuzioni impeccabili e gli arrangiamenti sontuosi di questo doppio
lo confermano.
Pur coprendo un arco temporale abbastanza lungo è possibile scorgere
nelle registrazioni un denominatore comune: certamente Live & Unreleased
è molto più jazzy e meno “ruffiano” rispetto
ad altre registrazioni live ufficiali e mi riferisco in particolare ad
8:30, il doppio lp live del 1979.
Anche le registrazioni “studio” appena antecedenti lo scioglimento,
a mio parere, strizzavano eccessivamente l’occhio al funky più
commerciale; le medesime versioni live contenute in Live & Unreleased
risultano molto godibili anche per i palati più intransigenti nei
confronti delle eccessive contaminazioni con l’easy listening.
Nel complesso l’apprezzabile rigore interpretativo, l’essenzialità
che si esplica nella mancanza di barocchismi e/o di virtuosismi strappa-applausi
(di rito nelle performance live), esaltano le complesse strutture tipiche
delle composizioni dei W.R e rendono la fruizione di questo lavoro estremamente
fluida e coinvolgente.
La musica dei W.R. è fatta anche di atmosfere e di suoni particolari.
Le fonti di questo inconfondibile sound sono il sax di Shorter, mai ripetitivo
e sempre alla ricerca di nuovi percorsi interpretativi, le visionarie
tastiere di Zawinul che creano con leggerezza il caratteristico tappeto
dagli accenti spesso esotici ed infine il basso di Pastorius.
Quest’ultimo, a mio parere, è stata la vera sorpresa del
panorama jazzistico del tempo; Pastorius ha fatto assurgere il basso elettrico
(fino ad allora relegato ad un ruolo secondario) a livello di strumento
solista.
Nonostante la sua travagliata esistenza e la sua problematica coesistenza
con il resto della band, si conferma, ancora oggi, ineguagliato in velocità,
creatività ed in abilità nello sfruttare fino all’ultima
armonica del suo fretless.
Non occorre dimenticare che a fare pulsare il potente motore del gruppo
ritroviamo anche gli altri grandi musicisti che si sono alternati a bordo
dell’astronave Weather Report nel corso degli anni: Alphonso Johnson,
Omar Hakim, Alex Acuna, Victor Bayley, Chester Tompson, Peter Erskine,
Manolo Badrena.
Non voglio segnalare alcun brano in particolare: questo doppio è
da ascoltare con attenzione ed a volume sostenuto per apprezzare l’energia,
la quantità e la qualità del lavoro che c’è
dietro.
Tranquilli: i vicini apprezzeranno, se non lo faranno urlate loro che
state/stanno ascoltando il più grande gruppo di Jazz elettrico
di tutti i tempi !
Possiamo infine anche perdonare le fantomatiche “rare photos from
the Columbia archives” promesse dal bollino appiccicato sul jewel
box di cui non c’è traccia all’interno della copertina.
Dimenticavo: rimasterizzazione a 24 bit di ottimo livello.
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