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Artista/Gruppo: | George Benson |
| Titolo: | Absolutely live | |
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| Recensore: | Sabino Monterisi | |
| Pubb. il: | ------------ | |
| Copyryght: | Sabino Monterisi per www.music-on-tnt.com |
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| “PRELIMINARI…” Un caro saluto a tutti gli internauti che, sfidando le leggi statistiche, sono connessi al provider in questo periodo rovente… Questo mese, derogando alla programmazione delle spese per le “in”superabili esigenze familiari, ho sforato la quota fissata dal “Consiglio Familiare”: un concerto (SCOTT HENDERSON, leader dei Tribal Tech), tre cd, uno dei quali l’introvabile Time Remembered di JOHN MCLAUGHLIN (non più reperibile in Italia), ed un DVD Video, Absolutely Live, un concerto del mitico George Benson, svoltosi in Irlanda, del quale ci occuperemo nel presente articolo. STORIA L’artista è dunque George Benson. Dimostratosi interessato alla musica giovanissimo (tre anni), il lungimirante patrigno gli regala una chitarra (l’investimento più redditizio del secolo…). Comincia ad esercitare la professione di musicista circa 40 anni fa, suonando nei locali della sua zona (Pittsburgh), perfezionando uno stile sempre più personale, dal suono asciutto, scarno, dinamico e dalle mille sfumature. L’appassionato di jazz che conosce la musica di Benson sa bene che il suo stile è stato fortemente influenzato da quello di un altro grande chitarrista, WES MONTGOMERY, famoso per la melodia delle sue improvvisazioni (suonava senza plettro, sfiorando le corde col polpastrello del pollice) e per la sua abilità nel fraseggiare “ad ottave” (due note accoppiate con intervallo di una ottava, es. re e re una ottava sopra), con l’utilizzo di complicate diteggiature approntate all’uopo. Tuttavia, se mi consentite una metafora ispirata dai miei remoti studi in matematica, affermerei che “HENDRIX : VAI = MONTGOMERY : BENSON”, nel senso che, analogamente a quanto si possa dire di STEVE VAI e del suo rapporto con lo stile di JIMI HENDRIX, è innegabile che Benson sia un artista che viva di luce propria nonostante il forte legame con il suo precursore WES MONTGOMERY. Infatti Benson ha rielaborato quella forma musicale e quelle tecniche per chitarra, non limitandosi al loro mero approfondimento, evolvendo quello stile e creandone così uno nuovo ed unico. Come per VAI, il quale non suona puramente rock, anche per Benson non si tratta di “puro” jazz (… ammesso ma non concesso che sia possibile catalogare il jazz…), essendoci, nel suo fraseggiare, una grande quantità di contaminazioni, delle quali la più importante sembra essere quella rhythm & blues. Due parole sulla sua chitarra, realizzata dalla giapponese Ibanez che ho avuto modo di provare approfonditamente: è semplicemente perfetta, nessuna sbavatura nell'estetica, manico e tastiera senza ombre tecniche ed acustiche, grazie anche ai materiali pregiati che sono stati impiegati. Il suono, in tutto e per tutto analogo a quello udibile dalle registrazioni di Benson, non è il classico suono di una chitarra jazz (una per tutte: Gibson 175), ma, in virtù delle dimensioni della cassa, è più sottile, anzi, meno grosso, con toni bassi più secchi, con tutti i vantaggi che ne derivano. IL CONCERTO Arriviamo quindi al concerto, svoltosi in Belfast nel 1999, con la partecipazione della BBC Orchestra nonché del tastierista JOE SAMPLE, collaboratore di Benson nel cd Absolute Benson. Il repertorio eseguito durante il concerto piacerebbe a chiunque. Si parte dagli standards del jazz (All Of Me, I Only Have Eyes For You) con il supporto della Big Band, quindi si prosegue con brani di Benson, dalle lunghe e ripetute improvvisazioni e quindi dal tenore più propriamente chitarristico, questi eseguiti col supporto della sua band. Successivamente il sound ritorna alla forma “orchestrale”, ed infine per la gioia di tutti gli amanti del suo “latu senso” pop, Benson ripropone i brani che lo hanno reso famoso al pubblico radiofonico (Give Me The Night, On Broadway). Tutta la session è estremamente raffinata, ed in ogni momento del concerto Benson fa bella mostra del suo talentoso carisma e la della sua straordinaria abilità tecnica, musicale e vocale. Il suo timbro di voce, suadente e carezzevole, ed il suono della sua chitarra, senza fronzoli, sono in grado di conquistare sia l'ascoltatore "attento" che quello senza una particolare predisposizione o preparazione. Durante le sue improvvisazioni è arduo cogliere la prevalenza della ricerca melodica rispetto a quella tecnica e viceversa, grazie alla sua grande preparazione ed al suo “musical taste”: tutto quello che suona sembra facilmente (… ed illusoriamente) eseguibile anche dallo strumentista meno esperto. Un marchio di fabbrica di Benson è quello di cantare gli assolo che improvvisa, creando quindi un unisono unico nel suo genere, dimostrando (come se ce ne fosse il bisogno) la perfetta conoscenza della tastiera della chitarra. Ad onor del vero il concerto di Belfast è un “déjà vu”, essendo in realtà basato su un copione già collaudato da Benson già un decennio prima (1990), con l’incisione del favoloso Big Boss Band, un album di standards con il supporto della celeberrima Count Basie Orchestra, a detta di molti (uno per tutti Arrigo Polillo nella suo volume Jazz) la più importante Big Band della storia del jazz. Degni di nota anche i componenti della BBC Orchestra ed i collaboratori di Benson, i quali hanno degnamente (spesso sommessamente, comunque fattivamente) collaborato al fine di far emergere incontrastato il carisma del leader. Scrivetemi per riferirmi le vostre impressioni. Ciao e buone ferie. |