Artista/Gruppo: Gioacchino Rossini 
Titolo: Il barbiere di siviglia
Etichetta: Euroarts TDK
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Recensore: Paolo Bramardo
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«Un tremuoto, un temporale, un tumulto generale…».

Le parole di Don Basilio ci servono per fotografare l’accoglienza riservata alla prima del Barbiere di Siviglia, rappresentata il 20 febbraio 1816 al Teatro Argentina di Roma. L’Opera di Gioacchino Rossini (1792-1868) andò incontro a un fiasco tanto inatteso quanto clamoroso. Si racconta persino di un Bartolo caduto rovinosamente e rialzatosi con il naso ammaccato e sanguinante, di un gatto che avrebbe attraversato il palcoscenico miagolando.

Anche senza voler dare troppo credito alle esagerazioni, è un fatto che il Barbiere non nacque all’insegna del trionfo. Lo stesso Rossini non ne fa mistero scrivendo:

«Ah! Che bel baccano fu quella serata! Credetti che il Teatro Argentina crollasse sotto le fischiate e gli schiamazzi del pubblico romano».

Esiste una tesi secondo cui la contestazione sarebbe stata organizzata dai sostenitori di Giovanni Paisiello, autore di un precedente e celebre Barbiere che aveva visto la luce nel 1782 a San Pietroburgo. Tuttavia, anche questa ipotesi sembra eccessiva, perché allora era piuttosto comune l’uso di riproporre soggetti già collaudati, specie se di successo. Anche i cantanti scritturati per la prima erano al di sopra di ogni sospetto: la parte di Rosina era stata affidata a Geltrude Righetti Giorgi – di lì a poco applaudita nella Cenerentola – e il Conte di Almaviva era il celeberrimo tenore spagnolo Manuel Garcia, insegnante di canto e discreto compositore. Da notare che in occasione della prima romana, il titolo era “Almaviva, ossia l’inutile precauzione”, volendo con ciò richiamare più l’originale soggetto teatrale di Beaumarchais che non l’Opera di Paisiello.
In ogni caso, il Barbiere di Siviglia non tardò ad imporsi non solo in Italia, ma in tutta Europa, dove raccolse vasti consensi, conquistando un personaggio del calibro di Hegel, che arrivò e definire il proprio gusto «depravato poiché trovo questo Figaro molto più attraente di quello di Mozart».

La genesi della composizione rende giustizia alla genialità di Rossini. Il Barbiere, su libretto di Cesare Sterbini che aveva rielaborato il testo di Petrosellini già utilizzato da Paisiello, venne completato in 12 o 13 giorni stando alle dichiarazioni dello stesso Rossini (probabilmente qualcuno in più, ma meno di 20): il tutto, si badi bene, per 600 pagine di partitura autografa!
Fra le caratteristiche alla base del duraturo successo del Figaro rossiniano c’è il fresco e arguto senso dell’umorismo che pervade la costruzione musicale e teatrale, una comicità spontanea che non si lascia prendere la mano dalla forzatura e un equilibrio pressoché perfetto tra musica, canto e azione scenica. L’innovazione del crescendo così dilatato e potente – tanto che l’espressione “crescendo rossiniano” è diventata parte del nostro lessico e utilizzata per le metafore più disparate – conferisce caratteristiche uniche ai momenti salienti: nella “Calunnia” è l’ingrediente base di un ricercato effetto comico in cui la musica segue fedelmente il testo, l’ingresso di un numero sempre maggiore di strumenti accompagna l’infervorarsi del cantante fino alla grancassa che quasi stordisce il pubblico “come un colpo di cannone”.


LA TRAMA
Atto I
L’azione ha inizio in una piazza di Siviglia. Il Conte d'Almaviva ha organizzato una serenata per corteggiare Rosina, che vive sotto la tutela del Dottor Bartolo. La ragazza non si fa vedere, il Conte paga i suonatori (che fanno anche un gran baccano) e mentre sta per lasciare la piazza arriva Figaro, che magnifica i vantaggi della sua vita di factotum. Il barbiere riconosce il nobile (che desidera restare in incognito) e si mette al suo servizio, invitandolo a fare subito una nuova serenata. Questa volta le parole di Almaviva (che si fa chiamare Lindoro) giungono a segno: Rosina si affaccia ma, nel momento in cui sta per replicare, è obbligata a rientrare e il balcone viene chiuso bruscamente. Prima di lasciarlo, Figaro suggerisce al Conte un paio di stratagemmi per introdursi nella casa di Don Bartolo.
Cambia la scena, ora siamo nella casa di Don Bartolo. Rosina vorrebbe mettersi in contatto con Lindoro, gli ha appena scritto una lettera e decide di ricorrere ai servigi di Figaro. Nel frattempo rientra Don Bartolo e con lui Don Basilio, maestro di musica della ragazza e amico del dottore. Don Basilio informa Don Bartolo che Almaviva è a Siviglia e propone di annientare la concorrenza del Conte calunniandolo. Il dottore, tuttavia, preferisce metodi più rapidi e diretti e ordina di preparare le sue nozze con Rosina per quel giorno stesso. Figaro è in ascolto, informa Rosina e le consiglia di scrivere un biglietto che egli recherà a Lindoro/Almaviva.
Rosina finge stupore e vergogna, ma poi consegna la lettera già bell’e pronta. Don Bartolo intuisce le macchinazioni ai suoi danni scorgendo un dito di Rosina sporco d’inchiostro e promette di tenere la ragazza sempre chiusa in casa. Lindoro, però, mette in atto i piani studiati con Figaro e si presenta all’uscio travestito da soldato, pretendendo di prendere alloggio presso Don Bartolo. Il dottore si rifiuta esibendo un “brevetto d’esenzione”, Lindoro straccia il foglio, scoppia il caos e il nobile ne approfitta per far giungere un biglietto a Rosina. Fa ritorno Figaro, compare anche Don Basilio, lo strepito cresce fino a quando la polizia bussa alla porta richiamata dal gran baccano. L’ufficiale ordina di arrestare il Conte, ma questi si fa riconoscere e viene lasciato libero. Gran finale con Don Bartolo che fa la figura dell’allocco.

Atto II
Ancora in casa di Don Bartolo. Bussano alla porta e si presenta Almaviva nei panni di un maestro di musica. E’ Don Alonso, allievo di Don Basilio; dice che quest’ultimo è ammalato. Don Bartolo non si fida e, per convincerlo, Don Alonso gli consegna un biglietto che dimostra la tresca tra Rosina e Almaviva. Rosina, chiamata per la lezione, riconosce subito il suo Lindoro, ma fa finta di nulla. Arriva Figaro per fare la barba a Don Bartolo, questi gli consegna la chiave per prendere la biancheria e il barbiere ne approfitta per sottrarre la chiave del balcone e fa cadere piatti e bicchieri, cosicché Don Bartolo deve accorrere, lasciando Rosina sola con Don Alonso/Lindoro/Almaviva. L’ingresso di Don Basilio rende il tutto ancora più complicato, il maestro di musica nega di conoscere Don Alonso, tuttavia viene convinto ad andarsene dal Conte a suon di denari. Il dottore mostra a Rosina la lettera per farle credere che Figaro e Lindoro la vogliano consegnare ad Almaviva, poi richiama Don Basilio e gli ordina di affrettare le nozze, tutto deve essere compiuto la sera stessa. Scoppia un temporale, Figaro e Almaviva si introducono in casa dal balcone e, di fronte alle accuse di Rosina, Lindoro le rivela la propria identità. Al momento di andarsene, il terzetto si accorge che la scala è scomparsa e mentre cercano di trovare una scappatoia, entrano Don Basilio e il notaio. Figaro volge a proprio favore la situazione e invita il notaio a celebrare il matrimonio tra il Conte e Rosina; Don Basilio, di fronte all’alternativa tra un prezioso anello e “due palle nel cervello”, accetta di fare da testimone. Infine compare Don Bartolo, che non è più in grado di opporsi, così il lieto fine è servito, con generale soddisfazione.

IL DVD
L’aspetto tecnico di questa edizione del Barbiere merita una votazione molto vicina al massimo. E’ una buona dimostrazione di come il DVD sia il supporto ideale per esaltare ogni aspetto del teatro lirico, laddove il video non è semplice complemento – né tanto meno elemento di distrazione – della parte musicale ma elemento inscindibile dalla stessa.
L’immagine è sempre di alto livello, ripresa in 16:9 anamorfico, con elevata definizione, corretta scala cromatica, buona luminosità (ottima se si considerano le condizioni in cui deve essere effettuata una ripresa dal vivo in teatro) e assenza di artefatti. La traccia audio in PCM Stereo è un piacere per le orecchie e, sul fronte del multicanale non solo c’è la traccia in DD 5.1, ma anche quella in DTS 5.1. Infine, tra i sottotitoli, è disponibile il libretto originale in italiano, fattore che dal nostro punto di vista fa salire ulteriormente il giudizio sull’edizione.

L’allestimento di Zurigo porta la firma del russo Grischa Asagaroff, cresciuto alla scuola di Jean-Pierre Ponnelle. La scelta di ambientare l’azione in un’epoca approssimativamente a cavallo degli Anni Venti e Trenta del secolo scorso, è un tentativo – a nostro parere riuscito – di rinfrescare un’Opera che, anche al di fuori di una rappresentazione tradizionale mantiene intatte freschezza e vis comica. In quest’ottica va letta anche l’idea di fare entrare in scena il Conte di Almaviva su un monopattino e Figaro a bordo di una motocicletta con sidecar: nessun intento dissacrante o intellettualoide, nessun simbolismo sotteso, solo la volontà di assecondare la forte carica umoristica rossiniana evitando i luoghi comuni. Di qui in avanti, peraltro, sono i cantanti a farla da padroni, muovendosi in un ambiente piacevole e ben curato.

Reinaldo Macias è un Conte di Almaviva non del tutto irreprensibile; vi sono alcuni passaggi in cui sembra affrontare una fatica al limite delle proprie possibilità (vedasi “Se il mio nome saper voi bramate” oppure l’iniziale cavatina “Ecco ridente in cielo”). Manuel Lanza è Figaro: prestante sul piano fisico, ha buona voce e la dizione è chiara, il gesto recitativo convincente. Rosina è impersonata dal mezzosoprano Vesselina Kasarova: l’interpretazione offerta in questa occasione, dà all’eroina del Barbiere una dimensione inusitata, sorretta da una voce squillante e sensuale, con un piacevole colore brunito nel registro più grave. La recitazione è ammiccante e focosa, aggressiva e spiritosa, a seconda delle situazioni; è un piacere seguire le evoluzioni mimiche e vocali di Rosina/Kasarova. Il vero mattatore della scena, però, è Don Bartolo, condotto a vette decisamente elevate da un ispirato Carlos Chausson. Il baritono-basso spagnolo canta in modo egregio e con naturalezza, quasi che la voce fosse un semplice accessorio di un repertorio d’attore di consumata esperienza. Tutto, in questo Bartolo, strappa sorrisi e ammirazione: la mimica facciale, il suo modo nervoso di muoversi sulla scena, le smorfie. Tutto ciò senza accenni di fatica apparente, nemmeno quando “A un dottor della mia sorte” si trasforma in un impervio scioglilingua. La disamina dei ruoli principali si conclude con Don Basilio: il maestro di musica è impersonato da Nicolai Ghiaurov, nome che certo non ha bisogno di presentazioni.

La direzione di Nello Santi può forse apparire meno veloce e spumeggiante di quanto sarebbe lecito attendersi, ma in cambio si ottiene un’interpretazione attenta alle sfumature, che riesce a fare emergere chiaramente anche il dettaglio del grandioso impianto musicale rossiniano.

EUROARTS-TDK

Gioacchino Rossini
IL BARBIERE DI SIVIGLIA
(2 DVD Video)
Direttore Nello Santi
Interpreti Reinaldo Macias Il Conte d’Almaviva
Manuel Lanza Figaro
Vesselina Kasarova Rosina
Carlos Chausson Bartolo
Nicolai Ghiaurov Basilio
Elizabeth Rae Magnuson Berta
Valeriy Murga Fiorello/Un ufficiale
Kenneth Roberson Ambrogio
Regia Grischa Asagaroff

Formato Video PAL 16:9
Formato Audio Stereo PCM, DD 5.1 e DTS 5.1
Durata 161’
Sottitoli Italiano (lingua originale), Inglese, Tedesco, Francese, Spagnolo
Region Code 0 (Worldwide)

Registrazione Opera House Zurigo, Aprile 2001