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Artista/Gruppo: | Giuseppe Verdi |
| Titolo: | Il Trovatore | |
| Etichetta: | DG | |
| Web site: | www.universalclassics.com | |
| Codice: | ------ | |
| Recensore: | Paolo Bramardo | |
| Pubb. il: | ------ | |
| Copyryght: | Paolo Bramardo per www.music-on-tnt.com |
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Il Trovatore si colloca
al centro della “trilogia romantica” o “trittico
popolare”. Questa etichetta, solitamente invisa ai critici,
raggruppa con grande efficacia Rigoletto, Il Trovatore e La Traviata,
tre capolavori scritti e messi in scena da Giuseppe Verdi (1813-1901)
nell’arco di un biennio, dal marzo 1851 al marzo 1853. Neppure l’improvvisa
morte di Cammarano, nel 1852, arresta l’attività del
Maestro, che è un fiume in piena. Verdi, profondamente colpito
dal lutto per un uomo che stimava molto, chiede consiglio all’amico
napoletano De Sanctis, così il testo viene rifinito e scritto
nella stesura definitiva da un altro cittadino di Napoli, Emanuele
Leone Bardare.
PARTE PRIMA Quadro secondo - Nei giardini del palazzo, Leonora, dama d’onore della principessa di Aragona, rivela alla confidente Ines l’amore che nutre per un cavaliere sconosciuto, incontrato durante un torneo, poi scomparso a causa della guerra civile. Ma una notte aveva riconosciuto la voce del suo amato nel canto di un trovatore che invocava il suo nome e dichiara all’amica di essere pronta a morire per lui. La donna è appena rientrata nel palazzo, quando si ode la voce del trovatore che, cantando, le esprime tutto il suo amore. Leonora si precipita, ma, ingannata dall’oscurità, si ritrova presso il Conte. Resasi conto dell’errore, si getta ai piedi del trovatore e gli giura il suo amore. Furibondo, il Conte sfida il rivale che si rivela essere Manrico, seguace della fazione a lui avversa, capitanata dal Conte Urgel.
Quadro primo - Alle falde di un monte della Biscaglia, Azucena, attorniata da zingari, racconta il supplizio della madre e impone al figlio Manrico, che gli è vicino ferito, di vendicarla. Rimasti soli Azucena gli racconta la storia di Garzia rivelando, però, di aver gettato nelle fiamme, accecata dalla follia, il proprio figlio e non quello del Conte. Manrico, inorridito dal racconto chiede alla zingara se veramente sia suo figlio. Questa lo rassicura. Manrico le spiega di non comprendere come mai, nel duello, non aveva avuto il coraggio di uccidere il Conte di Luna e che una forza arcana aveva fermato la sua mano. Si ode il suono di un corno; giunge un messaggero che annuncia la conquista della fortezza di Castellor da parte dei guerrieri del Conte Urgel. Leonora, convinta della morte di Manrico, sta per rinchiudersi in convento. Invano trattenuto da Azucena, Manrico parte per Castellor. Quadro secondo - Nel chiostro del convento, il Conte di Luna, accecato dalla gelosia, sta organizzando il rapimento di Leonora, credendo inoltre che il rivale Manrico sia morto. Mentre il Conte sta attuando il proprio piano, giunge Manrico con una schiera di soldati e si allontana poi in compagnia dell’amata. Quadro primo - I soldati del Conte di Luna si preparano all’assalto di Castellor dove sono asserragliati Manrico e i suoi uomini. Sopraggiunge Ferrando con la notizia della cattura di Azucena. Il Conte la riconosce per colei che probabilmente aveva ucciso suo fratello e perciò la condanna al rogo. Quadro secondo - Nella cappella del castello in Castellor, Manrico e Leonora stanno per celebrare le nozze. Giunge la notizia della cattura della zingara e della sua condanna al rogo. Manrico rivela a Leonora di essere figlio di Azucena, raduna i suoi uomini e si precipita nel tentativo di salvarla.
Quadro primo – Leonora, all’esterno della torre del palazzo d’Aliaferia in cui è prigioniero Manrico, professa il proprio amore per il trovatore. Ella è disposta a salvare Manrico anche a costo della propria vita. Quando giunge il Conte, che dà ordine di giustiziare all’alba Manrico e Azucena, gli si offre in cambio della vita dell’amato. Il Conte accetta e a quel punto Leonora inghiotte il veleno contenuto nell’anello. Quadro secondo - Manrico tenta di confortare Azucena, ossessionata da tragiche visioni. Entra Leonora, che esorta Manrico a fuggire, avendo ottenuto la sua libertà. Manrico, avendo intuito il prezzo da lei pagato, rifiuta di fuggire e la maledice; ma comprende il suo sacrificio quando Leonora, per effetto del veleno, muore tra le sue braccia. In quel momento entra nella cella il Conte di Luna che, alla vista della scena, furente ordina alle sue guardie che Manrico sia giustiziato all’istante, poi trascina Azucena e, da una finestra, fa in modo che assista alla condanna. Ad esecuzione avvenuta, la zingara finalmente svela al Conte che il giovane, appena decapitato, è suo fratello ed esclama: “Sei vendicata o madre!”.
Ci troviamo di fronte all’edizione su DVD di un’Opera che era già stata pubblicata su Laserdisc. Era lecito aspettarsi una qualità leggermente superiore per quanto riguarda il video e comunque non abbiamo riscontrato difetti macroscopici o fastidiosi. Nulla a che spartire, in ogni caso, con una VHS, non fosse altro che per la qualità della traccia audio stereo registrata (bene) in digitale e per la disponibilità dei sottotitoli, compreso l’italiano. Manrico è un Luciano Pavarotti dei tempi belli; big Luciano ha sempre diviso il pubblico, non tutti lo amano (anche chi scrive si sente più… “dominghiano”) ma non gli si possono disconoscere le qualità canore. Ci sono poi personaggi, come il Trovatore, che sembrano fatti apposta per lui. Delicatezza e potenza si fondono e si alternano in scena con grande naturalezza. In “Di quella pira…” si lascia andare sopra le righe con un “all’armi” che diventa l’esibizione della sua notevole “potenza di fuoco”; un’interpretazione forse poco filologica, ma siamo in America e qualche piccola concessione agli effetti speciali si può perdonare. Tanto più che il fiero rivale, il Conte di Luna è uno Sherrill Milnes che non si lascia certo rubare la scena. Canta con sicurezza, pronuncia bene, è disinvolto ed espressivo, attinge con perizia ad un vasto bagaglio di esperienza supportato da un notevole talento. Se i due ruoli maschili sono coperti nel migliore dei modi, è Azucena, a nostro avviso, l’autentica mattatrice. Dolora Zajick Ha una voce potente e la usa con sapienza in ogni circostanza. Ma è tutto il suo corpo a cantare, ci parla con gli occhi, che sprigionano follia e orrore per l’antico delitto che grava sulla sua coscienza e per la sete di vendetta mai placata. “Stride la vampa” e “Condotta ella era in ceppi” regalano splendide emozioni e tutti gli applausi che riceve anche a scena aperta sono più che meritati. La Leonora di Eva Marton completa una squadra affiatata; la sua grazia solare contrasta in modo netto e piacevole con i toni cupi e la violenza che pervade la maggior parte dell’Opera. L’allestimento è molto americano (noblesse oblige, in fin dei conti siamo al Metropolitan), sontuoso ma non pomposo, regna un certo gusto nel tentativo di rendere atmosfere e luoghi in modo classico; la direzione di Levine è vigorosa, piena, bada soprattutto a rendere la forza della musica e le oltre due ore di spettacolo risultano davvero trascinanti. DEUTSCHE GRAMMOPHON Giuseppe Verdi Luciano Pavarott,i Manrico
(Il trovatore) Formato Video NTSC 4:3 Registrato al Metropolitan di New York (1988)
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