Giuseppe Verdi Il Trovatore, Copertina del DVD Artista/Gruppo: Giuseppe Verdi
Titolo: Il Trovatore  
Etichetta: DG
Web site: www.universalclassics.com
Codice: ------
Recensore: Paolo Bramardo
Pubb. il: ------
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Il Trovatore si colloca al centro della “trilogia romantica” o “trittico popolare”. Questa etichetta, solitamente invisa ai critici, raggruppa con grande efficacia Rigoletto, Il Trovatore e La Traviata, tre capolavori scritti e messi in scena da Giuseppe Verdi (1813-1901) nell’arco di un biennio, dal marzo 1851 al marzo 1853.

Non è possibile stabilire con certezza come e quando Verdi venga in possesso del nuovo soggetto. E’ sicuro, invece, che incarica Salvatore Cammarano, napoletano (1801-1852) di scrivere il libretto prima dell’11 marzo 1951, data d’esordio del Rigoletto. Cammarano, oltre che poeta, è pittore e drammaturgo, un personaggio di spicco del panorama operistico; non è alla prima collaborazione con il Maestro di Busseto (Alzira, La Battaglia di Legnano e Luisa Miller) e porta la sua firma anche la Lucia di Lammermoor di Donizetti.

Il Trovador, dramma dello spagnolo Garcia Gutierrez, era comparso sulle scene di Madrid nel 1836, ottenendo da quel momento un successo travolgente; non stupisce, dunque, che la sua eco giunga fino a Verdi, lettore attento, frequentatore assiduo dei classici del teatro ma anche sensibile alle novità capaci di ispirare il suo genio musicale.

Quella del Trovatore è una storia truce, a tratti perfino grottesca, ambientata tra Biscaglia e Aragona all’inizio del XV secolo. Le tinte fosche sono una costante del dramma, i suoi personaggi sono prigionieri di ossessioni e contraddizioni, i re e i grandi condottieri non hanno cittadinanza: qui abitano un piccolo e oscuro conte, un cantastorie-cavaliere di ventura e un seguito di zingari e popolani. Sulla decisione di Verdi, di puntare sul Trovatore, deve avere influito in parte lo stato d’animo in cui versava il compsitore in quegli anni. Il Maestro era ormai famoso, ammirato ovunque, ma non amato; perlomeno, egli non si sentiva tale ed è vero che i suoi rapporti a Busseto come a Sant’Agata non erano dei migliori, la sua convivenza con Giuseppina Strepponi aveva reso molto tese le relazioni con il padre e con l’ex suocero e mecenate Antonio Barezzi. Ma Verdi non è uomo da lasciarsi comandare o intimidire e il Trovatore diventa in certo qual modo il suo grido di libertà, l’unico modo che egli conosce per ribellarsi e imporsi.

Neppure l’improvvisa morte di Cammarano, nel 1852, arresta l’attività del Maestro, che è un fiume in piena. Verdi, profondamente colpito dal lutto per un uomo che stimava molto, chiede consiglio all’amico napoletano De Sanctis, così il testo viene rifinito e scritto nella stesura definitiva da un altro cittadino di Napoli, Emanuele Leone Bardare.
La prima dell’Opera va in scena all’Apollo di Roma il 19 gennaio 1853 ed è un trionfo. La Fenice di Venezia e il San Carlo di Napoli erano stati in ballottaggio come sede: la scelta era caduta sulla capitale un po’ per motivi di convenienza economica ma anche perché Verdi necessitava di avere nella compagnia di canto anche un grande mezzosoprano per il ruolo di Azucena e non erano molti gli impresari disposti ad allestire organici con troppe primedonne.

Il Trovatore appartiene a quella ristrettissima cerchia di opere che non ha mai conosciuto alti e bassi, rappresentata ogni anno in qualche teatro del mondo, un capolavoro assolutamente inossidabile. Ma qual è la sua forza? Nelle vicende di Manrico e di Leonora, del Conte di Luna e di Azucena, c’è tanto, se non tutto l’uomo Verdi, che si esprime in totale simpatia con il compositore. La musica è un fluire travolgente, senza soluzione di continuità, tutto è al suo servizio e nelle sue note si sente l’inscindibile legame di Verdi con la sua terra, il gusto per i sapori semplici e forti. Il non voler inseguire le mode ha come risultato un capolavoro che non passa mai di moda.

LA TRAMA
PARTE PRIMA
Quadro primo - Ferrando, capitano delle guardie, raccomanda agli armigeri appostati nell’atrio del palazzo dell’Aliaferia di rimanere ben desti fino al ritorno del loro signore, il Conte di Luna, che trascorre le notti presso il balcone del palazzo di Leonora di cui è pazzamente innamorato, senza però essere corrisposto. Il Conte ha un rivale, un misterioso trovatore che, nottetempo, affida al canto il proprio messaggio d’amore. Ferrando, intanto, racconta l’oscura fine di Garzia, fratello del Conte. Molti anni prima, una zingara era stata arsa sul rogo con l’accusa di stregoneria, sorpresa nell’atto di gettare il malocchio sul fanciullo. La figlia della zingara, per vendicarla, aveva rapito Garzia e il corpicino carbonizzato di un bimbo era stato ritrovato fra le ceneri del rogo. Il vecchio Conte non volle credere che quelli fossero i resti del figlio e non cessò mai di cercare la zingara che lo aveva rapito e, in punto di morte, aveva incaricato l’altro suo figlio (l’attuale Conte) di proseguire la ricerca.
Quadro secondo - Nei giardini del palazzo, Leonora, dama d’onore della principessa di Aragona, rivela alla confidente Ines l’amore che nutre per un cavaliere sconosciuto, incontrato durante un torneo, poi scomparso a causa della guerra civile. Ma una notte aveva riconosciuto la voce del suo amato nel canto di un trovatore che invocava il suo nome e dichiara all’amica di essere pronta a morire per lui. La donna è appena rientrata nel palazzo, quando si ode la voce del trovatore che, cantando, le esprime tutto il suo amore. Leonora si precipita, ma, ingannata dall’oscurità, si ritrova presso il Conte. Resasi conto dell’errore, si getta ai piedi del trovatore e gli giura il suo amore. Furibondo, il Conte sfida il rivale che si rivela essere Manrico, seguace della fazione a lui avversa, capitanata dal Conte Urgel.

PARTE SECONDA

Quadro primo - Alle falde di un monte della Biscaglia, Azucena, attorniata da zingari, racconta il supplizio della madre e impone al figlio Manrico, che gli è vicino ferito, di vendicarla. Rimasti soli Azucena gli racconta la storia di Garzia rivelando, però, di aver gettato nelle fiamme, accecata dalla follia, il proprio figlio e non quello del Conte. Manrico, inorridito dal racconto chiede alla zingara se veramente sia suo figlio. Questa lo rassicura. Manrico le spiega di non comprendere come mai, nel duello, non aveva avuto il coraggio di uccidere il Conte di Luna e che una forza arcana aveva fermato la sua mano. Si ode il suono di un corno; giunge un messaggero che annuncia la conquista della fortezza di Castellor da parte dei guerrieri del Conte Urgel. Leonora, convinta della morte di Manrico, sta per rinchiudersi in convento. Invano trattenuto da Azucena, Manrico parte per Castellor.
Quadro secondo - Nel chiostro del convento, il Conte di Luna, accecato dalla gelosia, sta organizzando il rapimento di Leonora, credendo inoltre che il rivale Manrico sia morto. Mentre il Conte sta attuando il proprio piano, giunge Manrico con una schiera di soldati e si allontana poi in compagnia dell’amata.

PARTE TERZA

Quadro primo - I soldati del Conte di Luna si preparano all’assalto di Castellor dove sono asserragliati Manrico e i suoi uomini. Sopraggiunge Ferrando con la notizia della cattura di Azucena. Il Conte la riconosce per colei che probabilmente aveva ucciso suo fratello e perciò la condanna al rogo.
Quadro secondo - Nella cappella del castello in Castellor, Manrico e Leonora stanno per celebrare le nozze. Giunge la notizia della cattura della zingara e della sua condanna al rogo. Manrico rivela a Leonora di essere figlio di Azucena, raduna i suoi uomini e si precipita nel tentativo di salvarla.

PARTE QUARTA

Quadro primo – Leonora, all’esterno della torre del palazzo d’Aliaferia in cui è prigioniero Manrico, professa il proprio amore per il trovatore. Ella è disposta a salvare Manrico anche a costo della propria vita. Quando giunge il Conte, che dà ordine di giustiziare all’alba Manrico e Azucena, gli si offre in cambio della vita dell’amato. Il Conte accetta e a quel punto Leonora inghiotte il veleno contenuto nell’anello.
Quadro secondo - Manrico tenta di confortare Azucena, ossessionata da tragiche visioni. Entra Leonora, che esorta Manrico a fuggire, avendo ottenuto la sua libertà. Manrico, avendo intuito il prezzo da lei pagato, rifiuta di fuggire e la maledice; ma comprende il suo sacrificio quando Leonora, per effetto del veleno, muore tra le sue braccia. In quel momento entra nella cella il Conte di Luna che, alla vista della scena, furente ordina alle sue guardie che Manrico sia giustiziato all’istante, poi trascina Azucena e, da una finestra, fa in modo che assista alla condanna. Ad esecuzione avvenuta, la zingara finalmente svela al Conte che il giovane, appena decapitato, è suo fratello ed esclama: “Sei vendicata o madre!”.

IL DVD

Ci troviamo di fronte all’edizione su DVD di un’Opera che era già stata pubblicata su Laserdisc. Era lecito aspettarsi una qualità leggermente superiore per quanto riguarda il video e comunque non abbiamo riscontrato difetti macroscopici o fastidiosi. Nulla a che spartire, in ogni caso, con una VHS, non fosse altro che per la qualità della traccia audio stereo registrata (bene) in digitale e per la disponibilità dei sottotitoli, compreso l’italiano. Manrico è un Luciano Pavarotti dei tempi belli; big Luciano ha sempre diviso il pubblico, non tutti lo amano (anche chi scrive si sente più… “dominghiano”) ma non gli si possono disconoscere le qualità canore. Ci sono poi personaggi, come il Trovatore, che sembrano fatti apposta per lui. Delicatezza e potenza si fondono e si alternano in scena con grande naturalezza. In “Di quella pira…” si lascia andare sopra le righe con un “all’armi” che diventa l’esibizione della sua notevole “potenza di fuoco”; un’interpretazione forse poco filologica, ma siamo in America e qualche piccola concessione agli effetti speciali si può perdonare. Tanto più che il fiero rivale, il Conte di Luna è uno Sherrill Milnes che non si lascia certo rubare la scena. Canta con sicurezza, pronuncia bene, è disinvolto ed espressivo, attinge con perizia ad un vasto bagaglio di esperienza supportato da un notevole talento.
Se i due ruoli maschili sono coperti nel migliore dei modi, è Azucena, a nostro avviso, l’autentica mattatrice. Dolora Zajick Ha una voce potente e la usa con sapienza in ogni circostanza. Ma è tutto il suo corpo a cantare, ci parla con gli occhi, che sprigionano follia e orrore per l’antico delitto che grava sulla sua coscienza e per la sete di vendetta mai placata. “Stride la vampa” e “Condotta ella era in ceppi” regalano splendide emozioni e tutti gli applausi che riceve anche a scena aperta sono più che meritati. La Leonora di Eva Marton completa una squadra affiatata; la sua grazia solare contrasta in modo netto e piacevole con i toni cupi e la violenza che pervade la maggior parte dell’Opera.
L’allestimento è molto americano (noblesse oblige, in fin dei conti siamo al Metropolitan), sontuoso ma non pomposo, regna un certo gusto nel tentativo di rendere atmosfere e luoghi in modo classico; la direzione di Levine è vigorosa, piena, bada soprattutto a rendere la forza della musica e le oltre due ore di spettacolo risultano davvero trascinanti.

DEUTSCHE GRAMMOPHON

Giuseppe Verdi
IL TROVATORE
(1 DVD Video)
Direttore James Levine
Interpreti:

Luciano Pavarott,i Manrico (Il trovatore)
Eva Marton, Leonora
Dolora Zajick, Azucena
Sherrill Milnes, Il Conte di Luna
Jeffrey Wells, Ferrando
Loretta di Franco, Ines
Mark Baker, Ruiz
Un vecchio zingaro, Ray Morris
Un messo, John Bills

Regia: Fabrizio Melano
Scenografia: Ezio Frigerio
Regia televisiva: Brian Large

Formato Video NTSC 4:3
Formato Audio Stereo PCM
Durata 133’
Sottitoli Italiano (lingua originale), Inglese, Tedesco, Francese, Cinese
Region Code 0 (Worldwide)

Registrato al Metropolitan di New York (1988)