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Artista/Gruppo: | Giuseppe Verdi |
| Titolo: | Macbeth | |
| Etichetta: | Arthaus Music | |
| Web site: | ||
| Codice: | ||
| Recensore: | Paolo Bramardo | |
| Pubb. il: | ||
| Copyryght: | Paolo Bramardo per www.music-on-tnt.com |
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Quando Giuseppe Verdi si appresta a comporre un’opera commissionatagli
dal Teatro della Pergola di Firenze per la stagione Carnevale-Quaresima
del 1847, la scelta del soggetto da rappresentare ricade sul Macbeth,
anche e soprattutto perché per la prima fiorentina non è
garantita al Maestro la scrittura di un grande tenore. Stante invece
la disponibilità del baritono Varesi, Verdi opta per il dramma
di Shakespeare e vi si accosta con piglio nuovo, con un rispetto assoluto
e una disciplina poco consona al suo crattere indomito e insofferente. In un bosco della Scozia, un gruppo di streghe è intento a compiere i propri riti, quando sopraggiungono Macbeth e Banco, generali del re di Scozia Duncan vittoriosi sui ribelli. I due interrogano le fattucchiere che predicono a Macbeth che sarà signore di Cawdor e futuro re di Scozia e a Banco che avrà una vita più felice e dal suo sangue si avrà una discendenza di re. L’iniziale stupore è fugato alla notizia della condanna a morte per tradimento del signore di Cawdor e dalla designazione di Macbeth a succedergli. Lady Macbeth, nel castello, legge la lettera del marito, in cui è narrata la profezia. Decide dunque di spingere Macbeth all’assassinio del re, che passerà la notte suo ospite, per realizzare la seconda parte della profezia e far sedere il marito sul trono di Scozia. Macbeth dapprima esita, poi cede alla determinazione della consorte e alla propria ambizione. Compiuto il delitto manifesta il proprio sgomento, che fa da contrasto alla cinica freddezza di Lady. Macduff, accompagnato da Banco, si reca a svegliare l’anziano re, il delitto viene scoperto e denunciato alla corte e tutti maledicono l’omicida.
Macbeth è re di Scozia, la colpa del crimine è stata fatta ricadere su Malcolm, figlio di Duncan, che è fuggito dando così consistenza ai sospetti. Il nuovo re, tuttavia, non si sente ancora sicuro, perseguitato dalla profezia delle streghe. Ancora una volta spinto dalla consorte, decide di fare uccidere Banco e suo figlio, ma il giovane riesce a sfuggire all’agguato teso loro dai sicari. Nel castello si tiene uno sfarzoso banchetto, Lady Macbeth innalza invita i commensali a un brindisi, Macbeth mostra stupore per l’assenza di Banco ma in quei momenti gli compare l’ombra del compagno d’armi assassinato. Il re è atterrito e pronuncia frasi sconnesse, la moglie lo schernisce e lo invita a darsi un contegno. Macbeth decide quindi di tornare a interrogare le streghe.
In una caverna, le streghe danzano e una di esse preannuncia l’arrivo di Macbeth. Al re viene concesso di consultare gli spiriti delle tenebre e tre sono i vaticinii: Macbeth dovrà guardarsi da Macduff, gli viene predetto che nessun nato di donna potrà nuocergli e, infine, che sarà invincibile fintanto che la foresta di Birnam non si muoverà contro di lui. Macbeth domanda infine se i figli di Banco regneranno e gli spiriti di otto re gli sfilano innanzi. Il monarca sviene e quando si ridesta ha al fianco la moglie. Insieme decidono di annientare Macduff distruggendo i suoi beni e trucidandone la famiglia.
Macduff è accampato ai confini della Scozia insieme con i profughi piange la patria oppressa e la sorte delle loro famiglie. Malcolm si unisce a loro guidando gli alleati inglesi e l’esercito si prepara a muoversi contro il castello di Macbeth celandosi con le fronde strappate nella foresta di Birnam. All’interno del castello, un medico e la dama di compagnia di Lady Macbeth attendono la regina che si aggira in stato di sonnambulismo. La regina compare, è ossessionata dall’omicidio di Duncan e cerca in ogni modo di ripulirsi dalle immaginarie macchie di sangue che le lordano le mani. Macbeth si sente debole e abbandonato, furente e in preda ai rimorsi, pronto comunque all’imminente battaglia. Gli è annunciata la morte della moglie ma, soprattutto, gli dicono che la foresta di Brinam si sta muovendo e il re comprende che il proprio destino sta per compiersi. Nella lotta, Macduff ferisce a morte Macbeth, rivelandogli di non esser nato da donna, ma estratto dal ventre materno. Il destino è compiuto e Malcolm è proclamato re di Scozia.
Il Macbeth prodotto dalla Arthaus ha qualche difetto e molti pregi. Liquidiamo subito le note negative – che peraltro non inficiano il buon giudizio complessivo – segnalando una qualità video caratterizzata da una non elevata definizione ma comunque sempre abbondantemente al di sopra della sufficienza. Non sono inoltre disponibili i sottotitoli in italiano e questa ci sembra una mancanza deprecabile, visto che priva di un’opzione sicuramente gradita a buona parte del pubblico. Ciò premesso, ci troviamo di fronte a uno spettacolo che abbiamo apprezzato sotto ogni punto di vista. E’ anche un’ottima occasione per mettere nella propria “meloteca” – passateci il neologismo ma ci pare riduttivo confinare i DVD di opera nel generico settore dei video musicali – un’apprezzabile performance di Giuseppe Sinopoli. La direzione del compianto maestro dà, dell’opera verdiana, un’interpretazione dotta, introspettiva, con eleganti ed efficaci sottolineature degli aspetti soprannaturali e metafisici che con tanta forza escono dalle pagine di Shakespeare. La firma di Luca Ronconi sulla regia è di per sé garanzia di elevata qualità e si coglie la mano felice nell’allestimento di questa versione berlinese. La scena è tutta giocata sul contrasto tra il rosso dei protagonisti (molto belli i costumi di Luciano Damiani) e il grigio-nero dei fondali; un contrasto che dilata il palcoscenico e ne aumenta la profondità, conferendo forza e tensione al tratteggio psicologico dei personaggi. Macbeth non è il dramma dell’amor tradito o dell’amor perduto, è la tragedia dell’amore per il potere, dell’ambizione sfrenata che alla fine conduce alla follia e all’annientamento. Renato Bruson è un Macbeth ispirato nel canto e nella recitazione, ci trasmette lo sgomento di fronte al soprannaturale e il peso del rimorso. La sua voce passa dalla potenza gagliarda del generale vincitore, poi divenuto re tramite il delitto, allo smarrimento lamentoso quando, alla fine, è la coscienza a vincere la battaglia interiore. L’applauso a scena aperta è meritato nel quarto atto quando canta “Perfidi, all’Anglo contro me v’unite!”, poco prima di affrontare la battaglia finale. Mara Zampieri (Lady Macbeth) probabilmente non è il prototipo perfetto del personaggio dipinto da Verdi, almeno non secondo la descrizione fattane dal maestro quando spiegava perché non voleva la Tadolini in scena. Non si può certo imputare alla Zampieri di non sapere cantare, ma ciò non è un ostacolo, perché questa Lady sa sibilare e digrignare, sa delirare “vieni, t’affretta…”, riversa sul marito il disprezzo come una mazzata “E un uomo voi siete?… Voi siete demente”. La grande scena del sonnambulismo ci regala momenti di intensa emozione: la follia nasce dalla voce e si perde nello sguardo vacuo, ipnotico, che si rifiuta di rivedere ancora le immagini dei crimini commessi mentre invano la regina cerca di mondarsi dalle immaginarie macchie di sangue. Anche per lei applausi meritati. Il resto del cast è all’altezza della situazione, adeguato ad un dramma che ruota esclusivamente attorno ai due protagonisti, qui tutto è funzionale al ruolo di Macbeth e della Lady. Giuseppe Verdi Formato Video PAL 4:3 Registrato al Deutsch Oper
Berlin (1987) |