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Artista/Gruppo: | Giuseppe Verdi |
| Titolo: | Il Rigoletto | |
| Etichetta: | Decca | |
| Web site: | www.deccaclassic.com | |
| Codice: | ----- | |
| Recensore: | Paolo Bramardo | |
| Pubb. il: | ||
| Copyryght: | Paolo Bramardo per www.music-on-tnt.com |
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«Finalmente in questa musica riconosco il genio di Verdi». Quale miglior viatico delle parole di Gioacchino Rossini per la comparsa sulle scene del Rigoletto. Il successo dell’opera che apre il “trittico popolare” (le altre due sono Il Trovatore e La Traviata) data fin dalla prima rappresentazione, l’11 marzo del 1851 alla Fenice di Venezia; pur se con qualche riserva da parte della critica, i favori del pubblico decretarono l’indiscutibile trionfo del Maestro. Non altrettanta fortuna aveva avuto il dramma “Le roi s’amuse”, di Victor Hugo, dal quale Francesco Maria Piave aveva tratto il libretto. La prima rappresentazione
fu un fiasco e il giorno dopo il dramma fu proibito dalle autorità
perché giudicato immorale. E un’opera vietata dalla censura in una
Francia in cui, almeno formalmente, vigeva una certa libertà di
espressione, non poteva certo essere bene accetta nella Venezia
sotto potestà austriaca. Le fasi della composizione e dell’allestimento
sono scandite da lettere e battaglie per imporre il dramma così
com’è, senza cambiamenti sostanziali. Il re di Francia diventa prima
il Duca di Vêndome, poi il Duca di Mantova e infine si trova l’accordo
pure sul titolo: Rigoletto. Verdi, però, fa la voce grossa quando
si cerca di modificare le caratteristiche del buffone e scrive al
direttore della Fenice con un tono che non ammette repliche: Una musica che sgorgava di getto dalla penna di Verdi. Non è vero, come riportano alcuni aneddoti, che il Rigoletto sia stato composto in 40 giorni (ci sono voluti circa sei mesi) ma la realtà non è del tutto dissimile ed è confortata dalla testimonianza di Temistocle Garibaldi, amico del compositore. Rifugiato a Sant’Agata, in quei 40 giorni il Maestro porta a termine il grosso del lavoro. Evitando ogni compagnia, trascorre le sue giornate in casa, fa lunghe passeggiate in giardino agitandosi molto e spesso rientra in tutta fretta, mettendosi subito al pianoforte. “Questa o quella”, “Parmi veder le lacrime”, “Sì, vendetta”, “La donna è mobile” e “Lassù in cielo” passano così come sono dall’abbozzo alla partitura. Per Verdi è incominciato un periodo di ispirazione particolarmente fecondo. Scena I Nel palazzo del Duca di Mantova, giovane libertino,
è in corso una festa; il signore entra parlando con Borsa, al quale
rivela di essersi invaghito di una ragazza vista in chiesa. Di lei
non conosce il nome, ma sa dove abita e che ogni sera riceve strane
visite. Nel frattempo corteggia la contessa di Ceprano, mentre il
buffone Rigoletto si prende gioco del marito. Intanto Marullo, altro
cortigiano, deride a sua volta Rigoletto, e racconta che, a dispetto
della sua menomazione, avrebbe una giovane amante. Il conte di Ceprano
non intende lasciar correre gli sberleffi di Rigoletto e si adopera
per far sì che l’amante del gobbo sia rapita. La festa si interrompe
all’ingresso del conte di Monterone, il quale accusa il Duca di avergli
sedotto la figlia. Costui replica mettendo agli arresti il malcapitato,
che diviene oggetto di scherno da parte di Rigoletto: Monterone maledice
il Duca e il suo giullare.
E ’ notte, Rigoletto sta tornando a casa e intanto
ripensa alla maledizione di Monterone; gli si fa incontro Sparafucile,
sicario di professione, che gli offre i suoi servigi. Rigoletto rifiuta,
ma, chiede il nome allo sconosciuto. Giunto a casa, Rigoletto rivela
a Gilda (sua figlia e non la sua amante) i suoi crucci di vedovo e
la sua preoccupazione per tenerla al riparo dall’ambiente corrotto
di corte. In strada si sente un rumore, il giullare esce a controllare
e il Duca sguscia all’interno del cortile. Quando Rigoletto se ne
va, Gilda racconta alla serva Giovanna del bel giovane che l’aveva
seguita dalla chiesa. Il Duca sfrutta la situazione e con perfetto
tempismo si presenta innanzi alla ragazza corteggiandola con passione,
dicendo di essere un povero studente. Un gruppo di cortigiani, fra
i quali Marullo, il Conte di Ceprano e Borsa, si trovano sotto la
casa per rapire l’amante di Rigoletto. Al buffone, che nel frattempo
fa ritorno, Marullo racconta di avere organizzato il rapimento della
Contessa di Ceprano e Rigoletto abbocca, prestandosi al gioco. Marullo
dice a Rigoletto che deve essere mascherato, in questo modo lo benda,
Rigoletto resta a reggere la scala senza poter vedere nulla e quando
si rende conto di quanto è accaduto cade svenuto.
In una stanza del palazzo, il Duca denuncia la
scomparsa di Gilda, ma la spiegazione la danno i cortigiani raccontando
al signore del rapimento, rivelando che la ragazza si trova colà nascosta.
Entra Rigoletto, chiede conto dell’impresa della notte, i cortigiani
negano, ma restano poi alquanto sorpresi nell’apprendere che Gilda
non è l’amante ma la figlia del buffone. Un paggio viene a cercare
il Duca, i cortigiani lo cacciano perché il signore non può essere
disturbato. Rigoletto ha capito tutto, vuole raggiungere la stanza
del Duca, ma è bloccato. A questo punto compare Gilda, che si getta
tra le braccia del padre; Rigoletto cerca di convincersi che si è
trattato di uno scherzo, ma le parole di Gilda spezzano subito tale
illusione. Sotto le finestre del palazzo passa Monterone – condotto
in prigione – che ricorda al buffone la maledizione. Rigoletto grida
vendetta, ma Gilda, innamorata, difende comunque il Duca.
ATTO TERZO Siamo sulla sponda destra del Mincio. Rigoletto
vuole convincere Gilda – che si professa sempre innamorata - circa
la vera natura del Duca e la conduce alla fatiscente locanda di Sparafucile.
Il buffone invita la figlia a guardare all’interno, dove il Duca,
travestito da ufficiale, corteggia Maddalena, sorella di Sparafucile.
Gilda viene rimandata a casa, a preparare la fuga da Mantova, intanto
Rigoletto conclude un accordo con il sicario: Sparafucile ucciderà
il Duca prima di mezzanotte, poi sarà il Buffone a gettare il cadavere
nel fiume. Maddalena, però, prega il fratello di salvare la vita al
Duca, suggerendogli di uccidere, invece, Rigoletto quando si presenterà
per saldare il suo debito. Il sicario rifiuta, ma i due si accordano
su una soluzione diversa: Sparafucile ammazzerà il primo viandante
che si presenterà alla locanda; Rigoletto non si accorgerà di nulla,
visto che il corpo gli sarà consegnato chiuso in un sacco. Gilda ritorna
in abiti maschili – come consigliato dal padre per affrontare il viaggio
– e ode tutto. Sceglie dunque di immolarsi per amore e bussa alla
porta: quando entra, viene pugnalata all’istante. Non appena ha fine
il temporale, si presenta Rigoletto, cui viene consegnato il sacco.
Prima di gettarlo nel fiume, il buffone sente in lontananza una voce
cantare (“La donne è mobile”). Consapevole del fatto che nel sacco
non può esserci il Duca, lo apre e, con sommo orrore, vi trova Gilda
in fin di vita. La ragazza muore tra le braccia del padre chiedendo
perdono e Rigoletto, straziato, grida: «Ah, la maledizione!».
IL DVD
Sotto il profilo tecnico ci troviamo di fronte a un buon prodotto, ma ciò non deve stupire, poiché, audio a parte (traccia in PCM stereo), una ripresa cinematografica permette di scegliere a piacimento luci e inquadrature e di rifare le scene quando non vengono bene. Fatta questa doverosa premessa, entriamo nel dettaglio. Primo grosso difetto: mancano i sottotitoli in italiano. Lo ripetiamo ancora una volta, ciò è inaccettabile per un DVD, in special modo quando si tratta della lingua originale. Il cast comprende un Pavarotti in forma dal punto di vista vocale nei panni del Duca di Mantova, Ingvar Wixell nel ruolo di Rigoletto, Edita Gruberova nel ruolo di Gilda e Ferruccio Furlanetto nel piccolo ma non trascurabile ruolo di Sparafucile. Dalla direzione di Chailly avremmo forse apprezzato un pizzico di vigore in più, ma parliamo comunque di sfumature. L’aspetto visivo, invece, ci lascia a dir poco perplessi. Il risultato della regia di Jean-Pierre Ponnelle è un’opera dall’andamento discontinuo, che alterna momenti riusciti e suggestivi (pochi, purtroppo) a scene ridondanti, a volte decisamente pacchiane. E’ chiaro, ad esempio, che i tempi cinematografici (necessariamente diversi da quelli teatrali) risultano indigesti a Pavarotti ed è poi perfino imbarazzante, in un paio di occasioni, vedere il suo faccione ridente che riempie tutto lo schermo. Così è anche fortemente compromessa la possibilità di rendere plausibili le forti contraddizioni dei personaggi che popolano il dramma. Perché è in queste contraddizioni che sta la vera “immoralità” che aveva portato la censura a prendere di mira Le Roi s’amuse di Hugo. Nel Rigoletto, il male ha il volto del Duca di Mantova, che dovrebbe essere il bel seduttore, mentre l’unico personaggio davvero umano è incarnato da un essere deforme, spaventoso. Anche Verdi ha voluto mettere in scena il suo Quasimodo, per questo lo ha difeso tanto. Gilda non può nemmeno essere considerata la vittima: muore, è vero, ma ciò capita per sua scelta; l’unica, vera vittima è Rigoletto. Wixell ci offre un’interpretazione di prim’ordine, di fronte alla macchina da presa è sempre misurato ed efficace, il pathos viene espresso dal canto, supportato anche da un’eccellente dizione, così come dalla mimica facciale, dalla gestualità. E’ lui il protagonista, in tutti i sensi, ed è ben coadiuvato da una Gruberova che rispetta il ruolo di soprano leggero voluto da Verdi per Gilda. Fra i momenti migliori, sotto il profilo squisitamente cinematografico, segnaliamo la scena in cui Rigoletto, tornando a casa, attraversa solo e di notte la piazza deserta e la parte finale, quando il giullare si vede morire tra le braccia la figlia mentre è in barca sul Mincio, con una splendida panoramica di Mantova sull’altra sponda. Volendo riassumere il giudizio in modo sintetico, è questo un DVD che non ci sentiamo di consigliare come prima scelta agli appassionati di opera. Si può, tuttavia, cedere senza troppi rimpianti, alla curiosità di vedere un Rigoletto che a teatro non sarebbe riproducibile. Allo stesso modo, questa versione, potrebbe piacere a chi, neofita del genere, teme che una classica rappresentazione teatrale possa essere troppo statica e, in definitiva, un po’ noiosa. DECCA Giuseppe Verdi Formato Video NTSC 4:3 Produzione cinematografica 1983 Unitel Film, Munchen – Produzione DVD 1998 Decca |