Copertina del DVD Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi. Artista/Gruppo: Giuseppe Verdi
Titolo: Un ballo in maschera
Etichetta: Deutsche Grammophon
Web site: www.deutschegrammophon.com 
Codice: ------
Recensore: Paolo Bramardo
Pubb. il: ------
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Fin dal debutto del Macbeth, nel 1847, Giuseppe Verdi si era proposto di mettere in musica Re Lear, il dramma di Shakespeare che più lo aveva colpito e affascinato.

A questo scopo aveva incaricato il poeta Antonio Somma di fornirgli una riduzione adatta ad essere messa in musica. E il Re Lear avrebbe potuto essere il lavoro del 1857 per il San Carlo di Napoli – con il quale il compositore aveva un contratto – ma non se ne fece nulla a causa dell’indisponibilità del soprano Maria Piccolomini che Verdi voleva per il ruolo di Cordelia. Così il Maestro scrisse a Somma di trovargli un nuovo soggetto

«bello, originale, interessante, con bellissime situazioni ed appassionato: passioni sopra tutto!»

Il risultato risponde a questi requisiti, tranne che per l’originalità. La scelta ricade su Gustave III che Eugène Scribe aveva scritto per Auber (opera rappresentata a Parigi nel 1833) e dieci anni dopo Salvatore Cammarano ne aveva tratto Il Reggente per Saverio Mercadante.

Antonio Somma accetta l’incarico con un’unica condizione: «Desidererei – scrive il poeta a Verdi – se non vi spiace, conservare l’anonimo per questo lavoro, oppure supplirvi con uno pseudonimo. Così scriverò con più libertà». La tesi secondo cui Somma avrebbe chiesto l’anonimato per non firmare un lavoro non originale, preso a prestito, non appare verosimile. Il riferimento alla libertà non sottolinea un concetto teorico, ma una situazione affatto concreta: Somma, infatti, era nel mirino della censura, aveva partecipato attivamente, a Venezia, alla ribellione contro gli austriaci ed era sorvegliato dalla polizia. E’ naturale che, in queste condizioni, il poeta preferisse l’anonimato per trattare una storia che aveva come finale un regicidio.

Tale precauzione, tuttavia, non basta a mettere al riparo Verdi dai problemi, cui è ormai da tempo abituato, con le autorità. Alle ripetute richieste di variazioni da parte dell’impresario, Verdi alla fine replica chiedendo di essere citato in giudizio, cosicché egli stesso porterà davanti al Tribunale l’impresa. L’effetto è che l’opera non sarà rappresentata a Napoli, bensì il 17 febbraio del 1859 all’Apollo di Roma. La censura pontificia ha maglie più larghe di quella borbonica, l’accordo viene raggiunto intitolando il lavoro “Un Ballo in Maschera” e spostando l’azione dalla Svezia del XVIII secolo a Boston, con Gustavo III che diventa Riccardo, Conte di Warwick e governatore inglese delle colonie.

E’ quasi un paradosso che tanti ostacoli si trovino sulla strada di un’opera che, nelle intenzioni di Verdi, doveva trascurare ogni connotazione politica per essere esclusivamente una storia di passione amorosa, condita con l’arguta creazione di Oscar. Il paggio è, in certo qual modo, l’occhio del Maestro che veglia, il tocco di una nuova ironia, il sorriso e la leggerezza di un Verdi che, sul piano personale, ha ormai acquisito maturità e stabilità sul piano artistico, economico ed affettivo.
L’opera qui recensita è nella versione “svedese”, cioè con luoghi (Stoccolma) e nomi (Gustavo e non Riccardo) che riportano l’azione alla stesura liberata dagli interventi censori.

ATTO I

In un salone del palazzo reale di Stoccolma, i sudditi fedeli a Gustavo III manifestano la propria devozione al sovrano, ma, al tempo stesso, alcuni congiurati dichiarano l’intenzione di uccidere il re. Entra Gustavo, annunciato dal paggio Oscar che gli presenta la lista degli invitati a un ballo mascherato. Il re nota, nell’elenco, il nome di Amelia, per la quale spasima ma che è la moglie di Renato Anckartsroem, suo segretario e grande amico.
Il sovrano invita tutti ad uscire e il paggio, incontrando sulla porta Renato, lo fa passare: questi, vedendo il re scuro in volto, dice di conoscere la fonte del turbamento, Gustavo teme che il marito di Amelia sappia tutto, ma Renato si riferisce, invece, alla congiura che viene ordita nell’ombra. Vuole svelare i nomi dei colpevoli, tuttavia Gustavo non vuole sentire, non intende spargere sangue e il segretario gli ricorda quanto sia importante, per il popolo, che il sovrano abbia cura della propria vita.
L’esortazione di Renato si conclude con l’ingresso dei giudici che sottopongono a Gustavo la lista di alcuni colpevoli da esiliare; quando Riccardo legge che fra questi vi è una donna, la maga Ulrica, mostra sorpresa, e Oscar prende le difese della maga contro il giudice. A Gustavo viene un’idea: andare dalla maga vestito da pescatore e vedere quel che sa fare. Renato sconsiglia il re, che però non cede e dà appuntamento a tutti all’antro della veggente.
Ulrica invoca Satana e Gustavo cerca di farsi largo, ma è ostacolato dalla folla; allora è Cristiano, un pescatore, che va dalla maga per farsi leggere il futuro, lamentando i propri eroismi in battaglia mai riconosciuti con onorificenze da Gustavo. Ulrica lo liquida prevedendogli dell'oro e un grado. Il re, che ha ascoltato tutto, per divertirsi mette un biglietto nella tasca di Cristiano che annuncia la promozione militare, fonte di stupore in Cristiano e nella folla.
L’atmosfera è di grande emozione, giunge un messaggero per riferire che una donna vuole parlare alla maga. Ulrica ordina a tutti d'allontanarsi e la riceve: è Amelia, che chiede il modo di liberarsi della passione d'amore che la rende colpevole. Ulrica le propone come rimedio di estirpare una certa erba magica in un luogo tetro, nel cuore della notte. Gustavo, che si era nascosto in un angolo buio, ascolta tutto. Poi viene il momento per il re-pescatore di farsi vedere dalla maga. Ella vorrebbe non rivelare quanto sa, ma Gustavo insiste e gli predice che morirà, ma non in battaglia, bensì per mano di un amico. Chi? Colui che per primo stringerà la mano al sovrano. Gustavo, dapprima resta sconcertato poi, vedendo giungere l’ignaro Renato e, per dimostrare che ritiene tutto ciò uno scherzo, va incontro al segretario e gli stringe la mano.

ATTO II

Amelia è nel luogo in cui deve cogliere l'erba magica. All'improvviso sente dei rumori, ha paura, invece spunta Gustavo, che le confessa il proprio. Intanto, però, si sentono rumori poco rassicuranti e si manifesta Renato, per avvertire il re che i congiurati lo stanno aspettando per ucciderlo. Gustavo non vuole fuggire e alla fine accetta solo in cambio della promessa di Renato, che scorterà la donna velata in città, senza mai guardarla in volto.
I congiurati arrivano convinti di trovare Gustavo, ma restano delusi; pretendono almeno di vedere chi sia la donna che si trova con Renato, che però rifiuta seccamente. Di fronte alle insistenze, il segretario del re minaccia di ricorrere alle armi; Amelia, impaurita, decide di farsi riconoscere per evitare spargimenti di sangue. Renato, rimasto di stucco, è deriso dai congiurati.

ATTO III

Renato decide di punire con la morte la donna che ritiene un’adultera. Amelia, non riuscendo a convincere il marito del contrario, chiede almeno di poter vedere per l’ultima volta suo figlio. Intanto, però, nel cuore di Renato si fa strada l’idea che debba essere Gustavo – e non Amelia – il bersaglio della sua vendetta. Decide così di convocare i cospiratori, mostra loro le prove della congiura e dice di aver cambiato idea, si unirà a loro. I congiurati sulle prime dubitano, poi si convincono quando Renato strappa i fogli che li avrebbero incolpati, consegnandoli loro. Tutti e tre hanno motivi per assassinare il sovrano, sarà la sorte a decidere, i nomi vengono scritti su biglietti e in quel mentre entra Amelia, la quale deve estrarre e leggere il nome: è Renato. La donna comprende che cosa sta accadendo e in quel momento entra Oscar che consegna l’invito per il ballo in maschera. La festa sarà dunque l’occasione attesa per mettere in atto il piano.
Gustavo ha deciso di rinunciare ad Amelia e, per onestà verso l'amico e per conservare l'onore dell'amata firma un incarico che riporterà la coppia nel paese natale. Arriva Oscar, con un foglietto: è un messaggio di un'ignota che avverte il re di guardarsi dal ballo in maschera; ma Gustavo non si lascia intimorire.
Su ritmi di mazurca si canta e balla, tutti in maschera. Renato avvicina Oscar, chiedendogli quale sia il costume di Gustavo e per risposta Oscar scherza su questa curiosità. Ma terminata la burla di Oscar, Renato lo minaccia, deve sapere quale vestito abbia il re perché si tratta di una questione grave, e se il paggio non parla, ne potrà avere serie responsabilità. Oscar, spaventato, cede. Intanto Gustavo, in disparte, incontra ancora Amelia per ribadirle il proprio amore e il dolore per l’imminente separazione. Renato si avventa sul re e lo pugnala. Gustavo cade ma, prima di spirare, spiega a Renato di non avere mai compromesso l’onore di Amelia e gli mostra il decreto che aveva appena firmato. Nel morire, perdona l’assassino.

IL DVD


La trasposizione su dvd della registrazione effettuata al Metropolitan di New York nel 1991 si concretizza in un prodotto di buon livello, caratterizzato da un video sufficientemente pulito anche se non sempre ad elevata definizione e da un audio più che soddisfacente. Il librettino di accompagnamento non comprende la lingua italiana, ma si tratta di un peccato veniale visto che invece la lingua originale è disponibile nei sottotitoli. Il disco a doppio strato offre tre differenti tracce audio: quella classica in PCM stereo, una in Dolby Digital 5.1 e una in DTS. Come al solito, le nostre considerazioni si basano sulla visione effettuata con la selezione della traccia stereo.

Sotto il profilo artistico, questo Ballo in Maschera è sicuramente un disco che sarà apprezzato dai fans di Pavarotti. Il personaggio di Gustavo, infatti, è forse il prediletto da Big Luciano, soprattutto per le molte sfumature che offre sul piano vocale. Anche coloro che non stravedono per Pavarotti, tuttavia, potranno apprezzare questo dvd. Leo Nucci, nei panni di Renato, è convincente e all’altezza della situazione, a tratti si direbbe che sia lui il personaggio principale dell’Opera. Amelia (Aprile Millo) si inserisce con disinvoltura fra i ruoli maschili affidati alle star italiane. Oscar (Harolyn Blackwell) è un paggio vivace e aggraziato, dotato di voce piacevole, conferisce una nota di freschezza all’insieme; peccato solo per la dizione, tutt’altro che perfetta e, a tratti, talmente impastata da risultare fastidiosa.

La messa in scena, firmata da Piero Faggioni, si fonda su un dispiegamento di forze davvero notevole, a cominciare dai costumi, sempre agli antipodi della sobrietà. Il crescendo scenico ha la sua esplosione nel ballo finale, quando il palco è stipato all’inverosimile di una varia umanità che canta, salta e balla: un caleidoscopio di luci, suoni e colori che riesce più a stordire che a stupire ma che, in definitiva, ben dipinge la bolgia che diviene l’humus ideale per il delitto premeditato.

DEUTSCHE GRAMMOPHON

Giuseppe Verdi
UN BALLO IN MASCHERA
(1 DVD Video)
Direttore James Levine
Interpreti Luciano Pavarotti Gustavo III
Leo Nucci Renato Anckarstroem
Aprile Millo Amelia
Florence Quivar Ulrica
Harolyn Blackwell Oscar
Gordon Hawkins Cristiano
Terry Cook Horn
Jeffrey Wells Ribbing
Charles Anthony Un giudice
Regia Piero Faggioni
Scenografia Piero Faggioni
Regia televisiva Brian Large

Formato Video NTSC 4:3
Formato Audio Stereo PCM, DD 5.1, DTS 5.1
Durata 137’
Sottitoli Italiano (lingua originale), Inglese, Tedesco, Francese, Spagnolo, Cinese
Region Code 0 (Worldwide)

Registrato al Metropolitan di New York (1991)