Artista/Gruppo: Vari
Titolo: Discotheque 70 - 76 [1972 - 1978] - 3 ° parte.
Etichetta: Syliphone Conakry (ristampa Syllart - Melodie)
Web site: -----
Codice: -----
Recensore: Giulio Mario Rampelli
Pubb. il: 08/05/2005
Copyright: Giulio Mario Rampelli per Music on Tnt

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- Prima parte - Seconda Parte -

Discotheque 73 (SLP 45)
  1. Super Tentemba (Bembeya Jazz National)
  2. Were Were (Horoja Band National)
  3. Malouyame (Myriam Makeba)
  4. Miri Magni (Keletigui et Ses Tambourinis)
  5. Mami Wata (Bembeya Jazz National)
  6. Darinole (Super Boiro Band)

Super Tentemba e Mami Wata sono due tra i maggiori successi di Bembeya Jazz National, vere e proprie pietre miliari della musica guineiana moderna.. Il primo è qui registrato dal vivo con una durata di ben 15 minuti, durante i quali spiccano le straordinarie qualità di intrattenitore e trascinatore di Demba Camara. Il secondo è un pezzo Highlife di origine ghaniana, in cui la chitarra di Bembeya, suonata in stile kora, e la melodia cantata dalla voce di Aboubacar, costruiscono assieme un’atmosfera solare e rilassata.

Il secondo pezzo forte è Malouyame di Myriam Makeba, con un gruppo in cui spicca il contrasto tra kora e sezione di violini. La voce intensa di Makeba canta in lingua e in stile Malinke un brano che procede in modo maestoso in una frizzante atmsofera live. Gli altri brani sono Were-Were dell’Horoja Band National, dal sound fortemente latino, Miri Magni di un Keletigui sempre più vicino a sonorità afro-rock, in cui sul solido groove mandengue basato su organo e chitarra elettrica si alternano soli di organo, chitarra e sax, e Darinole della Super Boiro Band.

Da qui in poi il groove si fa sempre più potente e la musica si orienta verso un mandengue rock notturno, urbano e sanguigno, i cui protagonisti saranno, accanto alle orchestre nazionali come i Super Boiro e i Kaloum Star, giovani orchestre dal sound particolarmente graffiante, come Djoli Band, e gli incredibili Camayenne Sofa

Discotheque 74 (SLP 48)
  1. Kononin (Camayenne Sofa)
  2. Sidiba (Super Boiro Band)
  3. Ancient Combattent (Balla et les Balladins)
  4. Sasilon (Horoja Band)
  5. Moliba (Kaloum Star)
  6. Manibaly (Camayenne Sofa)
  7. Si I Si Sa (Super Boiro Band)

Alcuni considerano questo disco come il migliore di tutta la serie. Il primo brano è Kononin dei Camayenne Sofa, un gruppo nato a Conakry dalle ceneri del Sextet Camayenne. Personalmente ritengo i Camayenne Sofa, assieme ai Super Boiro Band, fra gli autori del groove più stupefacente dell’intera scena guineana del tempo. A partire dal 1975 hanno pubblicato tre LP per la Syliphone Conakry, di cui almeno due sono rintracciabili su CD Syllart. Il brano inizia in mid tempo, sviluppando una melodia non particolarmente originale. A circa 3 minuti dall’inizio il pezzo vira all’improvviso, il tempo si fa veloce, il grove si irrobustisce, affiancando alla chitarra in wah wah e all'organo il lavoro micidiale di basso, batteria e percussioni. Si susseguono allora due assoli, all’organo hammond e alla chitarra, che lasciano senza fiato. La novità è evidente, questo è un pezzo rock.

Manibaly, sempre dei Camayenne Sofa, non è all’altezza di Kononin. L’altro gruppo che invece gareggia per grintacon i Sofa è Super Boiro Band, che appare qui con due brani: Sidiba e Si I Si Sa. Il primo è interessante, il secondo decisamente bello, con organo, chitarra, basso batteria e percussioni, ai quali si aggiunge un’ottima sezione di fiati. Gli assoli di chitarra e di organo nella lunga coda strumentale del pezzo sono trascinanti.

Moliba, dei Kaloum Star, è un brano la cui spina dorsale è rappresentata da basso e tamburi bassi dal suono cupo, quasi tribale, sul quale si inseriscono gli assolo di chitarra e di tromba. Kaloum Star, dei quali è uscito su Syliphone soltanto qualche 45 giri, hanno pubblicato un solo disco, Felenko, uscito nel 1996 per Buda Musique, dalle cui note di copertina leggo che l’orchestra è nata nel 1969 grazie alla volontà dell’eclettico sassofonista e percussionista Mamadou Barry. Per finire, Horoja Band firma Sasilon, mentre Balla et ses Balladins rappresenta le orchestre classiche con Ancient Combatant

Discotheque 75 (SLP 49)
  1. Andree (Syli Autenthique)
  2. Sakonke (Djoli Band)
  3. Daba (Horoja Band)
  4. Kha Mu Lan Ma (Super Boiro Band)
  5. Kulumba (Camayenne Sofa)
  6. Artistes (Horoja Band)

Prima di tutto un’osservazione: la sequenza dei brani così come è descritta sul retro del CD non è comprensibile. Per capirci qualcosa bisogna conoscere i brani, oppure leggere la sequenza corretta riportata in questa recensione J.

A mio modo di vedere i piatti forti sono tre: Sakonke della Djoli Band, Kha Mu Lan Ma dei Super Boiro e Kulumba di Camayenne Sofa. La Tropical Djoli Band de Faranah è una giovane orchestra regionale piuttosto sperimentale, che ha pubblicato un solo LP con la Syliphone, dal titolo assai evocativo: Style Savane. Sakonke colpisce per l’intreccio ritmico, basato su un infernale doppio beat di claves e campanaccio in 4/4 e 6/8, sui quali si inseriscono le linee melodico ritmiche delle chitarre e dei fiati, e si muovono, come saltando da un binario all’altro, gli assoli di sassofono e chitarra.

Kha Mu Lan Ma dei Super Boiro è un pezzo dal groove trascinante ed ipnotico, caratterizzato da uno splendido assolo di chitarra e da un altro all’organo hammond dalle tinte fortemente psichedeliche.

In Kulumba dei Camayenne Sofa, in bel brano in mid tempo, a colpire direttamente al cuore è il cantante, che interpreta superbamente il brano nel più classico stile dei grandi djeli mandengue. Decisamente piacevoli anche gli altri brani, dal romantico Andree dei Syli Autentique alle due belle canzoni di Horoja Band.

Discotheque 76 (SLP 66)
  1. Kiti (Super Lion)
  2. Telephone (Bembeya Jazz National)
  3. Petit Sekou (Bembeya Jazz National)
  4. Ah Kani (Bembeya Jazz National)
  5. Kana Sarakabo (Bembeya Jazz National)
  6. Sina Mousso (Bembeya Jazz National)

L’ultimo disco della Discotheque Series è un omaggio ai Bembeya Jazz senza Aboubacar Demba Camara. Infatti, tranne il primo brano, che è anche l’unico registrato dalla semisconosciuta band dei Super Lion, Gli altri 5 pezzi sono tutti firmati Bembeya. Dall’assenza della voce di Demba Camara Bembeya Jazz si solleverà solo agli inizi degli anni ‘80, grazie all’arrivo del giovane cantante prodigio Sekouba Bambino Diabate.

Nei brani qui rappresentati la parte del leone la fa Sekou Bembeya, in forma più che mai. Il brano Petit Sekou è un vero e proprio inno kitch al grande chitarrista, un brano strumentale costituito da un unico, lungo, vibrante e appassionato assolo di chitarra in stile Santana, interrotto soltanto in due momenti, prima dalle risa sguaiate del resto della band, poi dall’annuncio del nome dell’unico vero protagonista: Diamond Fingers.

In Telephone, un pezzo dance, cominciano a sentirsi le prime influenze del sound tipico del soukous congolese di Franco Luambo e Tabu Ley. Negli anni successivi il ritmo del soukous e lo stile chitarristico delle band di Kinshasa diverrà una costante in tutta la musica da ballo africana. Anche i grandi chitarristi mandengue, come Sekou Bembeya e Kante Manfila ne saranno influnzati, anche se, grazie alla loro personalità, sapranno mantenere nel loro stile un forte sapore mandengue. Anche le altre canzoni sono belle. L’anno scorso, però, è uscita per Sterns una straordinaria raccolta in due CD di Bembeya Jazz, intitolata The Syliphone Years. Una compilation ricca, ben selezionata e corredata di un libretto pieno di informazioni e fotografie, insomma un disco assolutamente consigliato, da acquistare al posto di Discotheque 76.

Siamo arrivati alla fine degli anni ’70, e anche del nostro viaggio virtuale. Il sogno di Sekou Touré comincia a svanire, e il suo posto è preso dalla precisa sensazione che in Guinea Conakry non stia decollando un bel niente, tranne la musica. Il presidente morì pochi anni dopo, e con lui la Syliphone Conakry. Di quel periodo restano alcuni eroi, come Diamond Fingers, che ancora oggi registra dischi capaci di toccarci il cuore. La scena musicale di Conakry è sempre in fermento, e non potrebbe essere altrimenti: in una società in cui la cultura si trasmette da secoli da una generazione all’altra, un passato musicalmente così ricco non può che produrre frutti maturi e originali. Ma questo è l’argomento di un’altra storia.