Etnorchestra Tribal Samba cd cover. Artista/Gruppo: Etnorchestra
Titolo: Tribal Samba
Etichetta: www.sapharydeluxe.it
Web site: www.etnorchestra.com
Codice: --
Recensore: Loris Gualdi
Pubb. il: 25/07/2005
Copyright: Loris Gualdi per Music on Tnt

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Il sapiente management dell’ Arci Sapharydeluxe, in solida collaborazione con la Venus distribuzione, offre per questa nuova estate che avanza, l’esordio discografico dell’Etnorchestra, ensemble musicale di dieci straordinari musicisti. Il sapore multietnico che propone, nasce dalle divergenti esperienze che i membri della band hanno coltivato precedentemente, mostrandosi inventivi nel utilizzare strumentazioni particolari come bidoni, bottiglie e catene, che si armonizzano con il sound tribale di djembe, bendir, congas, timbales, agogo…

All’interno di sonorità inconsuete, mescolate al più classico suono del basso e della batteria, emerge l’abilità vocale di Jean Diarra, in naturale simbiosi con le ritmiche afro-etnic.

L’album si snoda attraverso partiture appartenenti a quello che la band stessa definisce new tribal movement, combinate a sonorità reggae come l’introduttiva “Tora Tora”, proposta anche nella versione radio edit a chiusura del disco, come in una accurata ricerca della perfezione di un cerchio serrato, proprio come espresso graficamente dalla bella cover art. La musicalità dell’etnorchestra non si limita però alla semplice e danzante musicalità, ma si concede una ricerca di sperimentazioni che trasversalmente sfiorano il funky classic (“Jump around”) e il funky trash combinato con un energico drum’n’bass (“Bidonville”). La chitarra di Renato Podestà, sorretta dalle percussioni brasiliane (Francesco Pitillo), Afrocubane (Paolo Zaccardini), Arabiche (Antonio Pani) e Afro tribal (Marta Maggioni), rappresentano la vera anima danzante del samba di “Tribal samba” e di “Latin Groove” in cui i riff incalzanti rendono al brano un aria alternative di buona fattura.

Questo primo disco della band è senza dubbio caratterizzato, oltre che da sonorità accattivanti, anche da liriche semplici scritte in diversi linguaggi nel tentativo di rendere una complementarieta attenta, verso una musica che apre le porte a tutti gli uomini. Forse è proprio per questa ragione che le linee di cantato sembrano fungere, più da suono che da significante. Infatti appare palese come il gruppo abbia curato maggiormente la cacofonia dei vocaboli, che non la voglia e la necessità di raccontare. Siamo quindi di fronte ad un prodotto estraneo alla tradizione e molto ben arrangiato, capace di proporre un nuovo modo di vivere e suonare etnic music spaziando dall’hip pop al funk senza soluzione di continuità…l’unica pecca del cd, elegantemente proposto in digipack, è quella di essere orfano di un booklet che avrebbe ancor più potenziato l’apprezzabile disco.