[Alan Zamboni] Artista/Gruppo: Alan Zamboni
Titolo: Mise en abyme
Etichetta: Autoproduzione
Web site: www.alanzamboni.it
Codice: AJG0002
Recensore: Lucio Cadeddu
Pubb. il: 17/12/2006
Copyright: Lucio Cadeddu per www.music-on-tnt.com
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"Mise en abyme" è un disco del 2003 uscito nel 2006. Già questo semplice e curioso fatto dovrebbe far capire quanto Alan Zamboni sia distante dalle meccaniche tipiche dello show biz. Nel 2001 recensii il suo disco d'esordio, il caleidoscopico Jirandolita Gupil, una "prima" carica di promesse e di ingegnosi spunti, a cavallo tra il jazz, il latin e la Musica popolare.
Questa seconda puntata dell'avventura musicale del cantautore bresciano conserva il carattere del disco d'esordio ma rafforza alcune direzioni rendendo l'insieme meno eterogeneo ed ondivago.
12 brani ancora a cavallo di jazz ed echi latini, tra sapori da balera di provincia e retrogusto di lunedì mattina oscuri...."Mise en abyme" non è un disco facile, nessuna canzonetta da classifica, nessun "instant hit" che entra in testa e rimane là a girare per giorni. Più cerebrale che corporea, la Musica di Alan Zamboni richiede partecipazione, studio e coinvolgimento attivo dell'ascoltatore. Non scorre via liscio ma anzi inciampa, chiede una mano per rialzarsi, chiede di essere capita ed accompagnata a braccetto per attraversare la strada. Solo così si riesce a carpirne i segreti, le emozioni e le storie, spesso sapientemente nascoste tra le mille pieghe di testi spesso avvolti indolentemente su se stessi, a tratti allergici alle rime, talvolta nati liberi ed accompagnati dalla Musica senza troppa convinzione.
La sensazione è che Musica e testi, nella composizione di Alan Zamboni, nascano in tempi completamente differenti, vivano vite proprie e poi casualmente si incontrino tra le tracce di un disco, stentando quasi a riconoscersi.
Le parole stesse rifuggono dagli schemi tradizionali della canzone e così non è facile trovare rime ed assonanze (come ad esempio in "Canzone senza fili", dove si possono persino sentire echi di Joe Jackson).
Gli arrangiamenti (a cura di Oscar del Barba) sono invero raffinatissimi e le atmosfere estremamente volubili, quasi a voler creare delle logiche aspettative nell'ascoltatore per poi disattenderle un secondo dopo (una sorta di cadenza d'inganno continua). Traccia dopo traccia, l'aria resta impregnata di forti odori di jazz-club, umidi umori di serate malinconiche passate intorno ad un bicchiere che ruota intorno ad una mezzanotte annoiata da troppe parole.

E' un disco di sorprese questo "Mise en abyme", adatto per chi avesse voglia di lasciarsi sorprendere, entusiasmarsi e...riflettere a luci soffuse. Chissà, se fosse cantato in modo diverso (meno verboso ed ermetico) forse potrebbe anche essere traghettabile verso un pubblico più ampio. Così com'è resta un lavoro abbastanza "cerebrale" ed impegnativo. Una volta trovata la chiave di lettura si inizia a capire e gustare con maggiore partecipazione. E se l'autore e l'ascoltatore facessero entrambi un passo in direzione reciproca?