Green Day American Idiot CD cover Artista/Gruppo: Green Day
Titolo: American Idiot
Etichetta: Warner Brothers
Web site: www.warnerbros.com
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Recensore: Giuseppe Moro
Pubb. il: 28/11/2004
Copyright: Giuseppe Moro per Music on Tnt

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I bookmakers puntano sul rock? Non si sa, forse si. E, comunque, all'epoca dell'esplosione del punk milionario (in dollari eh!) chissà a quanto avrebbero dato i Green Day che di quel movimento erano i fautori, ai tempi di Dookie e del singolo apripista "Basket case" in particolare. Con loro NoFx, Pennywise, Offspring e poi Blink 182 e seguenti. Quasi una moda, tanto che ormai si usa far passare per "punk" personaggi e, ancor peggio, suoni che con il genere hanno la stessa attinenza che aveva anni fa una sanremese e bistrata Anna Oxa con i Damned.

Passano gli anni e stanno ancora qua, con un disco nuovo e persino una ritoccatina sul fronte dell'impegno social-politico, ora che avercela con Bush e la parte arrogante dell'America pare essere un must per chi traffica con l'arte a vario titolo. Se il punk caramelloso e innocuo degli anni Novanta era guardato di sbieco da chi il genere lo frequentava fin dagli anni Settanta (e pure prima, quando manco si chiamava così), oggi rivedere i Green Day a distanza di 8 album dagli esordi e a tre anni da "Warning", ma soprattutto risentirli con lo smalto ancora lucido fa piacere. Anzi, di più. Certo, non hanno la cattiveria sonica di gruppi come Zeke, ma la faccia presentabile del punk non delude e "American Idiot" in 13 tracce (in realtà sono di più se consideriamo la varietà e i diversi "pezzidentrounpezzo" delle due suite-song "Jesus of suburbia" e "Homecoming") pesta a dovere mostrando una tempra robusta. "Are we the waiting" è un inno tutto cori e arpeggi manco fossero gli Alarm che apre la strada al successivo "St . Jimmy", puro punk tra i Ramones e i Pistols, "Holiday" è barracadera, "Boulevard of Broken Dreams" è bellissima energia implosa,"Wake me up when september ends" è una ballata tutta sentimento,"Whatsername" è di introversa e quasi malinconica gagliardia, "Letterbomb" è veloce rock'n'roll articolato in sapienti cambi armonici.

Insomma la band di Billy Joe Armstrong è cresciuta e non solo in età. C'è una maggior consapevolezza, nella ricchezza della proposta musicale come nei testi, c'è più corpo e peso nella volontà di fare quello che fanno. Anzi come spesso accade quando la materia si fa complessa, "American idiot" risulta persino meno immediato rispetto ai lavori del passato. Cioè, l'hit di facile presa allegrona e un po' scema non è più il fulcro di un lavoro che va invece ascoltato con la dovuta attenzione. Altrimenti rischiano di sfuggire le articolazioni, gli spunti, le rifiniture, le melodie mai banali, i rimandi, la dinamica del disco più impegnato (termine orrido e detestabile, ma al momento non ne viene uno migliore) dei Green Day. Pop punk senza le frivolezze del genere, "American idiot" è una sorta di concept album piuttosto ragionato, forse effetto di un'America mai come oggi lacerata, forse frutto di una naturale evoluzione del trio, forse indizio di un cambiamento. Le canzonette la-la-la-la-la usa e getta, gli skateboard, le pupe da spiaggia in minishort, le zingarate da cerebrolesi, il volume a palla su lunghe decappottabili e le canzoni per adolescenti brufolosi sono meno importanti. Anzi non lo sono per niente. Per queste cose c'è Avril Lavigne e un manipolo di altri tipi simili che, mammamia che paura, sono tipi tosti.