Arkè string project copertina del cd Acquario. Artista/Gruppo:

Arkè String Project

Titolo: Acquario
Etichetta: Egea
Web site: www.arkestringproject.com 
Codice: -------
Recensore: Stefano Martini
Pubb. il: 25/06/2005
Copyright: Stefano Martini per Music on Tnt

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Quintetto d’archi (prurito) Antonella Ruggiero ex Matia Bazar (leggera difficoltà di respirazione) Spettacolo dal titolo Sacrarmonia (tutto attaccato vago senso di nausea).

Mi sto avvicinando al teatro ma stranamente non vedo gente. La testa decollata di Antonella sorride beatamente dal manifesto affisso alla porta a vetri del Rossetti; manifesto sul quale vedo anche ben stampigliato un “ANNULLATO”. Respiro meglio, stomaco e epidermide tornano a posto, ma nonostante questo mi sento deluso.

Non me ne voglia la signora Ruggiero, ma non è per lei che mi trovo qua. Sono quei maledetti degli Arkè String Project che mi hanno spinto a venire, che subdolamente mi hanno fatto battere il piede e grattarmi a tempo con un ensemble cui la parola “ritmo” dovrebbe essere aliena. Invece niente spettacolo, me ne torno a casa ad ascoltarli dal CD e magari a scrivere il pezzo. Non prima di essermi cosparso di talco mentolato naturalmente.

“Acquario” esce per l’Egea di Perugia ed è il primo CD di un quintetto d’archi, l’Arkè String Project formatosi nella primavera del 2004 quando ad un quartetto esistente fin dal 1996 formato dai violini di Carlo Cantini e Valentino Corvino, dalla viola di Sandro Di Paolo, e dal violoncello di Pero Salvatori, si aggiunge il contrabbasso di Stefano Dall’Ora.

Nonostante la mia allergia ho comprato questo disco perché l’Egea è ormai da anni una garanzia e soprattutto perché in copertina facevano bella mostra i nomi di Stefano Bollani e Gabriele Mirabassi.

Bollani è un pianista con una comunicativa musicale e personale senza eguali al momento, che gli potrebbe consentire di portare il jazz anche al festival di San Remo. Gabriele Mirabassi è un clarinettista per cui nutro una grandissima simpatia come dire…fotografica, nata comunque dopo l’ammirazione per il musicista.

Detto ciò, passiamo al disco. Quello che colpisce prima della musica è la forza progettuale che lo anima, il cammino potrà riservare delle sorprese, ma la meta è assolutamente chiara; e lo avrei detto anche se il gruppo si fosse chiamato Arkè String Extemporaneous. Nel libretto interno al CD, non troverete scritto “Thanks for my parents…” e ringraziamenti alla ditta che fornisce gli archetti, la mortadella al pistacchio ecc. né troverete astrusità grafiche per nobilitare il lavoro. Troverete due brevi frasi che in un certo senso dicono la stessa cosa: suoniamo e componiamo musica attuale con un quintetto d’archi, e non ci sentiamo strani.

Non crediate di aver capito bene di cosa si tratta (e come potreste col mio modo di scrivere?) prima di avere ascoltato la loro versione di “Birdland” che fu dei Weather Report. Anche se l’avete amata non vi mancheranno affatto le percussioni di Alex Acuna e Manolo Badrena, né il basso di Pastorius, perché per quanto sembri impossibile, i nostri cinque con l’aggiunta del pianoforte, ne fanno una versione estremamente coinvolgente soprattutto da un punto di vista ritmico.

Ma forse meglio possono fare le parole di uno dei due violinisti, Valentino Corvino, da noi chiamato in causa: ”Uscire dal ruolo di "esecutore", tipico di chi compie studi classici oggi, e scrivere cose nuove usando gli strumenti in modo originale vuol dire già compiere un passo molto lungo. Ma noi cerchiamo di andare oltre, e di prendere tutto il bagaglio di tecnica ed interpretazione che storicamente i nostri strumenti portano con sé per unirlo a modalità di esecuzione tipiche di altri strumenti ed altri generi musicali. Per spiegare meglio, il quartetto ha già alle spalle un grosso lavoro sull'intonazione, sul suono e sull'insieme che qualsiasi quartetto d'archi classico di un certo livello deve compiere, ma poi, dovendo affrontare generi musicali moderni, deve saper riprodurre una linea di basso come farebbe un vero bassista o figurazioni ritmiche come quelle di un vero percussionista o suoni nuovi più adatti al sound moderno. Per non parlare del fraseggio, che cambia ogni volta che si prende qualcosa da un genere musicale differente. Forse la cosa veramente rara che ci contraddistingue rispetto alla cultura del musicista "classico" è che tutti abbiamo un forte interesse e una buona esperienza nei generi musicali contemporanei che ci porta ad avere già dentro di noi certe pratiche esecutive.”

Nel CD oltre a “Birdland” viene prestata anche “I treni che vorrei” da Bollani, mentre gli altri brani sono tutti autografi con una bella varietà di umori.

“Acquario” necessita di un ascolto attento non perché sia particolarmente difficile da un punto di vista armonico o melodico, ma per poterne cogliere le sfumature sui diversi piani sonori. Districare il suono degli archi potrebbe non essere facile per un orecchio poco avvezzo, e si perderebbero tutte le finezze che i musicisti regalano a piene mani.

Se vogliamo trovare un difetto al disco, potremmo azzardare che il progetto sonoro di Asp è più lucido e grandioso della musica, ma non fraintendetemi, non sono i mezzi a mancare, è solo che non sono stati fatti tutti gli aggiustamenti, non è passato abbastanza tempo. Sono convinto che le prossime prove saranno ancora più delineate e sentiremo lodare gli Arkè String Project anche da quel fine scopritore di talenti di Vincenzo Mollica.