Ludwig Van Beethoven, sinfonie numero 5 e 7. Copertina del cd. Artista/Gruppo: Ludwig Van Beethoven
Titolo: Sinfonie numero 5 e 7.
Etichetta: www.deutschegrammophon.com
Collana: Il palpito dell'universo [qui maggiori info]
Periodo: Eta' di Mozart e Beethoven
Recensore: Maurizio Germani
Pubb. il: 17/04/2005
Copyright: Maurizio Germani per Music on Tnt

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Quinta e settima sinfonia di Beethoven: in un secolo di musica registrata è praticamente impossibile contare le diverse incisioni; probabilmente siamo ben oltre il centinaio e molte decine sono certamente disponibili anche oggi nei cataloghi discografici.

Perché la quinta e la settima insieme? Beh, intanto la quinta è, con la nona, la più nota delle sinfonie; quanto alla settima è comunque parte del gruppo delle conoscenze indispensabili nell’ambito dell’opera di questo compositore. Perché insieme? semplice perché esiste in commercio un cd che le raggruppa e che rappresenta un tale prodigio interpretativo da costituire motivo esso stesso di un commento: un capolavoro nel capolavoro!

Si tratta della leggendaria incisione di Carlos Kleiber alla guida dei Wiener Philharmoniker incisione che in origine fu in due lp l’uno pubblicato nel 1975 (la quinta) e l’altro nel 1976 (la settima) e che oggi è disponibile in un unico cd di una serie DG a medio prezzo.

Per una volta, quindi, comincio dal fondo consigliando un’edizione particolare, ma mi chiedo se faccio bene a consigliare questa edizione. È un peccato che un neofita inizi da qui, si perde il bello della sorpresa; anzi, il neofita inizi da altre edizioni visto che ce ne sono a decine e molte di queste sono stupende.

Si arrivi a questa versione di Kleiber… dopo, quando sembra che tutto sia già stato detto e si cominci ad ascoltare il velluto degli archi, la presenza di mille accenti, di mille sfaccettature che prima non si erano mai sentite, la determinazione razionale di questa direzione che ci regala della quinta sinfonia una versione elettrizzante dove, se è vero che il famoso tema del primo movimento è la rappresentazione della lotta dell’umanità contro il Destino che batte alla porta ebbene quello che ne esce è l’immagine di un’umanità che scaccia i fantasmi della superstizione, che lotta a testa alta per giungere alla luce della ragione.

Quattro anni, dal 1804 al 1808, impiegò Beethoven a scrivere la quinta tra continui aggiustamenti e ripensamenti. Fu eseguita per la prima volta, il 22 dicembre 1808, al Theater an der Wien di Vienna insieme alla sesta sinfonia in un concerto diretto da Beethoven stesso, che per le attuali tradizioni appare di una durata veramente abnorme e che comprendeva anche, l’aria «Ah! Perfido», il Gloria e il Sanctus della Messa in do maggiore op.86, il concerto n.4 op.58 per pianoforte e orchestra e la Fantasia op.80 (che sarà poi pubblicata solo nel 1811).

La quinta fu inizialmente giudicata poco entusiasticamente: troppo lunga, troppo elaborata… ci vollero vent’anni perché diventasse “la somma opera del sommo tra i compositori” come scrisse un critico dell’epoca. Oggi vi sono meno certezze su quale sia la somma opera di Beethoven, abbiamo metabolizzato la nona sinfonia, le ultime sonate e gli ultimi quartetti e sarebbe veramente impossibile fare affermazioni di questo genere, ma la quinta è ancora nel cuore e nella mente di tutti, paradossalmente anche di quelli che non sanno nemmeno chi sia Beethoven.

In questo senso la settima sinfonia è oggi meno conosciuta, le sue melodie non sono più nella memoria collettiva come accade per la quinta. Non fu così nell’ottocento: la settima fu completata nel maggio 1812 e la sua prima esecuzione avvenne l’8 dicembre 1813 a Vienna in un concerto anch’esso diretto dal compositore. Il un clima di rinnovato ottimismo che già presagiva il crollo del sistema napoleonico dopo che nella battaglia di Lipsia (16-19 ottobre 1813) la coalizione prussiana ebbe la meglio sull’esercito francese, il tono “trionfale” di questa sinfonia che sembrava celebrare un avvenire più sereno, contribuirono a donare ad essa ed al suo compositore una fama enorme.

“Apoteosi della danza” l’ha chiamata Wagner in uno dei suoi scritti:

Questa sinfonia è l’apoteosi della danza,in se stessa: è la danza nella sua essenza superiore, l’azione felice dei movimenti del corpo incarnati nella musica. Melodia e armonia si mescolano nei passi nervosi del ritmo come veri esseri umani che, ora con membra erculee e flessibili, ora con dolce ed elastica docilità ci danzano, quasi sotto gli occhi…

R.Wagner - L’opera d’arte dell’avvenire – Rizzoli ed. – 1963 – trad. A. Cozzi.

La settima sinfonia, che porta il numero d’ opus 92, è già parte di un nuovo stile beethoveniano, quello conosciuto come il terzo periodo, che si perfezionerà negli anni a venire ma che è qui già presente in embrione e che prevede l’ascesa verso un sistema di valori musicali “validi in sé” senza necessità di appoggiarsi ad eventi esterni, descrittivismi o altro. A partire da questo periodo il compositore privilegerà nella composizione modalità di scrittura, in qualche modo riferibili al passato quali un’intensa scrittura contrappuntistica, un’attenzione particolare ai procedimenti della variazione, l’inserimento di strutture tipiche della musica dei secoli precedenti, come la fuga, in molte delle sue principali composizioni dell’ultimo periodo (op.106, op. 133, …).

La settima è dunque un sentiero di montagna che ci guida verso le vette dell’ultima produzione Beethoveniana, e Kleiber è una guida formidabile che ci porta per mano attraverso il bosco, verso quella radura dalla quale potremo alzare lo sguardo intravedendo cime misteriose ed irraggiungibili, ricche di ghiacciai eterni e guglie frastagliate e dai nomi che evocano negli alpinisti più esperti brividi di piacere: vetta 131, cima 111, abisso 106 …

Sì, l’acquirente ideale di questo cd non è il neofita, ma l’appassionato che da lungo tempo ha in discoteca tre o quattro edizioni di queste sinfonie e che ormai è convinto di conoscerle così bene da non poter più essere sorpreso da alcunché. Quello che ne ha anche due versioni con strumenti originali con i musicisti che si scapicollano sfrigolando su e giù tra la tonica e la dominante a velocità da capogiro. Questa persona è quella giusta, perché è pronta ad apprezzare come merita un’esecuzione che gli darà di ogni sinfonia una visione complessiva che non riusciva nemmeno ad immaginare: settantadue minuti di stupore genuino!

Approfitto di questo articolo per indicare, tra i brani musicali indispensabili, anche la sesta sinfonia. Per non ripetermi rimando alla recensione della sesta di Kleiber pubblicata alla fine del 2004 qui su TNT. A proposito di questa sesta voglio solo ricordare che, agli inizi del 2005, una rivista francese, commentando il fatto che Kleiber ha diretto una sola volta in vita sua questa sinfonia, ha scritto: “viene da dire che l’ha diretta una volta per tutte”. A buon intenditor …