Bizet Carmen Artista/Gruppo: Georges Bizet
Titolo: Carmen
Etichetta: ----
Collana: Il palpito dell'universo [qui maggiori info]
Periodo: Secondo ottocento
Recensore: Maurizio Germani
Pubb. il: 13/12/2005
Copyright: Maurizio Germani per Music on Tnt

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Quest’opera dovrebbe far parte di una rubrica speciale dal titolo: “Cosa mi porterei su un’isola deserta”.

C’è tutto quello che serve: sentimento, colore, emozione, tensione e, soprattutto: gran bella musica!

Georges Bizet 1838 - 1875, un altro genio che il destino s’è portato via troppo presto. Trentasette anni e una produzione assai scarsa di cui la Carmen fu l’ultimo, accecante, lampo.

Prima rappresentazione il 3 marzo 1875 all’Opera Comique di Parigi. Sembra il ripetersi d’una storia già vissuta con Traviata: quella che sarebbe diventata una delle opere più amate, iniziò la propria storia con un fiasco. Eppure gli ingredienti erano tutti perfetti ed anche perfettamente miscelati, una musica ammirevole, una trama avvincente, situazioni perfettamente dosate, personaggi credibili. Davvero un’opera estremamente moderna, ecco, forse troppo moderna. La libertà di costumi della protagonista forse spiazzò ed irritò gli spettatori.

Tratta da una novella scritta da Prospero Merimée circa trent’anni prima, Carmen fu oggetto di pesanti interventi per la sua trasposizione in musica. Solo per citarne alcuni: nella novella Carmen è un personaggio esplicitamente libero dal punto di vista sessuale e con qualche sfumatura di stregoneria, questi caratteri sono stati assai attenuati nell’opera; inoltre la novella è basata sul resoconto di un narratore che conosce Carmen e Don José e che i librettisti Meilhac e Halévy hanno eliminato modificando pure la successione temporale degli eventi; viene infine introdotto il personaggio di Micaela che non esiste nel racconto di Merimée.

Troppi sono i punti di questa partitura che dovrebbero essere citati, vi sono brani celebri: la canzone del fiore (“La fleur que tu m’avais jeté”) perché come per Violetta e Alfredo, c’è ancora un fiore a legare due vite nell’amore e nella tragedia, la Habanera, la Seguidilla, o, infine, la canzone del Toreador, con cui il torero Escamillo si presenta sulle piazze e che Nietzsche, sempre molto citato quando si parla di quest’opera, descrisse mirabilmente come “splendido chiasso da circo”.

Ma non sono solo le arie a rendere unica quest’opera, ci sono anche i particolari minuti, le atmosfere. Con la sua musica cui Bizet crea una tensione narrativa straordinaria che travolge lo spettatore senza mai dargli un attimo di tregua. Si provi a “sentire” il caldo, la polvere, la noia che si respira all’attacco del primo atto fin dalla prima frase del coro dei soldati sulla piazza di Siviglia. Traduco molto liberamente: «Sulla piazza tutti passano, tutti vanno e vengono. Che strana gente quella gente là…». Un coro che dà l’impronta a tutti gli avvenimenti che seguono e che trasformano un tranquillo, caldo e noioso pomeriggio, in cui le massime emozioni attese sono il cambio della guardia e l’uscita delle sigaraie dalla fabbrica dei tabacchi, in una tempesta di sentimenti forti che trasformeranno un uomo (Don José), da tranquillo brigadiere di guarnigione a Siviglia, a bandito affiliato ad una banda di contrabbandieri ed, infine, ad assassino della donna amata.

Tra le edizioni discografiche, personalmente prediligo (ma sono in ben folta compagnia!) quella diretta da Claudio Abbado per la DG, con Teresa Berganza nella parte di Carmen e Placido Domingo nella parte di Don José. Una registrazione avvenuta in studio, dopo una serie di recite al Festival di Edinburgo del 1977, con un cast affiatato ed un direttore che mantiene viva un’integrità e un equilibrio veramente straordinari. Grande la Berganza con la sua Carmen innamorata, libera, solare, sensuale, molto buoni anche tutti gli altri interpreti. Da non trascurare il fatto che il libretto contiene anche la traduzione italiana.

Fra le altre edizioni, interessante quella diretta da Georg Solti per la Decca, con Tatiana Troyanos e Placido Domingo. Da ascoltare anche la Callas (1964) diretta da Georges Prêtre: bisogna sempre fare i conti con la Callas!. Quello di Carmen non è usualmente considerato il suo massimo risultato artistico, ma l’immagine che ci dà è comunque di una forza, e di un’originalità straordinarie. Per esempio nella Seguidilla, il canto della Callas non cerca solo di convincerci ad andare nella taverna di Lillas Pastia ma ci affascina con i modi terrificanti che il serpente ha con il topolino. Mettere sul piatto la sua Seguidilla è come precipitare in un antro di streghe, dove ogni ombra cela una minaccia, dove bolle qualcosa in un pentolone ed abbiamo la sgradevole sensazione che l’ingrediente principale della pietanza che si sta preparando potremmo essere noi.