Brahms sinfonia num. 4. Cd cover. Artista/Gruppo: Johannes Brahms
Titolo: Sinfonia n. 4 op. 98
Etichetta: www.deutschegrammophon.com
Collana: Il palpito dell'universo [qui maggiori info]
Periodo: Secondo ottocento
Recensore: Maurizio Germani
Pubb. il: 15/01/2006
Copyright: Maurizio Germani per Music on Tnt

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Le fotografie di Brahms (Amburgo 1833 – Vienna 1897), ci mostrano il ritratto d’un uomo con una gran barba da profeta biblico. A guardare sue immagini di epoche diverse, non si può non essere colpiti da questa tendenza a voler sembrare più vecchio a tutti i costi, a dimostrare sessant’anni a trenta e duecento a cinquanta, e s’intuisce anche come quest’uomo, così determinato a promuovere un’immagine patriarcale di sé, non possa nascondere un animo rivoluzionario. In effetti, il musicista Brahms non vuole andare “oltre”, non ha un’indole da innovatore, tende alle origini, e si pone consapevolmente, ed autorevolmente, come culmine delle grandi correnti del passato: guarda a Beethoven, di cui ritiene senza false modestie, di essere il successore.

Così, in anni in cui Wagner apre nuove vie alla musica, e Bruckner e Mahler iniziano il loro percorso che li porterà a ridefinire il significato stesso della parola sinfonia; Brahms con il suo linguaggio armonico, tutto contenuto nei limiti tradizionali, porta alle estreme conseguenze strutture musicali solidamente codificate dai suoi grandi predecessori e, coerentemente con il proprio aspetto austero, diventa già dalla prima maturità, il “grande saggio” che chiuderà autorevolmente un’epoca, lasciando alla storia alcuni capolavori assoluti.

Fra questi capolavori sono certamente da annoverare le sue quattro sinfonie. Brahms arriva a questa forma musicale abbastanza tardi, dopo aver toccato altri generi. Compone quattro sinfonie in tutto, la prima e la seconda nel periodo 1876-77, la terza nel 1883 e la quarta nel 1885.

Opera di riconosciuta superiorità anche rispetto alle tre che l’hanno preceduta, la quarta offre temi di straordinaria bellezza che s’avvoltolano in sviluppi di grande complessità uniti da quel colore orchestrale caratteristicamente brahmsiano, dato dall’uso preferenziale delle viole, dei violoncelli e degli strumenti a fiato con il suono più cupo, che generano degli effetti di “velatura”, di omogeneizzazione, simili a quelli ricercati dai pittori rinascimentali*.

Come tutte le sinfonie brahmsiane, anche la quarta è suddivisa nei quattro canonici movimenti ed è esente da ogni desiderio di descrivere qualcosa di extramusicale. Si tratta di Musica allo stato puro, condizionata solo dai rapporti con i grandi del passato e dalla tecnica compositiva.

Senza approfondire l’analisi di ciascun movimento vorrei sottolineare in particolare il passaggio dal terzo movimento (Allegro Giocoso) al quarto. Al culmine del terzo movimento Brahms sembra sciogliere tutte le tensioni, quasi a voler concludere la sinfonia, sicché il quarto movimento, una monumentale passacaglia basata su un tema di otto misure, assume l’aspetto d’una resurrezione. Lo “stacco” emotivo mette ancor più in evidenza la straordinaria ed assolutamente inusuale peculiarità del quarto movimento che è, infatti, composto dall’insieme di ben trentacinque variazioni del tema iniziale. Trenta sono le variazioni Goldberg di Bach e trentatre le Diabelli di Beethoven e Brahms nel pieno della sua maturità sembra qui voler rendere, “terzo tra cotanto senno”, un fiero omaggio ai suoi padri spirituali.

Ancor più straordinario il fatto che l’artifizio tecnico utilizzato nell’ultimo movimento non sia evidente ad un ascolto non analitico, ma risulti perfettamente integrato nel tessuto musicale rendendo così ancora più affascinante e misteriosa questa sinfonia che certamente è da annoverarsi fra i capolavori musicali di ogni tempo.

Tra le versioni discografiche, è senza dubbio da citare per prima quella di Carlos Kleiber (DG) che costituisce una delle sue migliori registrazioni (il che proporzionato al livello medio di ciò che questo direttore ci ha lasciato, ne dà immediatamente l’idea del valore). Quasi tutti i grandi direttori del Novecento poi si sono cimentati con le sinfonie di Brahms, spesso con esiti ragguardevoli, fra i principali, oltre all’irrinunciabile Kleiber, indicherei: Karajan, Abbado e Solti.

* Già con la Serenata n. 2 (per orchestra da camera) aveva rinunciato del tutto ai violini imponendo alla compagine orchestrale il suono scuro delle viole, dei violoncelli, dei clarinetti e dei fagotti che dominano col loro colore l’intera composizione.