Chopin cover Artista/Gruppo: F. Chopin - A. Benedetti Michelangeli
Titolo: Mazurche , preludi, ballate.
Etichetta: DG
Collana: Il palpito dell'universo [qui maggiori info]
Periodo: Primo ottocento e romanticismo
Recensore: Maurizio Germani
Pubb. il: 02/10/2005
Copyright: Maurizio Germani per Music on Tnt

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Benedetti Michelangeli (1920-1995) fu uno dei più grandi pianisti del Novecento, ma non ebbe un repertorio sterminato, preferì concentrare il proprio lavoro su poche composizioni di pochissimi autori perfezionando in maniera veramente maniacale ogni più minuto particolare delle proprie esecuzioni. Fatta questa premessa possiamo affermare che con Chopin ebbe un rapporto privilegiato, visto che ebbe in repertorio, oltre a quanto riportato in questo cd, anche altre composizioni importanti come: la sonata n. 2, l'Andante Spianato, la Berceuse (quest'ultima con un tocco immateriale che la trasportava veramente al di là dell'esprimibile).

Una consistente fetta del repertorio chopiniano, visto che il catalogo di questo compositore conta in tutto 74 numeri d'opera: una ventina di ore di musica.

Venti ore di musica: Chopin, che nacque nel 1810 nei pressi di Varsavia e morì a Parigi il 17 ottobre 1849, è tutto qui; il pensiero di una vita concentrato in poche ore di musica in cui il pianoforte è signore e padrone assoluto. Una vita troppo breve, quella di Chopin, che tuttavia lasciò una traccia immensa nella storia della musica.

Il compositore, che ad una prima osservazione superficiale può apparire come il campione delle vecchie signore dell'ottocento tutte trine e merletti, rivela, ad un'analisi appena più attenta, come quella etichetta popolare, vagamente dispregiativa, di "poeta del pianoforte" che ormai gli rimarrà appiccicata per l'eternità, fosse poi anche appropriata e tutt'altro che negativa, se letta correttamente. La sua musica non è "descrizione", non racconta storie: trasmette sensazioni, e questo certamente l'avvicina alla poesia: è emozione. Emozione magistralmente sostenuta da una perizia tecnica e da una ricerca formale (il cromatismo, il rifiuto delle strutture della tradizione, la ricerca di un colore particolare attraverso l'uso delle dissonanze) che ne fanno davvero uno dei punti di riferimento della ricerca musicale nel periodo romantico. In fondo, se ci pensiamo bene, è proprio con Chopin che si "rompe" in maniera significativa quella che potremmo definire "la catena delle forme classiche": scrive tre sonate, un paio di concerti per pianoforte e orchestra, e poi è tutto un fiorire di Valzer, Mazurche, Studi, Ballate, Scherzi, Notturni, Improvvisi. sempre più vicino all'idea dello schizzo pittorico tracciato sul filo d'un'emozione che non si lascia più contenere dalla forma ma che diventa essa stessa forma, secondo una concezione della libertà creativa destinata a permeare tutte le arti a partire proprio dalla metà dell'Ottocento.

Il cd che qui viene presentato è stato inciso nel 1972. Si tratta di uno di quei prodotti della storia delle registrazioni fonografiche che vanno anche al di là del valore del singolo pezzo eseguito, per acquistare valore come opera in sé. Un distillato dell'arte di Chopin servito in bicchieri di purissimo cristallo da quel grandissimo interprete che fu Arturo Benedetti Michelangeli.

Il cd inizia con 10 mazurche tratte dalla settantina che Chopin scrisse nel corso dell'intera esistenza. Benedetti Michelangeli le propone in una sequenza che realizza quasi un'unica composizione di mezz'ora che lentamente vanisce nella nebbia sonora di quell'op. 68 n.4, l'ultima opera di Chopin, che il compositore, prostrato dalla malattia, non riuscì a terminare.

(Meglio a questo punto chiarire che le opere a stampa di Chopin potevano contenere anche più di un brano, per questo prima ho parlato di 74 numeri d'opus ed ora di una settantina di mazurche, i due numeri vanno d'accordo solo se si considera che per esempio l'op. 68 comprendeva quattro mazurche, l'op. 64 tre valzer ecc. Si tenga in conto, infine, del fatto che con il numero d'opus 66 iniziò la pubblicazione delle opere postume di Chopin, che non fu cronologica, per cui quella che fu effettivamente l'ultima sua composizione finì all'op. 68 insieme a tre mazurche giovanili.)

A seguire il Preludio op.45: «non sono che 92 battute, ma in esse le tonalità si modificano una trentina di volte, con l'alternarsi di maggiore e minore, di tonalità vicine e lontane, che danno prova di una fantastica libertà modulativa che produce un curioso effetto d'incertezza tonale ed avvicina il preludio alla sensibilità contemporanea» (Gastone Belotti, Chopin, l'uomo - Sapere Edizioni 1974).

Poi la Ballata n.1 Op. 23 che Schumann definì «una delle sue opere più selvagge e caratteristiche» e che contiene, anche in questo caso forti elementi di innovazione sia strutturale (nello scontro dei due temi che si avvolgono su se stessi in spire sempre più strette) sia armonico, con l'intervento di dissonanze che non saranno capite dai contemporanei ed anche corrette nelle edizioni a stampa.

Infine, a conclusione lo scherzo n.2 op. 31, il più popolare dei quattro scherzi di Chopin qui eseguito con una violenza che, francamente, lo rende quasi irriconoscibile. Le terzine iniziali, che secondo le intenzioni dell'autore dovevano costituire una frase interrogativa, sono davvero delle domande cui spetta una risposta arrogante. Anche il secondo tema dello scherzo è sviluppato secondo la stessa idea poetica, ma in modo assai diverso da quanto lo stesso Benedetti Michelangeli fece nel 1962. Allora fu una prestazione di dolcezza atletica, questa è invece una dimostrazione di espressività severa che non lascia spazio alla fisicità.

Per molti pianisti le musiche di Chopin sono insetti racchiusi nell'ambra, sono momenti di pastosa immobilità che c'invita alla contemplazione toccando le corde del sentimento. Benedetti Michelangeli va oltre, cerca la nostra mente; per "questo" Benedetti Michelangeli, le melodie di Chopin sono lampi imprigionati nel cristallo: fanno male agli occhi se uno li guarda troppo da vicino.