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Cicciput Copertine dell'album di Elio e le storie tese.
Artista/Gruppo: Elio e le storie tese
  Titolo album: Cicciput  
  Etichetta: ---------------  
  Web site: www.elioelestorietese.com  
Recensore: Alfonso Pone / Pier Luigi Zanzi

© Alfonso Pone per http://www.music-on-tnt.com

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Articolo di Alfonso Pone

Rieccoci qui, a parlare di quel fenomeno goliardico che fa capo a un nome, Elio e le storie tese. Il loro ultimo lavoro/fatica, Cicciput ovvero l’angelo dei soldi che i nostri eroi consigliano caldamente di pregare dalle 21 di sera per ottenere i benefici sperati.

E’ un po’ di tempo che ascolto questo cd, e mi sorprendo sempre nello scoprire come Elio e le storie tese riescano a essere sempre sé stessi non cadendo mai nella noia. Mi sorprendo a notare come riescano a farci ridere delle nostre debolezze, della nostra difficoltà di vivere, dei nostri tic. In pratica fanno un pacco di soldi alla faccia nostra :-))). La loro Terra dei cachi è rimasta memorabile, descrivendo in una canzone demenziale uno spaccato della nostra Italia che nemmeno mille canzoni avevano descritto così bene. Si vestono dei colori dell’ironia per farci notare che la nostra è una realtà fatta di estremi, di falsi buonismi e ipocrisia. Il bello è che ci fanno sempre divertire, sono così bravi da non provocare la nostra ira quando ci prendono in giro o ci ridicolizzano, mah potenza della musica.

Del gruppo dal vivo ricordo un bellissimo concerto tenuto ad Ascoli Piceno molto tempo fa, un concerto in cui l’Italia dei cachi (impersonata dalle autorità) gli intimò di non cantare canzoni come Cara ti amo o Cassonetto differenziato per il frutto del peccato. Di quella serata ricordo un gruppo di musicisti bravi e non arruffati, un cantante con un’estensione vocale che i testi delle sue canzoni a volte mette in secondo piano e tanto divertimento.

Elio e le storie tese ormai ci accompagnano da più di un decennio, e sono ormadi più di 5/6 i dischi che hanno pubblicato, ma hanno ancora fonti di ispirazioni? Sono ancora loro o si sono persi? Le domande sono d’obbligo come le risposte, sono ancora loro, stanno ancora l’ì a guardare con occhio attento e con vena ironica la nostra realtà e hanno pubblicato nuovamente un cd dalla due facce, una ironica e l’altra amara come poche.

Elio e le storie tese riescono a mettermi in difficoltà come pochi, devo parlare di La follia della donna, della sua critica sull’umanissima mania che hanno le donne e che le spinge a comprare vagonate di scarpe? Devo parlare di Cani e padroni di cani dove povere scarpe da ginnastica nuove fiammanti vengono regolarmente inzaccherate di cacca di cane e del bastoncino dei ghiaccioli che usiamo per ripulirle? Povero bastoncino ferito nell’orgoglio, obbligato a un lavoro indegno e a lui estraneo, ma pensandoci bene che colpa ne ha lui se noi padroni di cani non puliamo i marciapiedi?

Una piccola perla è Gimmi I. che narra di Gimmi “il pedofilo” che fa una brutta fine solo perché il suo cognome è “il pedofilo”, liciato dalla folla che lo scambia per un pedofilo solo perché si chiama così, e di tutti quelli che come lui hanno la sfortuna di essere “diversi”, figli di un cognome pericoloso che spinge le masse a fare giustizia sommaria. Ma è vita questa pare domandarsi Gimmi “il pedofilo”, è possibile aggiungo io parlare dei nostri pregiudizi in modo così schietto e lucido senza apparentemente dare nell’occhio?

Budy giampy invece inaspettatamente parla di una questione che da sempre divide l’opinione pubblica quello cioè della pena di morte. Non mi dilungo oltre perché vi consiglio caldamente di ascoltare questo cd che in un modo o in un altro vi renderà la giornata meno “nera”.

Unica nota un pochino scontata è Shpalman che ricorda molto Supergiovane una loro vecchia canzone.

In conclusione un cd che non fa rimpiangere assolutamente i vecchi album di Elio, anche se con il passare del tempo ci ritroviamo assuefatti a questo modo di far musica e satira. Voi se lo “incontrate” in un negozio ascoltatelo e magari fatemi sapere se avete avuto le stesse mie impressioni.

Articolo di Pier Luigi Zanzi

Sono tornati!

Ho cercato di partire con uno spirito di ascolto più neutro possibile, ma sapevo che non era così perché comunque mi aspettavo una risalita dopo la discontinuità di Craccraccriccreccr, bel CD che però aveva momenti minori assolutamente inconsueti per il simpatico complessino, specie dopo i due capolavori Italyan rum casusu cykti e Eat the phykis.

Beh, l'ascolto è andato più volte. Ora posso parlarne.

Elio e le sue storie tese si sono spostati in un ambito più marcatamente rock e hanno tirato fuori un lavoro in cui, come al solito, attraversano gli stili e le tendenze in assoluta scioltezza. Stavolta però, dicevo, la componente rock e sue derivazioni è più spiccata. Si parte con Budy Giampi, attacco frontale zappiano in tempo dispari alla pena di morte, e già viene fuori che la qualità di registrazione e suoni è tornata grande. che zio Frank sia nell'aria viene confermato subito dopo con un piccolo capolavoro funky, Gimmi I., impreziosito dalla voce di Ike Willis che fa assolutamente rivivere le festicciole rock organizzate dal maestro Zappa. Del brano però colpisce decisamente la costruzione funky perfetta e trascinante di chitarra, basso e batteria: quasi un brano di scuola nel genere, con un'impostazione sonora che può rimandare ad ambiti vicini alla cifra della Dave Matthews band: eccezionale.

Gli omaggi proseguono, con una Fossi figo alla Finardi cantata in duo con Morandi, e un "la follia della donna" con un testo che ha momenti esilaranti e musiche che chiamano a raccolta i Pink Floyd nell'introduzione (su cui troneggia l'urlo di un finto e drammatico Renato Zero) e un doppio James Taylor nella parte acustica, con la chitarra che rievoca su un canale Fire and Rain e sull'altro Something in the way she moves , confermate nel finale col piano che chiude con l'armonia di Like everyone she knows ... che dire? Nel resto del CD sembra spesso che Cesareo si diverta a fare il Brian May della situazione (esemplare proprio il solo in Fossi figo), se non fosse che rispetto a quest'ultimo ha capacità tecniche ben superiori... ma non siamo qui a fare classifiche; lo stile della chitarra di Cesareo è fra i più puliti che si ascoltino, ed è un piacere autentico sentirlo scivolare sui suoni come fosse tutto semplice.

E' il momento di Shpalman, destinato a diventare il nuovo supereroe nei live: Max Pezzali sta al gioco e canta un brano che sembra fatto per lui e invece ha un ritornello che è del '700 francese... la melodia è melodia da sempre, ragazzi!

Potrei proseguire su ogni brano, perché almeno musicalmente ci sarebbe da dire ovunque. Perlomeno vi segnalo Pagàno, espressione di perplessità verso le religioni resa spettacolare da una struttura progressive tiratissima e complessa come usa sentire , anche nell'impostazione sonica, coi King Crimson anni '80 .

Citazione finale doverosa per l'inno trionfale "Litfiba tornate insieme", che fa ridere anche solo per il titolo e andrebbe cantata in giro per strada tutti i giorni per far ridere un po' di gente sempre incacchiata , e che in ogni caso è un esercizio di stile caleidoscopico.
Come non bastasse, c'è anche il metal duro di "cani e padroni di cani", tragicomica lamentaela sulla fine che irrimediadiabilmente tocca alle scarpe appena comprate: pestare una... : beh, ascoltare la voce dei Nomadi che sul tema canta "quante speranze finite nella m..." è uno spasso raro. Complessivamente, a fine disco si resta come sempre stupiti non solo da come i nostri riescano a suonare di tutto, ma anche da come sappiano ricreare esattamente le atmosfere di ogni stile, nella scelta dei suoni e della produzione.

Anche stavolta, insomma, seppure in chiave più r ock, c'è quasi tutto. Il complessino si dimostra ancora una volta fra le realtà tecnicamente migliori in assoluto in Italia, e come dicevo siamo tornati anche a un'incisione di livello molto valido , con bassi potenti (molto ben costruite le timbriche) e voci curate attraverso un uso sapiente degli effetti.
Bentornati!