Mauro PAgani Creuza de Ma copertine del cd Artista/Gruppo:

Mauro Pagani

Titolo: "Creuza de mä" 2004
Etichetta: Officine meccaniche music
Web site: http://www.mauropagani.com/
Codice: -------
Recensore: Stefano Martini
Pubb. il: 17/11/2004
Copyright: Stefano Marta per Music on Tnt

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Ho in mano due dischetti e li riguardo. Il primo ha una copertina con il blu del cielo e il colore sabbia di una casa assolata. In alto c'è scritto Fabrizio De Andrè "Creuza de mä". Il secondo ha una copertina simile, appena più colorata. In alto c'è scritto Mauro Pagani 2004 Creuza de mä.

Il primo è un disco meraviglioso, e per l'epoca assai lungimirante, suonato in maniera eccelsa, con la voce ammaliante di De Andrè che si esibisce esclusivamente in genovese. Poi a sua firma usciranno altri gioielli, ma i lavori non raggiungeranno pìù questi livelli.

Il secondo è un bel disco, suonato bene, cantato così così (cosa piuttosto comune nei dischi del nostro bel paese) e per l'epoca adatto.

Se non ci fosse il primo, se non esistesse, il secondo lo consiglierei, perché le canzoni rimangono belle anche nelle nuove versioni in verità assai poco distanti da quelle dell'84. Si rimane ancora eccitati nell'ascoltare le avventure di "Sinan Capudan Pascià"; e l'autoritratto de " 'a pittima" è ancora evocativo. E anche i brani che non avevano trovato spazio negli album dell'artista genovese "Quantas sabedes" e "Nuette" sono dotati di una poesia profonda e semplice al contempo. E non basta che i testi siano poetici, occorre che la poesia viaggi attraverso tutti gli artisti coinvolti nel brano, altrimenti non ne esce niente.

Certo se considerate il solo di Mussida nel finale di "A dumenega" come tra i più emozionanti mai suonati vi mancherà. Se avete fischiettato per ore il gioco di flauti nello sfumare di "A pittima", vi mancherà. Ma quello è un altro disco, e se lo volete c'è ancora.

Mauro Pagani qui ci propone il suo ricordo di un lavoro, di un amico, di un artista; probabilmente il più grande che in Italia si sia cimentato con la forma canzone.

Non va dimenticato che il primo "Creuza de mä" è firmato De Andrè Pagani dall'inizio alla fine, e va principalmente al secondo il merito per il suono globale che al termine ha questo capolavoro.

Non si bolli come blasfema quindi questa versione 2004 e neanche furba che Mauro non sembra proprio il tipo.

Forse ci si è riaccostati addirittura con troppo rispetto, perché a mio avviso dove ci sono i rimaneggiamenti più decisi i risultati sono migliori: una lieve variazione armonica nel finale della canzone che da il titola al CD la smuove di quel tanto, e l'uso delle voci di Mouna Amari e Emil Zhrian in "Sidun" (con quest'ultimo timbricamente vicino in maniera inquietante ad Albano) amplificano la forza del brano. Anche "Dä me riva" dove si esibisce Andrea Parodi che ricordiamo cantante dei Tazenda, risplende.

Ascolto ancora i due dischetti. Mentre chiudo gli occhi il primo mi fa vedere il blu del cielo e il colore sabbia di una casa assolata, Il secondo mi fa vedere un paesaggio simile, ma appena più sbiadito.