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Bjork Debut copertina dell'album
Artista/Gruppo: Bjork
  Titolo album: Debut  
  Etichetta: ----------------  
  Web site:  www.bjork.com  
Recensore: Francesco Serini

© Francesco Serini per http://www.music-on-tnt.com

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Una distesa infinita di rocce, mare blu intenso, deserto e ghiacciai bianchi. Questo è il paesaggio che accoglie il viaggiatore al suo arrivo in Islanda, isola a due e passi dal circolo Polare Artico.
Un paesaggio quasi privo di alberi, ma ricco di acque e sorgenti. Una Terra in cui vivono meno di trecentomila persone, la metà delle quali nella capitale: un popolo colto, fiero, viaggiatore, affezionato al passato e alle tradizioni. E nella capitale Reykjavik è nata e cresciuta l’artista Björk, di cui è impossibile non ricordare queste origini se si vuole analizzare il suo lavoro.
Non appropriato sarebbe infatti, analizzarlo senza considerare un dato che caratterizza la sua personalità, quindi identità, come donna islandese: l’esigenza di comunicare, un bisogno di rompere un atavico isolamento. La vita in una Terra dove, al di fuori della capitale, non riesce ad offrire tutti quegli stimoli tipici della grandi metropoli del globo, invece diventa densissima di avvenimenti interiori. Una contemplazione della natura, degli uomini, del dolore, della vita con occhio penetrante e la capacità di interiorizzare il mondo con acuta sensibilità e attenta precisione. Ma, ricordando sempre che Björk è islandese, più che mondo in generale sarebbe giusto dire natura. La Natura. Umana, vegetale, artificiale sembrano infatti essere i temi ricorrenti delle sue opere.
Le scene della Natura. Le mille rappresentazione che ogni giorno svegliandosi lei ha della Natura. Percezioni quindi del tutto personali, catturate in testi dove si alternano prosa e versi secondo l’aspirazione del momento con assoluta libertà ed in vista unicamente della maggior efficacia espressiva. Björk descrive liricamente le sue intuizioni sulla natura che a lei si rivela ogni giorno, caricandole con i propri sogni e paure, con discorsi segmentati, per sprazzi e lampi, alcuni illuminanti, altri inquietanti.

Poeticamente crea una sorta di frantumazione lirica che ha pochi uguali nel mondo della musica contemporanea. Già musica. Con essa Björk prima di tutto si esprime. Musica elettronica. Diversamente da altri artisti dell’elettronica dell’ultima generazioni non affolla i suoi lavori di sonorità artificiali per creare l’effetto da giungla metropolitana, ma segue una strada opposta. Questo percorso stilistico era cominciato fin dal suo primo lavoro Debut anche se qui l’elettronica pare ancora utilizzata a posteriori per creare il più adatto apparato musicale dei testi. Ricordando la sua esperienza coi Sugarcubes alla fine degli Ottanta qui sembra giocare con l’elettronica, avendo quasi un atteggiamento dadaista, e dimostrando col debutto già una creatività senza freni, una personalità poliedrica capace di metabolizzare in maniera unica e personale i nuovi suoni high-tech che all’inizio dei ‘90 stavano conquistando il mondo, con il contributo considerevole di Neele Hooper.

Liricamente Debut esprime la sua voglia come artista solista al primo lavoro di comunicare, di esprimersi, di farsi conoscere. Tutta la sua curiosità.

“…Come on girl Let’s neak out of this party It’s getting boring There’s more to life than this It’s still early morning We could go down to the harbour and jump between the boats and see the sun come up…” – There’s More To life Than This.

Può essere considerato il suo disco sull’esplorazione. Con le sue composizioni crea la condizione di uno spaesamento del suono, collocandolo al di fuori della rete abituale. A questo contribuisce anche un modo di cantare sempre passionale, talvolta veemente, talvolta sognante, con frequenti cambi di registro durante un solo brano. Gli effetti sono di “scontro” con il tessuto sonoro e l’aumento del coinvolgimento emotivo nell’ascoltatore. Se non utilizza l’elettronica, Björk è solita accompagnare un testo brevissimo sia ad un solo strumento, l’arpa in più di un’occasione (Like Someone In Love), sia a rumori naturali. Memorabile è qui l’uso della tromba in The Anchor Song. Creando un suono raggelato, ipnotico. Questo perchè vuole indirizzarci verso nuove correlazioni ed equivalenze quasi metafisiche tra suoni e rumori. Opera anche come architetto delle sonorità. Aggiungendo alla base ritmica intesa come fondamenta, melodia e armonia, costruisce delle architetture musicali che in Debut sono lineari e semplici ma inconsuete, se confrontate con quelle complesse di Homogenic, il suo secondo disco. Debut è sospeso tra minimalismo e cubismo.