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Artista/Gruppo: Ronin
  Titolo album: EP  
  Etichetta: ----------------------  
  Web site: http://www.barlamuerte.com/  
Recensore: Loris Gualdi

© Loris Gualdi per http://www.music-on-tnt.com

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Questa volta Bruno Dorella, boss dell’etichetta indipendente Bar LA Muerte, c’è riuscito davvero a stupire positivamente i suoi fans. Il suo nuovo progetto chiamato Ronin, non ha nulla a che fare con l’improvvisazione caotica delle sue altre band (OvO e Lava). Non siamo di fronte al grind-caos e al rumorismo del passato, ma a dolci e melanconiche ballad.
L’E.P. dei Ronin è un piccolo gioiello di musica strumentale, scritto e composto interamente da Dorella, coadiuvato nell’arrangiamento da molti bravi musicisti del suo entourage. Esempi di buone sonorità sono “Nada” e “Outro”, che appaiono ideale completamento di immagini oniriche. “Nada”, dice l’autore, rappresenta l’importante punto d’avvio del progetto, tutto è nato dagli isolati arpeggi della chitarra di Bruno, un dolce e ridondante suono di chiaro richiamo sia alle magiche suite dei God Speed Your Black Emperor, sia agli OvO, con un delicato rumorismo d’accompagnamento. Una bella composizione in cui il solingo suono della chitarra sembra simulare il pensoso sound di un violino elettrico.
Il tema di mestizia continua anche nel breve brano di chiusura “Outro”, che lascia l’ascoltatore in attesa di un proseguo, infatti si ha la sensazione di vedere un bel film senza la sua seconda parte.
Impostate in maniera differente sono le altre tracks, difatti in “Ronin Theme” e nella corrispettiva “Reprise”, la batteria jazz di Jacopo Andreini, storico musicista della scena indipendente, è suonata con delicato tocco, capace di creare la base ritmica per le chitarre di Dorella e Anicio, al suo esordio discografico. Note fascinose che ci portano nella Francia di Ameliè, forse grazie al melodico suonare della fisarmonica di Lorenzo Ricci.
Il brano più curioso è senza dubbio “Canzone d’amore moldava”, che altro non è che la riproduzione di una session di alcuni musicisti da strada ungheresi, incontrati sulle rive del fiume europeo. Bruno Dorella ha così cercato di ricostruire in maniera più fedele possibile questa sorta di sirtaki napoletano. Chitarre simili a mandolini e sound riflessivo e cadenzato dal suono di fisarmonica e basso, che sfocia in una contenuta allegria ritmica, influenzata da suoni balcanici alla Goran Bregovic.
Siamo quindi di fronte ad un promo-Ep splendido, fatto di ricercate e inaspettate melodie. Esiste però un grosso difetto per il primo lavoro dei Ronin: la durata. Un Ep risulta avere un troppo angusto spazio per contenere la grande forza musicale della band. L’unica speranza è quella di una solerte uscita del vero e proprio album.