Evil heat Primal Scream copertina dell'album Artista/Gruppo: Primal Scream
Titolo: Evil heat
Etichetta: www.sonymusic.com/home.html
Web site: www.primalscream.org/
Codice:
Recensore: Giuseppe Moro
Pubb. il: 14/03/2004
Copyright: Giuseppe Moro per www.music-on-tnt.com

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Dopo l’autocensura degli Strokes su “NYC Cops” a seguito dell’attacco alle torri ecco un altro disco che contiene un brano (“Rise”) il cui titolo iniziale (e il testo conseguente) era “Bomb The pentagon” cambiato al volo non tanto perché gli autori abbiano cambiato idea (“L’America aveva bisogno di prendere un calcio nel culo” ha detto Robert Young, chitarrista ritmico della band) ma perché il rischio che nessuna radio trasmettesse il brano era molto più che probabile.

Quindi ecco “Evil Heat” in qualche modo ripulito, anche se il concetto è molto relativo.

La formazione di Bobby Gillespie, fin da quando questo pestava anche i tamburi degli imprescindibili Jesus & Mary Chain di “Psycocandy”, è sempre stata l’equivalente di una spugna sporca e sudicia. Assorbe, un po’ trattiene, un pò gocciola, resta oleosa e appiccicaticcia, un po’ odora di buono, un po’ no. Il risultato è che non c’è un disco uguale (neppure lontanamente) all’altro, per cui di fatto non esiste un “suono” Primal Scream e, per paradosso, questo è il (non) stile della band scozzese.

La ragione è anche di tipo pratico. E’ un’ensemble aperto e in divenire che risente dell’andarivieni dei componenti e dell’apporto di elementi ulteriori al “nocciolo” fondatore e, infine, degli innamoramenti e degli odi e delle suggestioni musicali di tutti. Tuffi nella paranoia e eroina party compresi che li porteranno a un passo dalla fine. Una sorta di gruppo-campionatore mai scontato, autore dall’86 a oggi di 7 dischi unici, con perle assolute come “Screamadelica” e collaborazioni invidiabili, da George Clinton ai Memphis Horns, da Jah Wooble agli Orb, da Adrian Sherwood e Alec Empire a Giorgio Moroder e Robert Plant, tanto per citare qualcuno.

In 7 dischi tanto. Abbastanza per una monografia sul gruppo, e non è detto che non si faccia. Si dica di “Evil heat”. Arriva dopo i rabbiosi “Vanishing Point” ed “Exterminator” , fragorosi mix di house/noise che sono serviti per resettare crisi di gruppo e personali e portare linfa nuova. Hanno ruminato parecchio in questi anni e “Evil heat” è un bolo che comprende le accelerazioni quasi psichedeliche della bellissima “Deep Hit of morning Sun”, i ritmi ipnotici alla Kraftwerk di “Autobahn 66”, l’aliena ballad “The Lord is My Shotgun” con Robert Plant all’armonica “trattata”, le fulminee punkrock song “Sick City” e “Skull X” con la chitarra di Kevin Shields (ex My Bloody Valentine) come fosse carta vetro.

Ci sono anche una cover ed una quasi cover. La prima è “Some velvet Morning”, già di Lee Hazelwood e Nancy Sinatra, qui velvettizzata in un duetto tra Gillespie e la modella Kate Moss. La seconda è la dolcissima “Space Blues 2”, ispirata al brano dei Felt e qui cantata dal tastierista Martin Duffy, non a caso ex Felt. C’è poi la strumentale “A Scanner Darkly” ispirata a Philip Dick, elettronica quasi classica con uno sguardo al movimento Kosmische Kuriers tedeschi. E in “Detroit”, brano elettro dance teso e minimo, compare il cantato di Jim Reid, uno dei due fratellini inventori dei Jesus and Mary Chain, qui ospite dell’ex compagno di avventure.

Con “Evil Heat” i Primal Scream si sono strizzati a dovere ed è nato un disco articolato zuppo di stili e influenze reinventati. Come sono bravi a fare. Un dubbio che è uno scherzo: qualche anno fa sono stati in giro “spalla” dei Depeche Mode (vantano come amico di eccessi il cantante Dave Gahan)…forse neppure il cielo sa cosa ci aspetta.