Fiona Apple, Extraordinary Machine, cd cover. Artista: Fiona Apple
Titolo: Extraordinary Machine
Etichetta: Epic/Sony Bmg
Web site: www.fiona-apple.com
Codice: ----
Recensore: Laura Usan
Pubb. il: 19/02/2006
Copyright: Laura Usan per www.music-on-tnt.com

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Credo sia molto difficile togliersi di dosso i panni da ninfetta prodigio e misurarsi con il diventare donna, dovendo dimostrare al mondo intero di poter incantare lo stesso, senza quel fascino adolescenziale che fugge via in un attimo.

La prima volta che ascoltai “Tidal”, album d’esordio dell’allora diciannovenne Apple, rimasi incantata dalla torbida e coinvolgente miscela di suoni e parole della cantautrice, così giovane e già così tormentata. Poi arrivò la seconda attesissima prova “When The Pawn” e il mio incanto si trasformò in perduto amore. Tanto che ancora oggi permane stabilmente nella mia personale top five dei migliori album…Jon Brion alla produzione e Matt Chamberlain alla batteria (già fedele compagno della Amos) il marchio di garanzia.

Da allora ho continuato a seguire la fatina newyorkese con notevole interesse, seguendo appassionatamente la protesta per la decisione del suo colosso discografico di non pubblicare il terzo album. “Non abbastanza appetibile per il mercato”, la motivazione. E con una punta di dispiacere devo ammettere che “Extraordinary Machine” non è ai livelli dei precedenti album…meno intrigante, meno perspicace e soprattutto meno incisivo.

Naturalmente il mio giudizio non vuole assolutamente sminuire lo sforzo di milioni di fan che hanno aderito al movimento “Free Fiona”, accendendo infuocati dibattiti e diffondendo l’album pirata attraverso un commuovente peer-to-peer. Tutto ciò è ammirevole tanto da intenerire la rigida major che a novembre ha deciso di pubblicare l’album più sofferto della storia del rock. Sì perché informazioni sottobanco dicono che la stessa Apple, non essendo completamente soddisfatta della prima versione, abbia liquidato il fedele compagno Jon Brion e affidato la produzione artistica al brillante Mike Elizondo. E come ci dimostra la storia del cantautorato femminile, i divorzi artistici hanno sempre delle conseguenze sofferte.

Il risultato è una Fiona Apple più brontolona e 12 brani incerti e sfuocati. Il disco si apre e si chiude con due brani in perfetto stile musical anni’50 “Extraordinary Machine” e “Waltz”: orchestrazioni barocche, ritmo incalzante e un cantato “smorfioso”.

Durante l’ascolto non mancano stuzzicanti accostamenti tra loop di batteria ipnotici e il ritmo cadenzato del pianismo alla Apple in “Get Him Back “, “Better Version Of Me” e “Window”. In “Parting Gift” e “Red Red Red” la ritroviamo sola in intimo raccoglimento con il suo pianoforte. Una riflessione a parte merita “O’Sailor”, il brano che mi ha colpito di più, sarà forse per un angosciante arpeggio introduttivo, quasi discordante, o per il sapore agrodolce dell’inciso.