The Strokes Is this it cd cover. Artista/Gruppo: The Strokes
Titolo: Is This It
Etichetta: BMG
Web site: www.thestrokes.com
Codice: -------------
Recensore: Giuseppe Moro
Pubb. il: 28/03/2004
Copyright: Giuseppe Moro per www.music-on-tnt.com

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Appena in tempo.

Presi per la giacchetta finto lisa e molto cheap a un niente dalla loro annunciata nuova realizzazione discografica, che dovrebbe uscire ad agosto. Questo il folgorante esordio della band newyorkese, 11 brani giusti che più giusti non si può e un’immagine pubblica praticamente perfetta. Dai nomi che sembrano fasulli tanto suonano bene (Juan Casablancas, Nick Valensi, Albert Hammond Jr., Nikolai Fraiture, Fabrizio Moretti) alle facce buone per manifesti Calvin Klein, il look vagamente underground anni ’70 (giubbini cuoio, T-shirt, Sneakers, giacche stazzonate, cravatte smilze) e tutto l’ambaradan di contorno: qualche rissa , un brano (NYC Cops) modificato con prurito autocensorio dopo l’11 settembre (beh, mica scemi) e persino qualche diniego molto snob a suonare “spalla”. Poi le feste, le copertine, le interviste, i video, gli stilisti più alla moda che se li contengono…

Tutto vero. Siamo provincialotti? Forse si, ma cauti. Alla prima occasione chiedemmo a un punk distaccato e alieno di umane e futili cose come Roger Miret (Agnostic Front) cosa “girasse” a New York. “The Strokes” rispose senza esitare.

Non The White Stripes o Eminem o Moby o Vincent Gallo o cos’altro.

Ma qui di musica si tratta e dell’hype ci importa punto o poco. E la musica, verrebbe da dire “nonostante questo”, c’è. Il disco non perde un filo, non ha una sbavatura, in linea con il resto. Puro e grande Rock’n’roll, chitarre e ritmiche serrate, voce “nasalizzata” e sporca, veloci armonie pop, con la lezione dei gruppi anni Settanta nelle orecchie (Stooges, Velvet Underground e Television…anche se in un’ìntervista hanno detto di non aver mai sentito questi ultimi) passata attraverso il punk, Damned e Fall su tutti.

Brani veloci, intro (quando c’è), strofa-strofa, ritornello, assolo elementare, strofa-ritornello, il tutto in una manciata di minuti. Ma di un’efficacia disarmante. Praticamente un disco di singoli se si intende in che senso. “Modern Age” e “Last Nite” hanno una ritmica che non fa stare fermi un attimo, “Take It or Leave It” è furibonda al pari di “NYC Cops”, “Barely Legal” vorresti non finisse mai in un crescendo senza respiro, “Someday” e “Trying Your luck” sono quasi malinconiche e retrò, “Hard To Explain” è malata bellezza.

Un pugno di canzoni.

Nel Terzo millennio la forma ancora più convincente di comunicazione popolare. Senza troppi arzigogolii e tecnicismi: questa la cifra stilistica. Più pop dei due White Stripes, vagamente accostabili agli Hives ma meno garage, con il tiro dei Ramones e un gusto “moltomolto” inglese per la melodia, gli Strokes hanno fatto centro al primo colpo, senza lasciare possibilità di replica, come un quintetto di primi della classe.

Se non fosse un disco così godibile sarebbe persino irritante. Ora tutti aspettano il verdetto del secondo album: colpevoli e puniti o assolti e premiati?