La calisto opera di Francesco Cavalli Artista/Gruppo: Francesco Cavalli
Titolo opera: La Calisto
Etichetta: -------
Web site: -------
Codice: -------
Recensore: Maurizio Germani
Pubb. il: 22/05/2004
Copyright: Maurizio Germani per www.music-on-tnt.com

Sei in: Home > Recensioni > Classica

:: Seconda parte ::

“La Calisto”, quindicesima opera di Francesco Cavalli (Crema 1602 – Venezia 1676) fu rappresentata per la prima volta al Teatro Sant’Apollinare di Venezia nell’autunno del 1651.

Nel 1651 l’opera era ancora “bambina”, è passato mezzo secolo solamente dalla prima esecuzione delle opere di Peri e Caccini, cui usualmente si fa risalire la nascita di questo genere musicale, e meno di quindici anni dalla nascita del primo teatro “moderno”.

Nel 1637 fu, infatti, inaugurato a Venezia il primo teatro d’opera pubblico con ingresso a pagamento. Mentre in passato le composizioni musicali, in particolare le opere, venivano realizzate su ordinazione di nobili e mecenati ed eseguite per i loro invitati, dalla quarta decade del Seicento l’opera e poi tutta la musica usciva dai palazzi principeschi per affidarsi alle cure degli impresari ed alle attenzioni di un pubblico ben più vasto.

I compositori erano alle prese con un nuovo importante imperativo: catturare l’attenzione del pubblico pagante.

Fu una svolta epocale e riuscì, eccome se riuscì !

“La popolarità della nuova forma d’intrattenimento raggiunse a Venezia livelli sorprendenti. Tra il 1637 e la fine del secolo, in diciassette teatri della sola Venezia furono messe in scena 388 opere. …” (D.J.Grout – Breve Storia dell’Opera – Rusconi 1995).

Cavalli fu il maggior compositore d’opera del seicento dopo Monteverdi (di cui fu allievo), con all’attivo circa quaranta opere eseguite per la maggior parte a Venezia ma arrivate fino a Parigi, dove il compositore soggiornò dal 1660 al 1662 proprio allo scopo di allestirvi alcuni suoi spettacoli.

“La Calisto” è un’opera di soggetto mitologico, che si dipana per un prologo e tre atti, raccontandoci, tra le righe, qualcosa della licenziosità dell’ambiente veneziano del Seicento, lasciandoci senz’altro sorpresi per la libertà con cui vengono trattate certe situazioni di carattere esplicitamente erotico.

Si tratta di un’opera ben riuscita, perfettamente equilibrata, ricca di situazioni divertenti, dove i recitativi, le cavate, i lamenti, le arie e le sinfonie si succedono senza soluzione di continuità, con un ritmo privo di forzature che si avvale anche di un libretto all’altezza della situazione.

Soprattutto, si tratta di un’opera non ancora inchiavardata nelle rigide strutture che saranno codificate nei decenni a venire; quando il pubblico chiederà ai compositori una sempre maggiore prevalenza d’arie solistiche adatte ad evidenziare le virtù canore dei divi del momento; sbilanciando così, per molti anni, l’equilibrio assai delicato su cui si fonda questa forma d’arte.

La raccomandazione, per chi deciderà di cimentarsi con questa composizione, è di essere paziente, serve più d’un ascolto, bisogna entrare in sintonia e capire … con calma.

LA DISCOGRAFIA

Sono state prodotte tre edizioni de “la Calisto”: la prima diretta da Raymond Leppard (Decca, 1971, 2cd); la seconda diretta da Bruno Moretti e registrata dal vivo al Teatro Olimpico di Vicenza (Stradivarius, 1988, 2cd), la terza diretta da René Jacobs (Harmonia Mundi, 1995, 3cd).

Della prima Carlo Majer su Musica (luglio-agosto 2003) cita la validità delle prestazioni di Janet Baker come Diana e Giove/Diana e di Ileana Cotrubas come Calisto; da aggiungere che si tratta di un’edizione che oggi fa stortare un po’ il naso agli appassionati delle interpretazioni filologiche.

Della seconda edizione è importante notare che i cantanti sono in prevalenza italiani e conoscono quindi alla perfezione i significati, anche nascosti, di ogni verso; questo genera un plusvalore irrinunciabile nell’interpretazione di un’opera tanto lontana nel tempo. Tra l’altro Alessandra Mantovani è Diana sia in questa edizione che in quella di Jacobs. Contemporaneamente occorre osservare che la scelta di utilizzare voci femminili anche per le parti di controtenore genera una certa monotonia di timbri e una certa difficoltà nel riconoscimento delle diverse parti. (Questa edizione non risulta attualmente disponibile consultando il sito dell’editore Stradivarius).

La terza edizione viene da una produzione teatrale del 1993 e vanta un direttore considerato uno specialista della musica antica, che ha diretto di Cavalli anche Giasone e Xerse. La presenza di cantanti non italiani limita certamente l’espressività di molte situazioni lasciando, soprattutto nei recitativi, quella sensazione di perfetta raggelante esecuzione cui da tanti anni la tradizione filologica nordeuropea ci ha abituati. Trovo inoltre discutibile l’idea di affidare all’ottimo Marcello Lippi (baritono) sia la parte di Giove che quella di Giove in Diana. Lippi è bravo, ma quando si cimenta nelle parti in falsetto acquisisce un che di caricaturale che in scena poteva forse permettere di dar vita a spiritose gags, ma in disco è solo fastidioso. Notevoli la Diana di Alessandra Mantovani, il Mercurio di Simon Keenlyside e la Calisto di Maria Bayo. La coppia Satirino (il controtenore Dominique Visse) e Linfea (il tenore Gilles Ragon) avrebbe potuto essere più spassosa. Jacobs dirige da par suo un’orchestra lussureggiante, piacevole ma forse più consona alle musiche di Lully che non a quelle di Cavalli.

Insomma un’edizione proprio perfetta non c’è, d’altra parte nel melodramma in disco, da Monteverdi a Ligeti, di edizioni etichettabili come “perfette” ce ne sono davvero poche. Non potendo attendere all’infinito un’esecuzione ideale, il melomane impara l’arte di arrangiarsi con la fantasia, facendosi un’immagine mentale propria dell’interpretazione “perfetta”.

NOTA: per i frequenti riferimenti ai personaggi ed alle loro caratteristiche, si veda la seconda parte della monografia, contenente la descrizione del libretto, dei personaggi e della trama.

FINE DELLA PRIMA PARTE.
Nella seconda parte i personaggi e la gustosa trama dell’opera.
Dedicato a chi pensa che il melodramma sia roba per parrucconi seriosi e noiosi.

:: Seconda parte ::