Artista/Gruppo: FRANZ SCHUBERT
Titolo: Die Schöne Müllerin (Seconda parte)
Etichetta: ------
Web site: ------
Codice: ------
Recensore: Maurizio Germani
Pubb. il: 17/10/2004
Copyright: Maurizio Germani per www.music-on-tnt.com
Sei in: Home > Recensioni > Classica

:: Prima parte ::

Questo è uno dei cicli di Lieder più facili da reperire. Il motore di ricerca di un sito internet per il commercio di cd ritrova almeno una ventina di edizioni disponibili in catalogo; ho comunque motivo di ritenere che, in un’ipotetica classifica delle migliori incisioni di sempre, le versioni qui descritte si posizionino tutte ai massimi livelli. È importante sottolineare che due sono interpretate da tenori (Wunderlich e Güra) ed una da un baritono (Fischer–Dieskau) considerato uno dei massimi, se non il massimo specialista del Novecento nell’esecuzione di questo genere musicale.

In ordine di data di incisione la versione Wunderlich–Giesen è la più anziana, essendo stata incisa nel 1966, anno della prematura morte del tenore a soli trentasei anni.

L’edizione FischerDieskau–Moore è stata registrata nel 1972 nell’ambito della registrazione dell’integrale dei Lieder per voce maschile di Schubert, fantastica operazione portata a termine da questi due artisti e tutt’ora disponibile in un cofanetto di 21 cd.

La versione Güra–Schultsz è una delle più recenti essendo uscita nel 2000. Werner Güra è un promettente giovane tenore che ha già al suo attivo incisioni importanti tra le quali spicca un Così fan tutte (Jacobs) che ha avuto recensioni lusinghiere.

Dal punto di vista della qualità del suono il cd di Güra è quello più limpido e supera, ma di pochissimo, gli altri due che sono sostanzialmente equivalenti presentando un pianoforte un po’ (ma poco!) smorzato e una scena, ad andare proprio a cercare il pelo nell’uovo, un po’ meno tridimensionale.

In buona sostanza, non è il caso di preoccuparsi della qualità dell’incisione, vanno benissimo tutte e tre.

Per quanto riguarda l’interpretazione, comincerò dalla fine dichiarando subito che tutte le versioni contengono motivi di profondo interesse, e che tutti i cantanti affrontano il ciclo con grande ricchezza espressiva, cogliendo ogni occasione per far sfoggio di doti interpretative di prim’ordine.

Un bel terreno di confronto è costituito dai Lieder strofici, quelli dove tre, quattro, anche cinque strofe sono ripetute sempre sulla stessa trama musicale. Lì si vede come ogni interprete introduca impercettibili variazioni che gli permettono di sviluppare una propria visione del Lied rifuggendo dalla monotonia della ripetizione. In questo campo direi che, nonostante un accompagnamento un po’ anonimo è proprio lo sfortunato Fritz Wunderlich a prevalere, più che per la varietà degli accenti, dove Fischer-Dieskau è insuperabile, per il crescente livello di tensione che sa introdurre. Si provi, ad esempio ad ascoltare quello che riesce a fare in Lieder come “Morgengruss” e “Ungeduld”.

Ovviamente questo non è l’unico pregio dell’interpretazione di Wunderlich che è capace di trovare accenti lirici straordinari lasciandosi trasportare dalla melodia. Si ascolti in proposito il sesto Lied “Der Neugierige” che è in pratica un piccolo brano operistico strutturato in un arioso introduttivo ed in una vera e propria aria che prende le ultime tre strofe. Qui Wunderlich realizza un capolavoro interpretativo, trasportandoci nel bel mezzo di una scena amorosa, un’oasi di pace che non lascia presagire l’epilogo tragico. Ad un ascolto a confronto si scopre che anche Güra segue un modello simile a quello di Wunderlich, mentre Fischer–Dieskau canta con durezza, quasi come se il cacciatore fosse già lì, e dà proprio l’impressione di perdere, per una volta, l’occasione di illuminare un brano con quelle sue straordinarie doti d’interprete.

Non vorrei soffermarmi oltre sui singoli brani, trattandosi di un “ciclo” liederistico con una sua trama ben precisa, trovo sia molto importante l’intenzione interpretativa generale perché qui, a mio avviso, entrano in gioco caratteristiche vocali ma anche anagrafiche che non possono essere ignorate.

A proposito di Fischer–Dieskau, va sottolineato che questo cantante aveva già 47 anni, al momento dell’incisione, e che inoltre è un baritono, quindi deve gestire un timbro di voce assegnato generalmente a ruoli da uomo maturo. Questo, secondo me, gli crea qualche problema. In questo ciclo, più che come “attore protagonista”, lo si immagina come una voce narrante che racconta una storia accaduta ad altri. Certamente interpreta magnificamente ogni brano, evidenziando sfumature impercettibili con una padronanza dei propri mezzi vocali così fuori dal comune da mettere persino a disagio, ma come apprendista mugnaio è, come dire: un po’ fuori corso. Potrebbe essere utile ascoltare la registrazione dello stesso ciclo, compiuta dallo stesso cantante alcuni anni prima per la EMI, che renderebbe possibili interessanti confronti.

La voce di Güra è la più chiara e la più giovane dei tre, il suo particolare timbro, ma anche l’età anagrafica, ci mette perfettamente in sintonia con il personaggio dell’apprendista mugnaio innamorato ed ingenuo. Perfettamente credibile, Güra è, fino al midollo, un giovane che perde la testa per una ragazza e che, d’un tratto, vede spegnersi tutte le illusioni e la passione per la vita... fino alle estreme conseguenze. Straordinario! Una sola lieve nota negativa: non mi piace il modo in cui viene affrontato il quattordicesimo lied, “Der Jäger”, a una velocità da scioglilingua, sacrificando l’interpretazione ad un’incolore concitazione.

Wunderlich, trentaseienne al momento dell’incisione, ha un timbro più maturo di quello di Güra, e non prova nemmeno a fare il giovincello inesperto. Quello che emana da lui è il personaggio di un giovane uomo innamorato, pieno di pensieri concreti e di consapevolezza delle difficoltà del vivere. La sua è un’interpretazione intensa, piena di vita, di tormento per l’amore non corrisposto e, perché no, di passione per il ruscello che lo inghiottirà. Il suo canto spinge spesso, durante l’ascolto, a rimanere come in sospensione, nell’attesa che si risolvano tutte le tensioni che sa creare con un’abilità che non cessa di suscitare sorpresa anche dopo ripetuti ascolti. Si tratta indubbiamente della versione che amo di più, proprio per la squisita vena melodica del cantante, e per il sentimento e la passione di cui è tutta pervasa. Diciamo che quando il cd inizia a suonare, di solito va avanti fino alla fine perché non riesco più a distogliere l’attenzione.

Tutti i dischi in mio possesso contengono i testi originali in tedesco e le traduzioni in inglese e francese.

Per le traduzioni italiane consiglio l’indispensabile volume LIEDER (Garzanti – 1982). Il volume, più volte ristampato, contiene la traduzione italiana con il testo originale a fronte di circa 500 Lieder di una ventina di compositori, scelti fra i più famosi del repertorio, tra cui naturalmente non mancano cicli dell’importanza di Die Schöne Müllerin, Winterreise e Schwanengesang.

:: Prima parte ::

Autore Franz Schubert (1797–1828)
Composizione Die Schöne Müllerin

Esecutore Fritz Wunderlich, tenore Hubert Giesen, piano
Etichetta DG – 1966

Esecutore Dietrich Fischer–Dieskau, baritono Gerald Moore, piano
Etichetta DG – 1972

Esecutore Werner Güra, tenore Jan Schultsz, piano
Etichetta Harmonia Mundi France – 2000