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Madonna, Like a prayer copertina dell'album
Artista/Gruppo: Madonna 
  Titolo album: Like a prayer   
  Etichetta: Warner   
  Web site: www.madonna.com   
Recensore: Francesco Serini

© Francesco Serini per http://www.music-on-tnt.com

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Non era compito facile per Madonna, allora ancora denigrata da gran parte della critica e dall’opinione pubblica, dover concludere un decennio, quello Ottanta, in cui aveva svolto un ruolo importante in quel processo di cambiamento del significato di cantante, adattandola ai tempi. Non più semplice interprete, ma anche show-girl e artista-pop. Artista completa per cui la musica non era sufficiente a rendere concreto il messaggio da comunicare.

Nel 1989 Madonna usciva da 7 anni in cui aveva dominato le classifiche di vendite, due tour-live sold-out ovunque ma, per il rovescio della medaglia -come si è detto- da incessanti critiche quasi offensive nei suoi confronti e dal difficile divorzio da Sean Penn. Al momento di ricominciare a comunicare con i suoi fan attraverso il percorso più facile per lei, la musica, scelse di rendere noto proprio questo. A fine di un decennio vissuto come una Maria Maddalena mai pentita, per la prima volta allora, Madonna era spinta a realizzare un album in cui l’aspetto autobiografico fosse il motore centrale e propulsore.

Ciò che l’aveva resa importante gli anni precedenti era stata la sua capacità di farsi portavoce e più volte anticipatrice di un cambiamento culturale che aveva come protagonista il ruolo della donna nella società. Finchè aveva trattato argomenti di questo genere, Madonna era stata molto efficace se non geniale. Adesso invece, non solo voleva parlare di argomenti personali ma addirittura delicati: la religione, la famiglia, l’infanzia.
Un album di ricordi. Aveva già trattato questi argomenti, ma in maniera differente. Se in Papa don’t preach il racconto di una ragazza incinta che litiga col padre è solo un pretesto per mettere in scena molto furbamente appunto un semplice racconto, in Oh Father svela com’erano stati realmente burrascosi i rapporti con suo padre dopo la morte di sua madre. E se per la figura di quest’ultima, morta di cancro quando lei aveva 6 anni, non solo scrive la bellissima ballata Promise To Try, ma le dedica l’intero album. Poi scrive una canzone dedicata all’importanza della famiglia Keep it together. Un’altra al figlio appena nato dell’allora produttore Patrick Leonard Dear Jesse. Uno al suo divorzio in Till Death Do Us Part.

Una Madonna in vena di ricordi e di desiderio di maternità.
Musicalmente il disco è molto gradevole e molto sfaccettato con influenze che vanno da Sly & Family Stone in Express Yourself a Simon & Garfunkel in Oh Father per poi passare alla tradizione americana del gospel nella title-track. C’è un duetto molto accattivante con Prince in Love Song. Il limite questa volta non è tanto la mancanza di non essere riuscita ad amalgamare il tutto in maniera fluida, e se vogliamo è sintomo di una scelta sbagliata, quanto una certa forzatura nel voler trattare soprattutto un argomento come quello della religione in maniera quasi seria.
Fin dagli inizi Madonna, aveva sempre dimostrato che la teatralità drammatica, visiva e formale, della religione cattolica era l’aspetto sul quale puntare per creare una sua particolare immagine da rendere riconoscibile e condivisibile. Tutto questo filtrato da un atteggiamento ironico e auto ironico. Fin allora reso in maniera impeccabile. In Like a prayer invece manca tutto questo. Basti pensare anche al video della title track. È vero che è una delle mille volte in cui Madonna ha dimostrato di essere la più abile donna di spettacolo e di conoscere tutte le regole dell’ Entertainment-Business, e soprattutto di usarle in maniera efficace. È vero che l’eros e l’estasi con il santo nero rappresentati nel video, erano effetti speciali. Ma è anche vero che il modo di rappresentarli mancava d’ironia.

Proprio questa mancanza rende Like a prayer un album molto datato. In altre occasioni aveva scelto un tragitto comunicativo che aveva come emittente se stessa, la messaggera di idee nuove e trasgressive, che bussava alle coscienze degli ascoltatori per porre domande e indurre alla riflessione.

Fin qui tutto bene.

Adesso “pretendeva” che l’opinione pubblica che allora era quasi tutta contro di lei, conoscesse i segreti personali di Louise-Veronica Ciccone e non le idee da rendere universali di Madonna cantante e personaggio di spettacolo. Sbaglio. Fortunatamente l’album conteneva canzoni pop costruite con grande maestria e grande furbizia come i prime tre singoli estratti: la title track, Express yourself e Cherish che permisero cospicue vendite (tutt’oggi 12 milione di copie) e vari numeri uno, tra cui Uk e Usa.