Madonna, confession on a dance floor. Cd cover. Artista/Gruppo: Madonna
Titolo: Confessions on a dance floor
Etichetta: Warner
Web site: www.madonna.com
Codice: B000B8QEZG
Recensore: Giuseppe Moro
Pubb. il: 15/01/2006
Copyright: Giuseppe Moro per Music on Tnt

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Pare che in conferenza stampa sia stato ricordato a Madonna di aver preso il giro principale di “Hung Up” da una canzone degli Abba (“Gimme, Gimme, Gimme”) senza chiedere oneroso permesso.

Risposta da manuale: “…Basta mettersi d’accordo” ed ha accompagnato le parole ad un eloquente sfregamento di indice e pollice.

Vero o falso che sia l’aneddoto rende l’idea di quello che è per Madonna lo show biz. Si sa, business is business e “pecunia non olet” diceva l’imperatore Vespasiano. Madonna da venti anni in qua ha inventato un prodotto, se stessa, ed è stata capace di adattarlo, modificarlo, riprodurlo enne volte in mille salse diverse restando sempre leader delle vendite, delle cronache e non solo. Fosse una macchina sarebbe la Porsche 911, fosse un suo collega si avvicinerebbe a David Bowie, pur con gli ovvi distinguo relativi, tanto per non esser tacciati di eresia.

Una (ex) ragazza non particolarmente dotata in termini estetici assoluti e dalle doti medie di performer ma con un fiuto incredibile. Di abile venditrice ma non solo.

La sua etichetta discografica, la Maverick, ha avuto il merito di scoprire, investirci su e proporre artisti al di sopra di ogni sospetto e tutt’altro che da ipermercato, su tutti i grandissimi Deftones. Il suo ritorno su cd è una dichiarazione di intenti fin da titolo “Confessions on a Dance Floor”: un disco di musica dance con una dozzina di brani pronti per la pista. Il ritorno alle atmosfere danzerecce techno ha subito fatto schizzare verso l’alto le vendite del disco ma non si tratta solo di un’operazione commerciale. Tanto che i migliori artisti della console nei loro Dj set programmano “Hung Up” (specie nella extented version house) e considerano il lavoro 2005 di Madonna alla stregua delle produzioni techno underground più cool.

Sarebbe sbagliato però liquidare il disco come roba da ballo. Così come da gran parte della dance fatta bene “Confessions…” è anche da ascoltare.

Anche perché si tratta di un concept album di musica dance e un fil rouge unisce 30 anni buoni di pop dalle luci strobo e palle lucciccanti ai laser e ai BPM. Ci sono echi di Moroder e Cerrone (“Future Lovers”) e di tutta la disco music anni ’70 (da Gloria Gaynor a Donna Summer), le lezioni dei Kraftwerk più leggeri fino ai Pet Shop Boys (“Sorry”) e ai Daft Punk (“How High”).

Settanta, Ottanta, Novanta. Nelle atmosfere, nei ritmi, nei suoni. Ricordate il “mentasma” dei synth Roland tanto in voga nella prima metà dello scorso decennio? Ascoltate “Get Together”.

Volete una più classica Madonna, periodo “Into The Groove”? Eccola in “Let it will be”.

Siete più attenti al techno rock più moderno? Ce n’è una sporta.

I brani sono praticamente tutti degli hit, con una prima parte del disco più “riempipista” che poi va a stemperarsi nel pop più elegante e variegato. La cadenzata “Like it or Not” ha un refrain dalla melodia irresistibile, eccellente “I Love New York” che ha il piglio rock con sostenuti giri di corde di basso e chitarra, la bellissima “Forbidden Love” arabesca melodie vocali (duetti con tanto di vocoder!) su tappeti di tastiere e si mixa pulsando nella ballabile “Jump”, “Push” è varia e sfavillante di suoni.

Eleggere la migliore è difficile. Più semplice dire quella che poteva essere lasciata fuori: “Isaac”, troppo fuor di contesto. Il tutto è poi curato fino all’ossessione, con arrangiamenti e produzioni ai limiti del lezioso. L’elettronica del precedente “Ray of light” diventa in “Confessions on a Dance Floor” un compendio e un riferimento. I mezzi per farlo, le sostanze e gli uomini, non sono certo mancati. La volontà e il piacere di mettersi ancora in gioco, evitando di redigere un facile compitino che avrebbe comunque venduto, è invece merce che non si trova e non si compra.

Onore al merito signora Ciccone.