Artista/Gruppo: Gustav Mahler
Titolo: Sinfonia n. 4
Etichetta: ----
Collana : Il palpito dell'universo [ qui maggiori info]
Periodo: Secondo ottocento
Recensore: Maurizio Germani
Pubb. il: 16/09/2006
Copyright: Maurizio Germani per Music on Tnt

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Gustav Mahler (1860-1911) fu compositore e direttore d'orchestra insigne, nella sua vita compose nove sinfonie più l'abbozzo di una decima. Molte di queste sinfonie sono caratterizzate da un organico orchestrale importante (l'ottava è nota anche come “sinfonia dei mille” a causa del gran numero di orchestrali e cantanti coinvolti) e dalla presenza al loro interno di veri e propri Lieder per voce ed orchestra. Altra caratteristica del sinfonismo mahleriano è il continuo transitare dal tragico al colto con incursioni spesso spiazzanti, nel banale: per esempio nella prima sinfonia compare Fra Martino, nella quarta alcuni ritornelli infantili. Mezzi con cui Mahler cerca di costruire la sua narrazione musicale attraverso un'accumulazione di stati d'animo più che attraverso la concatenazione coerente di fatti conseguenti.

Se fosse letteratura direi che mentre i grandi sinfonisti dell'Ottocento (Beethoven, Schubert, Mendelssohn…) trovano i loro equivalenti in Tolstoi o in Flaubert e nei loro perfetti meccanismi narrativi, Mahler è piuttosto vicino ai poeti simbolisti francesi, a Mallarmé ed ai suoi versi più arditi, dove gioca con le nostre emozioni attraverso immagini che parlano più all'inconscio che alla ragione.

La quarta sinfonia fu composta nel 1900 ed eseguita per la prima volta a Monaco il 25 novembre 1901 sotto la direzione del musicista stesso ed è, probabilmente, oltre che la più serena delle sue sinfonie, anche quella a cui è più facile appassionarsi.

In realtà, al di là del ritorno ad una dimensione più tradizionale dell'orchestra, lontano dal titanismo della seconda e della terza sinfonia, pur nella apparente atmosfera di pace e ingenuità che questa quarta diffonde; continuiamo ad assistere all'edificazione coerente dell'edificio sinfonico che porterà l'inconfondibile impronta di colui che fu probabilmente il più importante dei compositori che si trovarono a traghettare la musica post-romantica di fine Ottocento nel pieno del fermento delle idee del primo Novecento.

La sinfonia è suddivisa nei canonici quattro movimenti:

I - Bedächtig. Nicht eilen (Misurato, senza affrettare)

II - In gemächlicher Bewegung. Ohne Hast. (In moto tranquillo, senza fretta)

III - Ruhevoll (Calmo)

IV - Sehr behaglich “Das himmlische Leben” (Molto comodo “La vita Celeste”)

I primi due presentano temi di stampo settecentesco con una gradevole impronta mozartiana nel primo ed una sinistra vena di humour nel secondo, accentuato anche dai soliloqui del primo violino che, accordato un tono più alto, “spicca” con inquietante evidenza sulla massa orchestrale.

La seconda parte della sinfonia è formata dalla fusione del terzo e del quarto movimento che si susseguono senza soluzione di continuità. Il terzo movimento attacca lentamente con un tema cantabile che si fonde con un secondo tema in una lunghissima sequenza di variazioni che a loro volta conducono all'oasi di serenità del movimento finale, segnato dall'intervento d'una voce di soprano che esegue il Lied “Das Himmlische Leben “ La vita celeste ” tratto da “Des Knaben Wunderhorn” (Il corno magico del fanciullo) una raccolta di “vecchie liriche tedesche” pubblicata ad opera di Clemens Brentano e Achim von Arnim agli inizi dell'ottocento in cui, in piena coerenza con i miti romantici, si esalta il mondo dei semplici e la bellezza del tempo che fu. Nel testo, coerentemente con le fantasie funeree che accompagnarono Mahler per tutta la vita, si celebrano i piaceri dell'al di là, ma con una connotazione di fantasia popolare, o fanciullesca, con San Pietro che va a pescare, Santa Marta che cucina e San Luca che scanna il bue. Eccone la strofa finale:

Sulla terra non v'è musica / che si possa alla nostra paragonare. / Undicimila vergini / osano danzare. / Anche Sant'Ursula ride a vederle. / Santa Cecilia e i suoi parenti / sono eccellenti musici di corte. / Le voci degli angeli / risvegliano i sensi, / perché ogni cosa si desti alla gioia.

Una visione dell'al di là che il timbro di soprano rende estremamente vivida trasportandola ad altezze siderali, una fantasia infantile, che conclude un capolavoro della Musica del Novecento.

La discografia è affollatissima, come si conviene ai capolavori. Spiccano su tutte le interpretazioni di Claudio Abbado (DG), Pierre Boulez (DG), Riccardo Chailly (Decca) e Bruno Walter (Sony). Personalmente ho una preferenza per l'incisione di Riccardo Chailly il quale, grazie alla superlativa prova della soprano Barbara Bonney, che al Lied finale dona veramente qualcosa di “ultraterreno”, ed alla Royal Concertgebouw Orchestra, tecnicamente stupenda, mette in evidenza nuances finissime, in un tripudio di suoni e colori tutti amalgamati da un disegno interpretativo di rigorosa coerenza.