Compositore: Stravinsky, Shostakovich, Prokofiev
Titolo: Mischa Maisky e Martha Argerich in concert
Etichetta: Deutsche Grammofone
Web site: www.deutschegrammophon.com
Codice:

00289 477 5323

Recensore: Maurizio Germani
Pubb. il: 01/05/2005
Copyright: Maurizio Germani per Music on Tnt

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Questo è un disco “live” che fotografa un incontro tra due artisti che, in quell’aprile 2003, avevano qualcosa da raccontare al loro pubblico. Il luogo era Bruxelles, Flagey Hall Studio, gli artisti Mischa Maisky e Martha Argerich.

Il primo, classe 1948, violoncellista lettone naturalizzato statunitense, allievo di Rostropovich è oggi uno dei punti di riferimento per gli appassionati di questo strumento.

La seconda, grande pianista argentina, vincitrice del premio Busoni di Bolzano (1957) e del Chopin di Varsavia (1965) oggi è, semplicemente, una leggenda. Nella sua carriera ha raggiunto risultati indimenticabili nell’interpretazione di autori come Chopin, Liszt e Schumann, testimoniati anche dalle sue registrazioni che sono patrimonio gelosamente custodito da molti melomani.

I due fanno musica ed incidono spesso insieme, tra le loro incisioni, disponibili nel catalogo DG, posso velocemente ricordare le sonate per violoncello e pianoforte di Bach e le sonate per violoncello e pianoforte di Beethoven e il trio per violino violoncello e piano di Shostakovich (con Gidon Kremer).

Il cd di cui si parla è una novità del 2005 e contiene alcuni capolavori della musica da camera russa del Novecento, il titolo dell’articolo contenuto nel booklet è significativo: “Three Russian Giants”.

I tre giganti russi sono Stravinsky (1882, 1971), Shostakovich (1906, 1975) e Prokofiev (1891, 1953).

Il concerto inizia con l’esecuzione di una interessante trascrizione per violoncello e pianoforte di brani tratti dal balletto “Pulcinella”, di Stravinsky. Questo balletto è stato commissionato a Stravinsky, per la parte musicale, e a Picasso per le scene, dal grande Diaghilev e realizzato nel 1920 nella sua versione originale per orchestra e tre voci soliste. Negli anni seguenti è stato poi trascritto più volte dallo stesso autore che ne ha tratto una suite in otto movimenti sempre per orchestra, ne ha poi effettuato due trascrizioni per violino e pianoforte (nel 1925 e nel 1933), e una per violoncello e pianoforte nel 1932. Quest’ultima su richiesta del grande violoncellista Gregor Piatigorsky che collaborò anche alla sua stesura.

Il brano, che inaugura il periodo “neoclassico” di Stravinsky, si basa su alcuni temi tratti da opere di Giovanni Battista Pergolesi (Flaminio, Lo frate ‘nnamorato, Adriano in Siria) e su alcuni brani musicali che studi successivi alla sua composizione, hanno attribuito ad altri compositori del XVIII secolo meno noti: Domenico Gallo, Fortunato Chelleri, Alessandro Parisotti.

Nella sua veste orchestrale, la suite da Pulcinella è piuttosto conosciuta, da molti anni amo un’esecuzione CBS che Pierre Boulez incise nei primi anni settanta, per le sonorità corrosive che questo grande direttore riesce ad estrarne, ricavandone quel qualcosa di gelidamente irridente ed assolutamente irrispettoso dello spirito del Settecento, donandoci uno Stravinsky neoclassico che s’incunea in pieno novecento fra le scenografie di Picasso e gli “Argonauti” di De Chirico. L’interpretazione del duo Maisky-Argerich prende un’altra strada, e ricorda in qualche modo la registrazione del balletto eseguita da Claudio Abbado nel 1979, fatta di sottili nuances, sonorità controllate, attacchi morbidi: una sorta di interpretazione ottocentesca di Pergolesi.

Il risultato raggiunto dal duo Maisky-Argerich è indubbiamente affascinante, la Tarantella poi è entusiasmante per la perizia tecnica con cui è eseguita. Le mie aspettative erano diverse, pazienza, ma non posso nascondere che anche l’ascolto ripetuto mi lascia la nostalgia di quello che i due avrebbero potuto fare se avessero deciso di prendere la strada di Boulez.

La sonata di Prokofiev, seconda in ordine di presentazione nel cd, fu eseguita per la prima volta da Mistislav Rostropovich e Svjatoslav Richter in privato nel dicembre del 1949; ed in prima esecuzione pubblica il primo marzo 1950 al conservatorio di Mosca. Avere primi esecutori di questa levatura non è certamente comune, ma così andavano le cose nella Russia di quegli anni. Una sonata di impostazione classica, forse la proposta meno interessante del concerto, soprattutto se messa impietosamente a confronto con quella scritta gia quindici anni prima da Shostakovich e presentata in questo stesso cd.

La nostalgia nata all’ascolto del brano di Stravinsky è invece destinata a rafforzarsi dopo aver ascoltato il brano di Shostakovich che, devo confessare, già al primo ascolto mi ha lasciato sbalordito per lo studio finissimo delle dinamiche, che ne fa veramente un’esecuzione in equilibrio fra Stravinsky e il Jazz e che, senza compromessi, restituisce a Shostakovich quel ruolo di enfant terribile che lo tenne sul filo delle “attenzioni” del regime per tutta la vita. Si tratta d’una esecuzione che abbandona la graniticità di certe versioni più attente alle componenti del “realismo socialista” (la composizione è del 1934), e che si lascia lontana anche la cantabilità, pur affascinante, di altre esecuzioni, per mettere in evidenza uno Shostakovich colto, attento alle novità della musica sua contemporanea e, a soli ventotto anni, tanto abile da rielaborarne le proposte seguendo una via autonoma. Il duo Argerich-Maisky raggiunge in questa sonata un risultato straordinario ben sottolineato anche dai calorosissimi applausi che il pubblico tributa loro al termine dell’esecuzione.

Il Walzer finale di Prokofiev, una trascrizione di Piatigorsky e Kiushevitsky, completa gradevolmente il concerto; alla fine le ovazioni sono veramente meritate.