Zwan copertina dell'album Mary star of the Sea. Artista/Gruppo: Zwan
Titolo: Mary Star Of The Sea
Etichetta: Warner Brothers
Web site: Zwan
Codice: ------
Recensore: Giuseppe Moro
Pubb. il: 17/10/2004
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Pensavate che Billy Corgan fosse finito in polvere come un novello Nosferatu?

Sbagliato. Effettivamente le sue ultime immagini erano più da principe delle tenebre che da consumata rockstar (pallido e vestito da prete come in un film horror anni ‘30, gli mancavano solo i canini a sciabola) eppure e ciononostante il deus ex machina degli Smashing Pumpkins torna a farsi vivo con un disco (questo) ed una formazione nuova, con dentro qualche vecchio elemento (Jimmy Charberlain) più Matt Sweeney, David Pajo, Paz Lechantin.

Non pago ha poi già annunciato un secondo progetto (cambia, di poco, il nome: Djali Zwan) con gli stessi elementi che si occuperà, pare, di folk acustico.

Inesauribile Corgan. Dopo la formidabile esperienza delle Zucche, alle quali si devono album intensi (“Siamese Dream”, “Mellon Collie and Infinite Sadness”), un grappolo di canzoni tra le più belle in assoluto degli anni ’90 (“1979”, “Majonaise” per esempio) e il cruccio per un ego come il suo di non esser stato venerato abbastanza il suo genio (maledetti Nirvana, maledetto Cobain) nel decennio appena trascorso, ora Billy Corgan ci riprova con un’iniezione di freschezza e un atteggiamento positivo. “Mary Star Of The Sea” infatti suona solare, aperto, arioso con brani come la ruggiadosa “Of a Broken Hearth” , la pur robusta “Honestly”, la tintinnante “El Sol” (quasi gli Everything But The Girl primissima maniera), le melodie adolescenziali di Heartsong” o gli accenti di spensierata naiveté di “Come with me” .

Una leggerezza che pervade tutto l’album, specie se si tiene bene a mente la lezione introversa degli Smashing Pumpkins, con accenti nervosi e urticanti di memorabile bellezza. Anche quando si allontana dalla “ballad song” classicamente intesa il risultato non cambia di molto. “Settle Down” parte con basso/chitarra/batteria a ricordare i Division/New Order e anche “Declaration of Faith” pare inquietarsi ma tutto si risolve con refrain leggeri come piume.

A ricordare i toni del passato ci sono le asprezze di “Jesus I – Mary star”, messa lì non si sa bene a far che. Un lungo omaggio inutile: pura accozzaglia di schegge chitarristiche e tentativi melodici lontani anni luce dai fiori in carta vetro degli Smashing Pumpkins.

Anche “Desire” accenna ai tempi che furono ma è fuori contesto e non appartiene né al vecchio nel al nuovo corso. Insomma: il bersaglio è stato individuato (quello di fare musica pop con un occhio al british sound anni ’80) ma per fare centro pieno con tutte le frecce bisogna insistere ancora. “Ego” Corgan lo farà, su questo non c’è dubbio alcuno.