Mattafix Sings of a Struggle. Cd cover Artista/Gruppo: Mattafix
Titolo: Signs of a struggle
Etichetta: ----
Web site: www.mattafix.com
Codice: ----
Recensore: Giuseppe Moro
Pubb. il: 22/01/2006
Copyright: Giuseppe Moro per Music on Tnt

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Esordio con un botto degno del Capodanno più rumoroso quello dei Mattafix, duo londinese di adozione ma con radici cosmopolite per origine e, ancor più, per cultura.

I Caraibi di St. Vincent e Grenadine e l’India, il reggae, il soul, il blues, il bhangra, il rap, il trip hop e il gusto melodico inglese: tutto filtrato e miscelato con curiosità e innocenza da Marlon Roudette e Preetesh Hirji i due artefici del sound etno cosmo (metro) politano più cool del momento.

Lo stile del duo, un melting pop culturale ed estetico, è caratterizzato da una impronta elettronica, ma soprattutto dalla voce di Marlon Roudette, che spazia dal falsetto al ritmico rap (nella superhit del periodo “Big City Life”, in “Impartial”…) e che contribuisce non poco ai toni malinconici e notturni del disco. Specie nella parte centrale (nell’uptempo “To & Fro” con la Donaghy delle Sugarbabes, in “Everyone Around You”, nella intensa e ipnotica “Clear and present danger”, in “Older”…) le luci si attenuano, le atmosfere diventano intime, nostalgiche. Forse pure troppo se non siete dell’umore giusto: “Signs of a…Struggle” appunto.

Però, annunciato dal singolo spaccatutto, il disco è stato salutato non a torto come il nuovo suono londinese, pur imparentato con la scena bristoliana dei Massive Attack, dei Portishead e Co., frutto della mescolanza di razze e culture tipico delle grandi realtà metropolitane europee. I due hanno talento e si sono avvalsi della collaborazione alle macchine di studio di personaggi non esattamente di primo pelo: Seggs (Chemicals…), Jim Abyss (Kasabian, Placebo…) Johnny Dollar (Massive Attack…), Craig Sylvy (Coral, Magic Numbers…) e non solo.

Il basso in uno dei migliori pezzi dell’album (“Gangster Blues” con giro tastiere Hammond campionate, chitarre acustiche e loops elettronici…) è quello di Robbie Shakespeare, del leggendario duo in cui l’altro era Sly. Corrusco il loro l’esordio, molto più di una promessa i due giovani protagonisti, per il futuro si accettano scommesse. Intanto se ne parla e si attendono gli emuli. Da quanti riusciranno ad avvicinarsi a questi suoni si capirà l’originalità. Una prova empirica sulla distanza e senza pretese scientifiche sul talento dei due.

La storia ha spesso dimostrato che alcuni gruppi (e dischi) sono rimasti senza copie e sono scuola a sé, valgano su tutti gli XTC e “Screamadelica” dei Primal Scream. Il secondo singolo dell’album (“Passer by”) è già uscito e chissà quanti ancora ne usciranno a riempire strade, case, club e negozi. Oltre a “Gangster Blues” non sarebbe male anche “The Forgotten”, un brano secco e palpitante oppure “The Means” con quel riff di chitarra sentito 1000 volte che pare preso pari pari da una canzone dei Cure o dei Mission.

A febbraio saranno in Italia per un po’ di date dal vivo.

Visto che in rete e non solo si è aperta la caccia a trovare il significato dei testi è anche l’occasione giusta. Qualcuno chieda loro che accidenti vuol dire “…and right now Babylon de pon me case” preso dal refrain di “Big City Life”. Pare che “Babylon” nello slang sia la Polizia, che…forse crea problemi?