[John McLaughlin] John McLaughlin plays Bill Evans – Time Remembered Artista/Gruppo: John McLaughlin
Titolo:

John McLaughlin plays Bill Evans - Time Remembered

Etichetta: Verve
Web site: www.vervemusicgroup.com
Codice: ---------------
Recensore: Sabino Monterisi
Pubb. il: 19/09/2004
Copyright: Sabino Monterisi o per www.music-on-tnt.com

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Un caro saluto a tutti i lettori. Eccoci ancora una volta ad occuparci di buona musica, di quella con la M maiuscola.

Questa volta prenderemo ad esame un disco molto raffinato, interamente acustico, eccelsa creazione del genio di John McLaughlin dal titolo "Time Remembered", con musiche di Bill Evans. I musicisti che vi partecipano sono, appunto, John McLaughlin coadiuvato da un quartetto di chitarre ed un basso acustico, di origine spagnola.

Una breve introduzione sugli odierni protagonisti.

John McLaughlin. Praticamente ha suonato con tutti i più importanti musicisti, difficile enumerare le sue partecipazioni un po' dovunque e quelle dei suoi colleghi sui suoi dischi. Musicalmente si forma negli anni '70 attraversando diversi periodi musicali, alternando momenti acustici ad altri elettrici. Il suo fraseggio è spigoloso, complicato, spesso di difficile interpretazione, forse anche a causa del suono, piuttosto percussivo, con largo uso del plettro. È dotato comunque di un linguaggio colto ed affascinante, pesantemente influenzato dal periodo migliore della musica rock e dalle numerosissime esperienze vissute con altri musicisti di calibro, una per tutte Miles Davis. Da qualche anno a questa parte è solito utilizzare strumenti acustici in luogo di quelli elettrici, con grande e positivo riscontro di critica e di pubblico.

Bill Evans. È stato e sarà sempre, a mio avviso e come affermato su queste stesse pagine , uno dei più importanti esponenti della musica jazz. Il suo approccio alla musica, intimo e personale, rendeva il suo fraseggio riflessivo e melodico, diverso da quello dei suoi colleghi.

Il suo linguaggio, intriso di citazioni classiche, era più teso all'introspezione che alla semplice e classica esposizione armonica - melodica. Per intenderci, Bill Evans rifuggeva la classica figura del pianista necessariamente tecnico, lo strumento da lui suonato perdeva la tipica meccanicità "tasto - martelletto -corda" assumendo connotazioni più morbide, legando e modulando le frequenze delle corde del piano.

Comunque, a prescindere da considerazioni di carattere tecnico, Bill Evans era dotato di un senso melodico unico, impareggiabile, tanto che, nel corso delle sue esecuzioni e registrazioni, il più delle volte, le note perdono il consueto ruolo armonico o melodico e si fondono in un unicum affascinante. Va da sé che il terreno preferito del pianista erano le ballate, che solamente le sue mani potevano impreziosire a tal punto. Anche il suo curriculum è ricco di illustri partecipazioni, una per tutte con Miles Davis nel mitico "Kind of Blue", e ritengo illuminanti le parole di Miles stesso: "Bill Evans suona il piano così come dev'esser suonato".

Come tutti i più grandi musicisti, anche Bill Evans era caratterialmente fragile, indelebilmente segnato dalla prematura morte del giovanissimo amico - bassista Scott La Faro, dalle altre gravissime vicissitudini personali e familiari, e dall'introduzione all'uso delle sostanze stupefacenti pesanti che minarono pericolosamente la sua salute rendendolo fisicamente ancora più fragile.

Ed ora finalmente il disco.

Si tratta di un piccolo capolavoro, un'opera dalla sostanza jazz confezionata classicamente. Mi spiego: John McLaughlin ha innanzitutto avuto il buon senso di onorare uno tra i più importati personaggi musicali di tutti i tempi, riproponendo la sua musica arrangiandola per chitarra, strumento diverso da quello per la quale è stata composta. Già questo sarebbe sufficiente agli appassionati del chitarrista e del pianista, tanto da realizzare degnamente una discreta operazione commerciale, ma c'è di più.

In questa registrazione John McLaughlin interpreta la musica di Bill Evans in maniera completamente antitetica alle versioni proposte dal pianista, arrischiando una forma completamente classica, sia come atmosfere che come armonizzazioni. In questo modo personalizza l'esperienza di Bill non sminuendo la sua opera, al contrario, la esalta, quasi a collocarla nella dimensione che era giusto assumesse e nella quale rende sicuramente il meglio, ex aequo con le versioni proposte dal pianista nel suo Bill Evans Trio degli anni d'oro 1959 - 1961.

Pertanto ritengo vada riconosciuto al grande John McLaughlin l'intuito di aver correttamente interpretato la musica di Bill Evans quale ideale e perfetto anello di congiunzione tra lo stile jazz e quello classico.

Il disco consta di 11 brani per un totale che supera di poco i 40 minuti, tutti i brani sono di Bill Evans eccetto uno. Come al solito, non vi descriverò i singoli brani, vi invito ad ascoltarli tutti, nella stessa maniera nella quale si vede un film, senza saltare le scene. Solamente così sarà possibile apprezzare le idee di Bill Evans e l'intuizione di John McLaughlin. Non posso comunque fare a meno di sottolineare gli arrangiamenti, che in " very early " sono assolutamente divini.

Sicuramente un capolavoro, vale appieno i 22 euro spesi. Buona fortuna per la ricerca.